Spettacoli Tv

I fantasmi dell’Opera: tutti a casa

Licenziamenti collettivi per orchestra e coro. Fuortes: ma non si chiude. Marino: così ripartiremo

Se fosse un film d’epoca sarebbe "Tutti a casa". Ma la decisione presa ieri dal CdA dell’Opera e dalla sua governance ha del clamoroso e non ha precedenti, almeno nel nostro Paese, che è quello del diritto e della lirica. Di fronte alle difficoltà ed alla perdita di immagine del Teatro dell’Opera in una affollata conferenza stampa in Campidoglio, di comune accordo il Sindaco Marino e il Sovrintendente Fuortes hanno delineato nella esternalizzazione di Coro e Orchestra la via da seguire per risanare i bilanci. Come dire che da oggi quasi duecento persone sono messe alla porta per licenziamento, in attesa che formino un nuovo soggetto giuridico per la ricostituzione, si intende su ben altre norme contrattuali, con la Fondazione Teatro dell’Opera. Chiare le parole di Marino, presidente del Teatro, che ha dapprima ricordato le vicende che hanno condotto alla drammatica decisione sottolineando la perdita al botteghino e la fuga degli sponsor (dai quali ci si aspettava quasi 6 milioni di euro per il 2015 e quasi 7 per il 2016), «Di fronte al disavanzo di 4,2 milioni di euro – dice il sindaco – abbiamo fatto i compiti a casa ed abbiamo guardato a modelli stranieri come quelli della London Symphony Orchestra o dei Berliner Philharmoniker. Il percorso che abbiamo scelto non è stato mai praticato nel nostro Paese prima d’oggi. Abbiamo pensato che questo fosse l’unico percorso per la rinascita del Teatro lirico a Roma. Il CdA ha approvato la esternalizzazione e il licenziamento collettivo di Coro e Orchestra che potranno costituirsi entro 75 giorni in associazione. Dal 1 gennaio 2015 avremo un nuovo coro e orchestra che saranno orgogliosi di far parte del Teatro. È un nuovo modello sperimentato in altre capitali che è innovativo per il nostro Paese». Ma il De profundis lo intona Carlo Fuortes: «Non è stata una scelta facile. La decisione è stata presa nell’interesse della collettività e dei lavoratori» e dopo aver fatto la cronistoria degli ultimi avvenimenti dal suo insediamento ai recenti scioperi di Caracalla prosegue: «C’era un’immagine disastrosa che si rifletteva sulla vendita dei biglietti. Dovevamo rientrare di un disavanzo di 4.2 milioni di euro, pena l’uscita dalla Legge Bray. Era impossibile tagliare il bilancio senza incidere sui costi di lavoro. Unico modo possibile per risparmiare erano la flessibilità e il minore costo. Il CdA ha dimostrato senso di responsabilità. Bisogna ora individuare un nuovo soggetto giuridico con cui svolgere i servizi. Non si trattava di trovare una soluzione qualsiasi, ma si doveva migliorare. Il modello è utilizzato a Vienna in teatri come l’An der Wien, a Parigi allo Chatelet, all’Opéra comique e agli Champs Elysées e può garantire la qualità necessaria. I contratti integrativi sono un freno alla qualità e allo sviluppo del Teatro lirico. Questo modello stimolerà la produttività. Non c’era altra possibilità». Peccato però che i Teatri citati da Fuortes non siano gli omologhi Teatri dell’Opera di altre capitali europee come il Covent Garden, l’Opéra di Parigi o lo Staatsoper di Berlino. Non rischia invece il ballo, ridotto ormai solo a 13 unità (!) a tempo indeterminato e neppure le centinaia di amministrativi, tecnici del Costanzi. «Ma la decisione – chiarisce Fuortes – è indipendente dalle turbolenze sindacali, nasce da una valutazione sulla funzionalità e sull’effetto economico». Il glorioso Teatro Costanzi si trova così da un giorno all’altro dimezzato (la legge citata in merito è la 223 del 1991). Circa duecento lavoratori di grande valore (ed altrettante famiglie) subiranno dunque il contraccolpo di questa decisione. Evidentemente le preoccupazioni dei sindacati più turbolenti non erano poi così peregrine. Ed ancora non è dato conoscere la entità della famosa pianta organica, demandata al nuovo Consiglio di indirizzo che si insedierà all’inizio di gennaio. «Scelta dolorosa ma inevitabile – ribadisce il sindaco – Avevamo tre possibilità: un rattoppo temporaneo, la chiusura e la strategia per una rinascita e rilancio come abbiamo fatto». «Il Comune di Roma – a ricordarlo è Fuortes - dà al Teatro il triplo di quello che il Comune di Milano dà alla Scala. E l’Opera di Parigi riceve dallo Stato 120 milioni di euro». Che davvero allora le responsabilità, che ricadono questi giorni sulle teste di violinisti e baritoni, siano da ricercarsi nella insensibilità della politica verso la cultura e la musica in particolare? Un commento a caldo viene dal Ministro Franceschini: «L'esternalizzazione di coro e orchestra è un passaggio doloroso ma necessario per salvare l'Opera di Roma e ripartire. Del resto la situazione era diventata talmente insostenibile da costringere pochi giorni fa il maestro Muti ad andarsene platealmente. Non dappertutto è successo questo e anzi con le stesse identiche regole altre fondazioni, come Scala e Santa Cecilia, hanno avuto buoni bilanci, crescendo di qualità sino a raggiungere i criteri per l'autonomia».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.