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Torna Giacomo con i suoi versi

Mario Matrone torna a Venezia dove aveva esordito negli anni Novanta con "Morte di un matematico napoletano" subito premiato con il Gran Premio della Giuria. In seguito ha continuato in vari festival...

Mario Matrone torna a Venezia dove aveva esordito negli anni Novanta con "Morte di un matematico napoletano" subito premiato con il Gran Premio della Giuria. In seguito ha continuato in vari festival con lo stesso successo, e quasi sempre premiato fino a vincere, pochi anni fa, ben sette David di Donatello, tra cui quello per il miglior film, con "Noi credevamo" sul nostro Risorgimento. Oggi, con "Il giovane favoloso", affronta un tema persino più arduo, Giacomo Leopardi, Una biografia, naturalmente, risolta però con felice intuizione, dal dato biografico commentato e quasi reso visibile attraverso l'opera in versi e la prosa dell'epistolario. Tutto è scandito con precisione, l'infanzia e l'adolescenza a Recanati sotto la ferula del padre che pure, nonostante la sua severità, grazie alla sua immensa e ben fornita biblioteca, era riuscito a impartire al figlio, già di per sé dotato, una educazione basata su una splendida cultura umanistica. Poi, i primi tentativi di ribellarsi all'autorità paterna, grazie all'influenza di Pietro Giordani, poeta e patriota. Quindi, il soggiorno a Firenze, con l'amore non corrisposto per quella dama frivola che era Fanny Fargioni Tozzetti. Concludendo con l'ultima meta a Napoli durante il colera del 1837 e una eruzione del Vesuvio, ospite dell'amico Antonio Ranieri che lo assistette nelle sue ultime ore. Episodi di una vita, non sempre risolti, con approccio felice nonostante la splendida fotografia tutte ombre e chiaroscuri del grande Renato Berta. Approfonditi però e addirittura vivificati non solo dalla sublime poesia di Leopardi ma da quelle lettere scritte in gran numero ad amici e parenti, ovviamente, si affidano all'italiano del tempo che, poi, trovata addirittura geniale, domina nei dialoghi dei singoli personaggi, riuscendo a farci sentire ad ogni battuta il profumo dell'epoca, superando perfino quello che le belle scenografie di Giancarlo Muselli e i costumi di Ursula Fatzak erano già riusciti a evocare. Si può così passar sopra a certi impacci dell'episodio fiorentino, dopo il lungo e felice episodio di Recanati e anche, se vogliamo, nonostante il fortunato passato di Martone, il disarmonico episodio di Napoli, quando si disperde nella proposta solo documentaristica del colera e in quel Vesuvio la cui eruzione, tra fuoco e stelle, non ha lo stesso fascino dei versi che Leopardi vi aveva dedicato. Sono però sempre questi versi che, filtrando i singoli episodi, li investono ora di fuoco ora di quel pessimismo ("le magnifiche sorti e progressive") contestato all'Autore persino come tradimento politico. Recita per noi questi versi stupendi Elio Germano di cui, quando non si ascolta la voce, si "leggono" quei versi sul composto vigore del volto, in aggiunta alle sue straordinarie doti mimiche. (Che riscattano l'inutile naturalismo di un personaggio gobbo e deforme).

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