A volte è proprio solo alla fine del tunnel che si riesce ad intravvedere un piccolo barlume di luce. O, se si preferisce, la speranza è proprio l'ultima a morire. All'Opera di Roma è tempo di bilanci e di esami di coscienza: troppo sinora si è guerreggiato con mezzi leciti e forse anche illeciti, ma la guerra del fango, dei comunicati, delle mezze verità non gioca a vantaggio di nessuno, tanto meno di una istituzione blasonata come la Fondazione lirica di Piazza Beniamino Gigli. A prevalere devono essere ora solo il buonsenso e il rispetto dell'avversario per il bene comune. Ormai non solo si è infatti gravemente spezzata la unione sindacale dei lavoratori del Teatro (Cisl e Uil a favore del piano industriale imposto da Fuortes per il risanamento voluto dalla legge Bray, Cgil e Fials contrari), ma si sono alzati steccati di ingiustificati sospetti da reparto a reparto, con corpo di ballo, amministrativi e macchinisti contro l'orchestra (i cui rappresentanti aderiscono per lo più allo sciopero). Il dato nuovo è però positivo e concerne la convocazione fatta per stamattina alle 11 da parte del neoassessore Giovanna Marinelli a tutti i quattro sindacati (scioperanti e non) insieme al Sovrintendente Fuortes. Era in fondo una delle richieste degli scioperanti, infatti, quella di coinvolgere il Comune (o un suo significativo rappresentante) come testimone del (sinora impossibile) dialogo con la dirigenza. Saranno quindi finalmente oggi tutti intorno ad un tavolo e c'è proprio da sperare che vengano scongiurate altre iniziative sia di sciopero che di vessazioni minatorie. Siamo del resto davvero all'ultima spiaggia perché domani il cda dell'Opera in Campidoglio potrebbe decidere, Dio non voglia e sarebbe la prima volta a Roma, la liquidazione coatta del secolare Ente. Intanto tra i lavoratori si è avviata una raccolta firme per promuovere un referendum al fine di capire quanti siano davvero favorevoli al piano di riordino targato Fuortes (che però pochi conoscono sinora in dettaglio). Si registra intanto la dichiarazione al TG3 del primo flauto Carlo Macalli (pochi secondi da un originale di 9 minuti) che lo sciopero non è per aumenti ma per mantenere l'organico della orchestra necessario alla qualità. Ed è anche da riferire che i buoni pasto, di cui in una intervista ha parlato il sovrintendente in risposta ad una dichiarazione del violino di spalla, fanno parte integralmente dello stipendio ma soprattutto che una prima parte dell'orchestra non è impegnata solo nei giorni in cui suona effettivamente, ma che ha l'obbligo di studi quotidiani per mantenere un alto livello tecnico e di rendersi sempre reperibile per eventuali sostituzioni improvvise di un collega. Insomma il messaggio che proprio non deve passare è che i musicisti siano lavativi, perché al contrario è loro chiesta la massima disponibilità di orari tra prove e recite, senza contare lo studio giornaliero allo strumento necessario per il livello esecutivo. Così oggi sarà il giorno decisivo anche per conoscere i dati del piano industriale di Fuortes e la pianta organica. In altre parole sarà più chiaro quale Teatro dell'Opera ci troveremo dinanzi nel prossimo futuro: quello della capitale della Repubblica Italiana o semplicemente ad un teatrino lirico di provincia. Quello presentato a marzo ai sindacati non era difatti il piano industriale ma solo le sue linee guida. Basterebbe forse ripartire da quell'accordo di massima firmato da tutti, compreso lo stesso Fuortes, il 28 febbraio e invece disatteso sinora. L'organico di cui si era sinora parlato di 631 persone, compreso tutti i settori (orchestra, coro, corpo di ballo, macchinisti ed amministrativi) può essere un buon punto di partenza per la trattativa che si spera riparta questa mattina. C'è però da aspettarsi da Fuortes un cenno di distensione e la volontà di addivenire ad un accordo stabile, assicurando con i fatti e non solo con le parole, che non esistono preconfezionati piani destabilizzanti della politica nei confronti del Teatro e che il futuro del Costanzi sta davvero a cuore alla nuova governance romana. Personalmente confido molto nell'equilibrio e nella capacità diplomatica di Giovanna Marinelli che durante la sua direzione dell'Ente Teatrale Italiano ha dimostrato doti manageriali e di trattativa non comuni. Bisognerebbe poi anche spiegare al neo Sovrintendente, chiamato per la sua abilità, a far quadrare i conti del Teatro di Piazza Gigli, che certamente è apprezzabile vantare gli incassi record di qualche serata a Caracalla, ma che questo non deve mai andare a scapito della qualità. Insomma ok al tutto esaurito di Roberto Bolle per una magica serata di grande danza (anche se è al suo quarto anno consecutivo), molto meno bene se a fare incasso è un discutibile Barbiere che svilisce il genio di Rossini e la tradizione di un Teatro nazionale come il Costanzi. Insomma la quadratura del cerchio è l'incasso unito e non disgiunto alla qualità. Questo è l'augurio sincero che facciamo al teatro che ai melomani romani sta più a cuore.
Opera, il Comune gioca l’ultima carta
L’assessore Marinelli convoca sindacati e sovrintendente Senza un accordo in queste ore si va verso la liquidazione
