«Vogliamo mettere in scena l’Aida il 27 novembre». «Chiediamo il ritiro dei licenziamenti». «Siamo pronti a occupare il Teatro dell’Opera». È questo il grido di battaglia che viene dai lavoratori del Costanzi, colpiti nei giorni scorsi dalla procedura di licenziamento messa in piedi dal sovrintendente Carlo Fuortes. Ieri mattina sindacati e lavoratori hanno dichiarato guerra ai licenziamenti e sono pronti a far partire una mobilitazione che coinvolgerà presto l’intera città. «Io sono una cantante, la mia vita è salire sul palcoscenico - dice Lorella Pieralli, sindacalista della Fials e corista - Il fatto che il sindaco Marino e il sovrintendente Fuortes pensino di cancellare l’Aida ci getta nella disperazione, noi vogliamo portarla in scena assolutamente. Se questa governance e il sindaco non sono in grado di trovare un direttore d’orchestra ci pensiamo noi». Non va tanto per il sottile neppure la Cgil di Claudio Di Berardino. «Bisogna licenziare il sovrintendente Carlo Fuortes, è lui il responsabile di quanto sta accadendo. La Giunta e il sindaco Marino lo stanno proteggendo - dice il segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio - Muti è stato cacciato non dai lavoratori ma dal sovrintendente perché Fuortes non riusciva a trovare sponsor e nuove sovvenzioni. Perché il sindaco di Firenze ha offerto al Maestro Muti delle opportunità che il sindaco Marino non è riuscito a dare? Perché non vengono fuori le lettere che il Maestro Muti ha inviato in Campidoglio?». Domande che restano ancora senza risposta. Come quelle che si fa il segretario generale Uil Roma e Lazio, Pierpaolo Bombardieri. «Il sindaco di Roma - sostiene Bombardieri - che ormai occupa le stanze del ministero può benissimo occupare anche le stanze dove verificare la responsabilità di chi, in questi anni, ha portato il Teatro dell’Opera di Roma in questa situazione, a partire da De Martino, Vespa, Alemanno e l’attuale cda». Non si è fatta attendere la risposta di Bruno Vespa, vicepresidente dell’Opera dal 2010 all’autunno dell’anno scorso. «Finora mi sono astenuto rigorosamente dal commentare le vicende dell’Opera di Roma per un doveroso fairplay - risponde Vespa - Ma non posso accettare che il segretario della Uil Lazio, forse per un difetto di informazione, mi chiami in causa per il dissesto del teatro. Mi permetto di ricordare che la passata gestione, pur non ripianando i debiti di quelle precedenti, ha chiuso per la prima volta in pareggio i bilanci (certificati) del 2010, 2011 e 2012. Fino al settembre del 2013, quando presentammo l’ultima stagione, il sovrintendente e il direttore generale assicurarono al consiglio d’amministrazione e al collegio dei revisori che anche il quarto anno sarebbe stato chiuso in pareggio». Questo, «tacendoci che nel corso dell’anno erano già state accumulate perdite comunque inferiori a quelle finali, dovute a un drastico taglio dei contributi locali e degli sponsor romani che, ieri come oggi, dovrebbero semplicemente vergognarsi. E questa omissione, come ho detto all’ex sovrintendente, è molto grave. Perciò, a ciascuno il suo. Degli illustri voltagabbana dell’Opera di Roma mi occuperò nel mio prossimo libro». Per tutti la parola d’ordine è ritiro dei licenziamenti. «Abbiamo bisogno di tenere alta l’attenzione - conferma Mario Bertone, segretario generale Cisl Roma e Lazio - Vogliamo un confronto con Roma Capitale e chiediamo il ritiro dei licenziamenti. Qui c’è qualcosa che non funziona e il sindaco ci deve dire chi sta mentendo. Anche sull’eventuale occupazione del teatro si dovrà e potrà discutere. Ma bisogna ripartire dal piano di risanamento del teatro per puntare sulla crescita della produttività». Mentre i lavoratori scendono in piazza, Carlo Fuortes va all’Auditorium Parco della Musica in veste di amministratore delegato della Fondazione Musica per Roma. C’è la nuova stagione da presentare. In una delle poche strutture romane col bilancio in attivo. «Il punto di riferimento per la programmazione dell’Auditorium resta il pubblico con le sue esigenze», spiega Fuortes. Diversi gli artisti che si esibiranno all’Auditorium, tra i quali Renzo Arbore, Fiorella Mannoia, Gino Paoli, Stacey Kent, Bireli Lagrene e Sarah Jane Morris. La nuova stagione, iniziata i primi di settembre con la rassegna «Jammin», proporrà un assortimento di concerti rock, pop, jazz, musica etnica e contemporanea. Tra le rassegne, «Carta bianca», in cui sarà coinvolto il trombettista Fabrizio Bosso con alcuni inediti. A novembre torna anche il «Roma Jazz Festival», con un progetto dedicato allo swing. A esibirsi saranno anche Dave Holland e Kenny Barron, Sound Prints, Anthony Strong Band e la Massimo Nunzi Orchestra Operaia. La kermesse contemporanea darà spazio a produzioni di respiro internazione come Ute Lemper, Peter Eotvos, Kaija Saariaho, Tristan Murail. A dicembre sarà, invece, in scena il «Festival del Sassofono» che ospiterà anche l’Orchestra Jazz del Conservatorio di S. Cecilia diretta dal Maestro Paolo Damiani, Dino e Franco Piana e Fabrizio Bosso.
«Aida andrà in scena lo stesso»
Musicisti e coristi del Costanzi vogliono proseguire l’attività: «Se Fuortes non ritira i licenziamenti occupiamo il teatro»
