Spettacoli Tv

Miss Italia piace ma il format è vecchio

Buoni gli ascolti del 6%, il problema è rinnovare il concorso nato nel ’46. La reginetta Clarissa Marchese: «L’audacia è un potere per fare cose»

«Miss, mia cara miss...», cantava il vecchio Totò nel secolo scorso, vagheggiando il suo desiderio per una bellezza femminile incontrata per caso "a Messina, proveniva da Canicattì, prese posto sulla littorina che partiva gremita quel dì". Oggi, nell'era di internet e del web, quelle rime ingenue e semplici (ma divertenti) appaiono superate e la domanda centrale è: ha ancora senso inseguire le miss? La domanda viene naturale all'indomani della gara che ha eletto, domenica sera, trasmessa in diretta su La7, in prima serata e condotta da Simona Ventura, la nuova regina d'Italia, Clarissa Marchese. Ragazza siciliana, originaria della provincia di Agrigento, è nata a Sciacca, Clarissa ha venti anni, occhi e capelli castani ed è alta 1,78 metri. È iscritta alla facoltà di Logopedia a Parma ed aspira a lavorare con i bambini. Il papà Giuseppe ha una pizzeria, mentre la mamma, Marisa, è americana di origini siciliane. La ragazza è vissuta per due mesi in America. Il suo artista preferito è Fiorello, siciliano come lei. La sua canzone è «Meraviglioso» di Domenico Modugno ed il motto di Clarissa è: «Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di fare, incominciala. L'audacia ha in sé genio, potere, magia. Incominciala adesso». Una storia di una donna giovane, ma la Miss che c'entra? Guardando il programma su La7 domenica sera che pure ha raccolto un buon ascolto superando il milione di spettatori e raggiungendo il 6,46% di share, la domanda da porsi è: rappresenta ancora uno spettacolo per la tv la sfilata delle Miss nel 2014? A guardare la scenografia, la messa in scena, i tempi, sembrava di rivivere per certi aspetti la televisione degli anni Ottanta, liberatoria e vintage al tempo stesso. Ma venti e passa anni dopo. Del resto, la stessa natura di Miss Italia, nata prima dei reality, dei soap - talk pomeridiani, delle fiction e delle ospitate in tv, ha incarnato nel nostro Belpaese una occasione di riscatto e di bellezza, il controcanto ad un pudore cattolico che negli anni ’50 e ’60 l'Italia si portava ancora addosso. Una opportunità di mobiità sociale che oggi appare superata. L'attore bravo, il rapper, la bella soubrette, tutti loro che facevano parte domenica sera della composizione della giuria nella finale, sembravano lì per voler dare l'idea di rinnovare nella tradizione? Ma può la televisione rinnovarsi nella tradizione, può farlo un concorso che va in scena con una liturgia che è la stessa da sempre? Difficile rispondere, a vedere sembrerebbe di no. Anche se il risultato di oltre il 6% in una rete in gran parte ormai dedita all'informazione e quindi con un pubblico di settore, è sicuramente una sorpresa. Chissà, forse negli italiani, dopo tanti e lunghi anni di crisi economica e di mantra di parole per scacciarla, sta tornando la voglia dello svago, della spensieratezza, che arrivi con un prete buono, con dei vip tali e quali o con le ragazze in bikini, poco importa. Pur di distrarsi. Certo domenica sera, poco dopo mezzanotte, una cosa saltava agli occhi: mentre La7 trasmetteva le Miss, un concorso vecchio nella sua idea di decenni, Canale 5 riproponeva alcuni spezzoni di antiche puntate del Maurizio Costanzo Show (che è stato un gran bel programma). Come se la tv contemporanea fosse rimasta incastrata tra un format antico, le miss come misura della bellezza, e le teche di archivio. Tra videoteca e ripetizione. Pigrizia, forse. O forse è proprio questa la natura stessa del mezzo, narrare senza inventare, perché nell'etere - ora nel digitale - nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma. In fondo, lo cantava con decenni di anticipo anche il genio di Totò: «Al mio sguardo ben chiaro e palese / non rispose ne no, e ne si./ Allora io, col mio nobile inglese / sottovoce le dissi così: Miss mia cara Miss / nu cuoppo allesse io divento per te /Miss, mia dolce Miss /scaveme a fossa ca io moro per te».

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