Se capitate a Long Island - venti minuti in auto dall'aeroporto JFK di New York - e ve ne andate a spasso nel quartiere residenziale di Amityville, a un certo punto vi troverete di fronte a un bell'edificio di ispirazione coloniale. Ebbene, non entrate in quella casa, non aprite quella porta, non fate l'errore di George e Katy Lutz che nel 1975 cedettero al fascino della villa e l'acquistarono. Eppure, come scrive Olivier Le Carrer ("Atlante dei luoghi maledetti", traduzione di Mara Dompé, Bompiani, pp.136, euro 21,50), essa "era appesantita da un inquietante passato". Infatti un anno prima era stata teatro di una orribile strage familiare: Ronald DeFeo aveva ucciso i genitori e i quattro fratelli e sorelle, "spiegando in sua difesa che una voce proveniente dalla casa gli aveva imposto di agire in quel modo". Qualche brivido i Lutz lo provarono. Ma come si fa a dar retta a certi sinistri segnali quando ti trovi di fronte a un luogo così incantevole, a due passi dall'Atlantico e provvisto di una grande e funzionale rimessa per le barche? Fatto sta che la coppia, arrivata il 18 dicembre al 112 di Ocean Avenue, dove si trova la deliziosa abitazione, fece fagotto un mese dopo. I Lutz ne avevano abbastanza di "rumori di passi un po' ovunque, musica dalla cantina, nugoli di mosche, odori pestilenziali che si propagavano senza ragione, muri che trasudavano non si sa che cosa, sfioramenti di esseri invisibili e, per finire, il viso della sciagurata Kathy che sarebbe invecchiato di trent'anni in una notte". Agli orrori di Amityville lo scrittore Ray Janson dedicherà un libro che venderà milioni di copie. Seguirà, nel 1977, un film di Stuart Rosenberg, pieno di effetti speciali. Il primo: perché ce ne saranno altri cinque, compreso, nel 1982, "Amityville possession", diretto dal nostro Damiano Damiani. Ma c'è qualcosa di vero nella storia? A sentire gli ultimi inquilini più che di fantasmi si tratta di fantasie: e tuttavia folle di curiosi accorrono ogni anno a vedere la "casa del diavolo". Ma il "fumo di Satana" si fa sentire nei posti più svariati e il velista Olivier Le Carrer, studioso di storia della navigazione, ce ne offre una sorta di inventario, con tanto di dettagliate carte geografiche. Amityville rientra nella categoria di quei posti, "concreti" e, a un tempo, "alieni", dove si verificano fenomeni soprannaturali o comunque difficili da spiegare in termini razionali. Come il Triangolo marittimo che si estende tra Bermuda, Florida e Portorico - sì, il famigerato "Triangolo delle Bermuda" - e che, tra catastrofi aeree, drammi del mare e sparizioni nel nulla, inanella una serie di casi all'insegna del "perturbante". A cominciare dal mistero della squadriglia di cinque caccia della US Navy, volatilizzatasi il 5 dicembre del 1945 a nord delle Isole Bahamas. Che fine ha fatto il Volo 19? Buio fitto. Ma di enigmi irrisolti, in zona, ce ne sono tanti: qualcuno si è messo ad indagare, è tornato indietro negli anni, ha compulsato collezioni di giornali e messo insieme ben ottanta sparizioni di aerei e centonovanta naufragi nel corso di un secolo. Comunque, i sigilli infernali Le Carrer li imprime anche sui luoghi fortemente sconsigliati a causa delle condizioni naturali (dal clima impossibile ai ribollenti vulcani, dalla terra incoltivabile alla fauna sinistra) e su quelli resi invivibili dall'azione distruttiva dell'uomo (dagli inquinamenti alla criminalità, dai terremoti finanziari alle dispute di confine non risolvibili). L'elenco è lungo e comprende quaranta sgradevoli siti. Si parte dal "cuore della vecchia Europa" e si arriva "sotto il soffio dell'Atlantico", dopo aver visitato di tutto e di più. Qualche esempio? Tra Calabria e Sicilia, tra gli umori di due masse di acqua antagoniste, il Tirreno e lo Jonio, ecco Scilla e Cariddi, voraci mostri marini sin dai tempi di Omero e che ancor oggi rendono la navigazione "un'esperienza appena più confortevole che ai tempi di Ulisse"; in Kenya, vi accoglie (?) la bidonville di Kibera, un vero e proprio agglomerato (dis)umano, una "cloaca non repertoriata" , trecentomila disperati per chilometro quadrato, nessun albero, una distesa infinita di tetti di lamiera, nelle case dieci persone per stanza; nelle Isole Flannan, al largo delle Ebridi esterne, vi aspetta il faro di Eilean Mor, con le sue storie di lanterne spente, di guardiani che spariscono, di vento urlante intorno agli scogli, di diari di bordo pieni di annotazioni strane e inquietanti, che alludono a ultraterrene minacce, a un "qualcosa" che sta per precipitarti addosso, come in un racconto di Lovecraft... C'è da viaggiare: la Valle dei Re, in Egitto, aureolata da millenni di storia e da un altrettanto fastoso immaginario, tra suggestioni e maledizioni faraoniche; il Golfo di Aden, tanto bello con le sue "tinte da cartolina", ma sconsigliato al turismo internazionale per le scorrerie dei pirati somali; il mausoleo di Gur-i-amir che, a Samarcanda, garantisce il riposo al capo mongolo Tamerlano, immortalandone i sanguinosi fasti; Capo York, penisola all'estremo nord del Queensland australiano con l'incubo dei suoi coccodrilli di mare, lunghi sette metri, e ghiotti di squali tigre... Non vi basta? Nei paesaggi lunari, a sud del Mar Morto, potete fare una passeggiata a Siddim, la biblica Sodoma distrutta dal fuoco piovuto dal cielo, dando ogni tanto un'occhiata in alto. Non si sa mai...
Attenti a quei luoghi maledetti
La casa della strage di Amityville, i misteri del Triangolo delle Bermude e di Scilla e Cariddi. Le Carrer realizza un "Atlante" dei 40 siti da evitare in giro per il mondo
