«Impugneremo l’atto di licenziamento». Con queste parole alcuni lavoratori del Teatro dell’Opera di Roma si scagliano contro il licenziamento dei 182 membri del coro e dell’orchestra. E non finisce qui. La Cgil chiede anche le dimissioni del sovrintendente Fuortes. Ieri, nel frattempo, un centinaio di lavoratori si sono ritrovati davanti all’ingresso della struttura per protestare. L’indignazione contro la politica, «che ha dimostrato tutta la sua incapacità nel gestire la situazione», e contro i sindacati («Non vi perdoneremo più»), l’hanno fatta da padroni in una mattinata dominata dallo sfogo e dalla disperazione. Per Pasquale Carlo Faillaci, della Slc Cgil, «i sindacati tutti hanno chiesto mille volte di avere un incontro per risolvere i problemi. Questo sistema vive di risorse pubbliche e quando c’è un taglio che negli anni si abbatte sui teatri, tutti i teatri vanno in fallimento e se la soluzione è la chiusura il disegno è completo: ti tolgo i soldi, ti metto in crisi e poi ti chiudo. È un disegno politico perverso che sta conducendo questo Teatro alla massima espressione di disperazione di una classe politica che non sa quello che fa. Faremo delle iniziative, non può finire qui». «Non veniamo da alcun flop, ci hanno licenziato dopo una tournée trionfale a Tokyo con il maestro Riccardo Muti, stavamo preparando un’Aida stupenda. Il ricorso alle cooperative sarebbe la fine, la qualità peggiorebbe, al Petruzzelli di Bari hanno tentato con quel modello e sono già tornati indietro». Così Nicoletta Tasin, corista dell’Opera che ha portato anche i suoi due figli piccoli alla manifestazione. «Marino dica perché, veramente, Muti si è dimesso». Così, il segretario regionale della Uil Pierpaolo Bombardieri, relativamente alla situazione del teatro dell’Opera. Bombardieri ha ribadito che «i licenziamenti annunciati sono inaccettabili e sono stati oltretutto decisi con un metodo che non possiamo assolutamente prendere in considerazione. Ci aspettavamo - prosegue - che l’amministrazione comunale desse seguito al piano di riorganizzazione che era stato condiviso dalla maggior parte dei lavoratori del teatro, invece, quel piano è stato improvvisamente messo in discussione. Domani ci incontreremo con gli altri sindacati per decidere cosa fare. È chiaro, però, che a pagare non possono essere sempre i lavoratori: qualcuno dovrà assumersi la responsabilità politica di quanto accaduto». «Per il teatro dell’Opera non ci aspettavamo un percorso così duro e drammatico. È un fatto inaudito licenziare l’orchestra e il coro di un teatro così importante. Un danno per 182 famiglie e per la Capitale». Così, il segretario regionale della Cisl Mario Bertone. Per il futuro, «chiederemo un incontro al sindaco e metteremo in campo ogni iniziativa unitaria per scongiurare i licenziamenti annunciati».
L’urlo dei sindacati «Fuortes vattene»
I lavoratori chiedono le dimissioni dei vertici e annunciano imminenti battaglie legali
