Consumatum est. Vigilia attesa quella di ieri, giacchè oggi il Consiglio di Amministrazione del Teatro dell'Opera sarà in Campidoglio per decidere le future sorti del glorioso e storico Costanzi che dal lontano 1880 allieta gli appassionati romani di lirica e balletto. Ieri si è infatti riunita a Piazza Campitelli presso l’Assessorato alla cultura, convocata dal neoassessore Giovanna Marinelli, la rappresentanza delle quattro sigle dei sindacati dell'Opera (Uil e Cisl d'accordo con il piano della Sovrintendenza e Cgil e Fials fortemente contrarie) insieme a Carlo Fuortes. Così per la prima volta tutti si sono trovati intorno ad un tavolo. L'incontro per volere dell'assessore è aperto solo alle rappresentanze regionali e nazionali e non a quelle sindacali dell'azienda che vengono invitate quindi ad uscire, impoverendo il dibattito dell'apporto dei più profondi conoscitori dei problemi del teatro. Verso le 14 l'epilogo che sblocca l’ingarbugliata situazione e sospende le azioni di sciopero con la conseguente minaccia di liquidazione. Un passo ancora e forse sarebbe stato troppo tardi per tutti, con gravissimo ed irrecuperabile danno tanto per il Teatro, già indebolito nell'immagine in questi mesi di lotta, sia per l'incolpevole pubblico di appassionati. La Fials resiste sul fronte delle agitazioni, dichiara di "non firmare cambiali in bianco" e annuncia mobilitazione davanti al Campidoglio già oggi. Tutti gli altri sindacati (a Cisl e Uil si affianca la Cgil) firmano invece un comunicato col quale vengono calendarizzati incontri, si organizzerà un referendum tra i lavoratori a cui ci si adeguerà e il Comune si impegnerà a valorizzare il Teatro mentre si dichiara la sospensione degli scioperi. Con l'impegno a prendersi più a cuore le sorti del Costanzi da parte del Comune si disinnesca così anche la bomba ad orologeria della liquidazione coatta che oggi il Cda del Teatro avrebbe dovuto discutere in Campidoglio col Sindaco. Quest’ultimo si è detto "soddisfatto della posizione assunta dalla maggior parte delle sigle sindacali, che affida le proprie decisioni finali a un referendum dei lavoratori", annunciando la "conferma del piano che avevo stabilito e l'accesso alla legge Bray". Marino ha però sottolineato che "rimane grave che, rispetto alle nostre previsioni, nonostante il cambio del Cda e dopo aver sviluppato un piano aziendale per avere un milione di euro di attivo, per la stagione di Caracalla, la ferita inferta dagli spettacoli sospesi a causa dello sciopero ci porterà ad avere, anche per quest'anno una perdita. Lo sciopero ha certamente avuto delle implicazioni negative sugli aspetti economici e anche per l'immagine del Paese". Nel verbale controfirmato dalle parti si legge tra l'altro che "Roma Capitale ribadisce di giudicare il Teatro dell'Opera come una delle ricchezze della città e dell'Italia, come un valore assoluto, riconoscendo il livello internazionale e impegnandosi a creare le condizioni affinchè il Teatro sia adeguato al suo ruolo. Roma Capitale si impegna a continuare il confronto con le parti anche su loro richiesta in incontri periodici di verifica del raggiungimento degli obiettivi. Le parti condividono la necessità di definizione della nuova dotazione organica in linea e nel rispetto delle normative vigenti e finalizzat a al raggiungimento degli obiettivi ed al ruolo internazionale che il Teatro deve avere, a partire dal 26 agosto ed entro il 25 settembre attraverso un calendario condiviso di incontri tra la Fondazione e le Organizzazioni Sindacali". Nota Fuortes: "L'accordo di oggi è un passo decisivo ed importante per il futuro del Teatro dell'Opera". Tutto è bene quel che finisce bene dunque con plauso al neoassessore che ha saputo per il momento sciogliere il nodo gordiano. Anche se forse sarebbe bastato un maggior e più diretto dialogo tra le parti ed una più efficace comunicazione per evitare disagi ai romani e discredito al Teatro ed ai suoi lavoratori. Ora non occorrerà altro che tenere fede agli impegni presi ieri con tanta buona volontà da parte di tutti. Musica e musicofili ringraziano. Naturalmente restano preoccupazioni e dubbi (infatti un sindacato non si è associato) ma ormai davvero il più sembra fatto. «Il motivo della nostra preoccupazione - spiega Fabio Morbidelli fagotto dell' Orchestra - è che gli organici stabili del Teatro abbiano una consistenza paragonabile a quella dei Teatri lirici di una capitale europea. Siamo convinti che Roma lo meriti. Grazie anche alla presenza del Maestro Riccardo Muti il Teatro dell'Opera di Roma produce spettacoli ai massimi livelli internazionali e lo ha dimostrato a Salisburgo nel 2013 e a Tokyo nel 2014. Chiediamo solo che ci sia il numero corretto di persone per poter continuare su questa strada. Vogliamo difendere gli organici produttivi del Teatro a partire da quelli in maggior sofferenza con particolare attenzione al corpo di ballo che ad oggi conta solo 12 elementi stabili». Come abbiamo sempre sostenuto, era solo con la mediazione di un terzo elemento che poteva ricomporsi la disputa durata sin troppo e con toni spesso poco eleganti ed autolesionistici. Adesso finalmente si torni a parlare di musica e di danza.
Teatro dell’Opera salvo in extremis
La Cgil firma l’accordo. Scongiurata l’ipotesi della liquidazione. Marino: «Gli scioperi un grave danno d’immagine per il Paese»
