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«Il futuro è in due poli»

«La legge Bray è stata scritta per la chiusura di alcuni teatri». A sostenerlo è Nicola Colabianchi, direttore d’orchestra, ex membro del consiglio d’amministrazione ed ex direttore artistico del...

«La legge Bray è stata scritta per la chiusura di alcuni teatri». A sostenerlo è Nicola Colabianchi, direttore d’orchestra, ex membro del consiglio d’amministrazione ed ex direttore artistico del Teatro dell’Opera di Roma. Secondo il direttore, la legge ha istituito in fondo per sanare i deficit delle fondazioni lirico-sinfoniche. Ma se il deficit complessivo è di 300 milioni, perché si finanzia la legge solo con 90 milioni?». Secondo Colabianchi la strada da intraprendere è un’altra. «Si dovrebbero prevedere allestimenti più agili e meno costosi - prosegue il maestro - In questo modo si potrebbrero prevedere più titoli, più ricambio nel cartellone e maggiori incassi. Quando ero direttore artistico la mia filosofia è stata proprio questa e devo dire che sono stato ripagato»l. A prendere la parola è anche Federico Mollicone, responsabile nazionale Comunicazione di Fratelli d’Italia. «Questa è un’operazione che risponde a logiche oscure - attacca Mollicone - l’obiettivo è quello di creare un unico polo culturale romano costituito da Auditorium, Accademia di Santa Cecilia e Teatro dell’Opera. A questo polo romano verrebbe contrapposta la Scala di Milano». Secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, quest’unico polo andrebbe a falsare l’intero sistema culturale romano. «Sarebbe un vero "monstre" - conclude Mollicone - e farebbe concorrenza sleale agli altri operatori del settore. Insomma a Roma si verrebbe a creare un vero monopolio della cultura».

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