Se non verrà ritirata la procedura per il licenziamento collettivo di coro e orchestra del Teatro dell’Opera di Roma «avremo uno scontro senza pari, e chi avrà più costanza l’avrà vinta, perché noi non ci mettiamo nella logica di perdere questa partita. Non faremo passare questi soprusi che non hanno fondamento e sono odiosi». Mario Bertone, segretario generale della Cisl di Roma e Lazio si prepara alla «dura mobilitazione» contro il licenziamento di 180 musicisti e coristi del Costanzi che partirà questa mattina con un’assemblea unitaria in piazza Gigli «dove decideremo quali saranno le prossime azioni». Lo faranno insieme, Cgil, Cisl e Uil, perché al di là delle divisioni che le rappresentanze hanno avuto in teatro «da tempo lavorano insieme nel Lazio su tutta una serie di partite». E adesso c’è quella del Teatro dell’Opera che proprio «non vogliamo perdere perché siamo di fronte a un atteggiamento illogico e provocatorio. Avevamo condiviso il piano industriale - ricorda Bertone - d’accordo con il sindaco e la fondazione. È successo a luglio, non così tanto tempo fa». Oggi sarà solo l’inizio di un «autunno di mobilitazione» che diventerà una «vertenza decisiva» per il Teatro dell’Opera di Roma e per tutto il mondo della cultura. Perché la partita «non può finire così, e se Marino non abbandonerà la strada del licenziamento collettivo, andremo avanti anche noi. È il sindaco che ha aperto la guerra ai lavoratori e al sindacato. È lui che sta incendiando i pozzi». Claudio Di Berardino, segretario generale della Cgil Roma e Lazio, è netto e risoluto sulla vicenda del Teatro dell’Opera di Roma, convinto che «questa non può essere la Roma di domani», quando «dai musicisti del Costanzi si passerà ad altre aziende e agli operai. Il modello che Marino ha in testa deve cambiare. Se loro vanno avanti, anche noi lo faremo». Le emergenze della cultura a Roma, però, non sono finite qui e coinvolgono anche la vicenda dello sfratto del Teatro Eliseo. «Di fronte al clamore mediatico creatosi in merito alla procedura di sfratto attualmente in corso ai danni dell’attuale Gestore del Teatro Eliseo, la Società Eliseo immobiliare srl, proprietaria dell’immobile, non può rimanere in silenzio». È quanto si legge in una nota di Eliseo Immobilare Srl. «La prima forma di cultura che abbiamo tutti il dovere di osservare in quanto cittadini italiani è la cultura della legalità, il rispetto delle norme e degli accordi. Al di fuori di questo quadro non può esistere alcuna cultura né, del resto, alcuna società civile. È fatto acclarato che l’attuale gestore del Teatro Eliseo non ha rispettato né la legge né i patti con la proprietà». «Lo stato dell’immobile evidenzia come la presente gestione - si denuncia - abbia causato, protratto e/o consentito una situazione nella quale non era più garantita la sicurezza dei luoghi in violazione della legge e con possibili rischi dei tanti lavoratori e professionisti che operano nel Teatro nonché del pubblico. La Eliseo immobiliare srl, in nome della legalità e della cultura non può più tollerare questa situazione ed è per questo - si specifica - che si è determinata a intraprendere la procedura di sfratto. Ciò non significa che la Eliseo immobiliare srl abbia inteso rinunciare al Teatro Eliseo inteso come luogo di cultura. In questo senso la Eliseo immobiliare srl vuole rassicurare i lavoratori e i professionisti a vario titolo coinvolti».
I lavoratori dell'Opera: «Da oggi sarà guerra»
Intanto all'Eliseo si va verso lo sfratto. I proprietari: «Continueremo a fare cultura»
