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«Siamo i Dear Jack. Ecco la nostra storia»

Oggi tutto esaurito al Palalottomatica «Gavetta dura, non avevamo soldi per la benzina» VIDEO I Dear Jack ospiti de Il Tempo prima parte - seconda parte

La semplicità è un misterioso involucro che rischia di squagliarsi sotto il sole ottobrino. La vera preoccupazione dei Dear Jack, poche ore prima del concerto tutto esaurito al Palalottomatica, è che il dolce contenuto nell’incarto non si rovini: è il compleanno del bassista Alessandro Presti, e non c’è da festeggiare solo quello, ma anche un tour da 15 date e un doppio disco di platino da 100mila copie per "Domani è un altro film (prima parte)", album d’esordio per la band rivelazione di "Amici". Sono venuti a trovarci in redazione (l’intervista completa in video su www.iltempo.it). Eccone alcuni passaggi. La vera gavetta. Il cantante Alessio Bernabei: «Ho fatto il parrucchiere con mio fratello tra la seconda e la terza media: lavavo teste e spazzavo per terra. Poi l’idraulico: il capo mi ha licenziato dopo 17 giorni perché lui sgobbava e io perdevo tempo al telefonino con la mia ragazza e gli ho perso attrezzi per un valore di 300 euro. Ora mi rispetta. Infine ho fatto il barista, ma non sono portato per i lavori manuali». Il chitarrista Lorenzo Cantarini: «Anch’io ho fatto il barista in un pub, il cameriere in un catering, ho zappato la terra. Lavori che mi hanno insegnato molto. Ma ho fatto anche il modello». L’altro chitarrista Francesco Pierozzi: «Ho raccolto i pomodori, e poi sono stato impiegato come manovale. Mi sono licenziato, correndo un grande rischio, per affrontare i provini di "Amici"». Il bassista Alessandro Presti: «Lavoravo nella serigrafia di mio zio, per tirare su qualcosa». Il batterista Riccardo Ruiu: «Ero un asso come fattorino di pizze a domicilio, e animatore per bambini. Il mio personaggio era uno dei Teletubbies, ma il costume non era originale, avevo in testa un casco giallo e i piccoli mi ficcavano le patatine nei buchi per gli occhi». Gli esordi . «Fino all’anno scorso facevamo anche 300 km per suonare gratis nei locali, e spesso discutevamo su chi fra noi dovesse pagare la benzina o il casello dell’autostrada. Ma la passione per la musica ci spingeva avanti. E la verità che mettiamo nel suono è la stessa di quando ci esibivamo davanti a cinque spettatori». Il successo. «Affacciandoci dal buco nel telone dietro i palchi dell’Olimpico o di San Siro, dove eravamo ospiti dei Modà, per poco non sveniamo vedendo sessantamila persone. Poi, una volta lì sopra, scatta una sorta di trance e mettiamo in circolo l’energia. Ma l’emozione più grande è stato il debutto del nostro primo tour, sabato scorso a Forlì. E ora Roma!». La scaletta dello show. «Oltre ai nostri brani ci cimenteremo con cover di U2, Oasis, Maroon 5, Script, Michael Jackson, Coldplay. E classici italiani: Pooh, Celentano, Baglioni, Battisti, Elisa. E "Arrivederci" di Bindi. È il serbatoio delle tante cose provate in una stagione di "Amici", ed è in parte una sfida che mostra la nostra inclinazione rock, e anche una testimonianza, la proposta alle generazioni più giovani dei capolavori di un passato lontano dalle loro sensibilità». I progetti. «Tutti dicono che andremo a Sanremo, ma Conti non ha ancora ascoltato il nostro pezzo, uno di quelli che stiamo registrando per "Domani è un altro film (seconda parte)", il disco che uscirà all’inizio del 2015. Se non andremo al Festival? Chiederemo a Conti di ospitarci a "L’Eredità"! Intanto ci godiamo il privilegio di essere nella colonna sonora della fiction "Che Dio ci aiuti". Che ansia, guardandola in tv! Il nostro brano "Breezin’ out the door", che ne è la sigla, arriva dopo mezza puntata o quasi! Ci siamo chiesti: non è che l’avranno tagliato?». Il messaggio. «La nostra musica non è politica e non lo sarà mai, anche se vorremmo vivere in un Paese più giusto, dove vinca la meritocrazia, e i ragazzi possano avere un futuro. Ma è già importante che i Dear Jack lascino suggestioni nell’aria e facciano stare bene la gente. Qualche tempo fa siamo rimasti molto colpiti visitando un ospedale pediatrico nel Veneto, dove c’erano piccoli malati di leucemia. Il loro sorriso non ha prezzo, altro che l’insoddisfazione consumistica per l’ultimo modello di smartphone. Un’altra volta siamo rimasti sbalorditi quando abbiamo letto di un ragazzo, un nostro fan, che era in coma e si è risvegliato ascoltando il nostro disco. Ecco, questo dà un senso al nostro lavoro. Un giorno ci farebbe piacere intraprendere un tour in Africa, per i bambini che non hanno nulla da mangiare». Le ragazze. «Siamo tutti e cinque single perché siamo...esigenti, non perché ci piaccia fare i conquistatori. In ogni caso, viva le ragazze! Dopo ogni concerto scatta il "firmacopie" per chi ha acquistato il nostro cd nel palazzetto od online (http://bit.ly1rne.DMn.) L’altra volta c’erano 1300 fans, e noi abbiamo firmato tutto. E ringraziamo chi in quella coda ci ha portato le barrette di cioccolato, perché a un certo punto l’adrenalina era esaurita, ahahah».

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