C’erano una volta il Festivalbar e il Disco per l’Estate. Oggi, per far restare sintonizzato il pubblico giovane sulle canzoni che accompagnano la buona stagione, c’è il Coca-Cola Summer Festival. Che stasera, con un’imbarcata di altri ospiti big sul palco di Piazza del Popolo (da Fiorella Mannoia a Emis Killa, da Francesco Renga a Noemi, da Gigi D’Alessio a Jarabedepalo e via elencando) chiuderà le quattro "parate" pop presentate da Alessia Marcuzzi, Angelo Baiguini e Rudy Zerbi. In tv su Canale 5, (e su Rtl 102.5), il frullatone si potrà gustare ogni venerdì di luglio, dal 7 al 28. Siamo andati a fare un giretto nel backstage per due chiacchiere con alcuni protagonisti. Ecco quello che hanno raccontato a Il Tempo , tra notizie e riflessioni. Noemi. «Se rifarò The Voice? Chissà, non c’è due senza tre. In questa seconda edizione mi sono divertita molto di più, mi è piaciuto il rapporto con i ragazzi, che ho trovato di un livello più alto rispetto al primo anno. E avrei voluto lavorare con loro anche dopo il programma, ma hanno già tutti i loro manager...Spero che per The Voice 3 si torni a dare più peso all’elemento artistico che non a quello tv. Ok, Suor Cristina l’ha fatta vincere il pubblico, ma non è un mistero che in gara ci fossero cantanti più bravi. E vedo complicato che lei possa affrontare seriamente una carriera artistica tra tour e dischi: fa vita monastica, ha già una vocazione diversa dal canto. Quanto a me, mi godo i miei concerti con i pezzi di "Made in London", un disco che mi ha aiutato a mettere a fuoco le mie domande come donna e come artista. Sono diventata ancora più critica con me stessa. Non so se il mio prossimo disco sarà così elettronico, ma voglio alzare ancora il mio standard. E se dovessi fare un appello a un grande autore perché scriva una canzone per me, direi De Gregori. Quali sono le mie "nuove consapevolezze"? Beh, che puoi arrivare dove vuoi, ma un passo alla volta, senza correre. Altrimenti non ti seguono. Sanremo? Non credo proprio che andrò, ma mi auguro che stavolta abbia grande audience». Dear Jack. «Non ci aspettavamo davvero di conquistare un disco di platino un mese dopo la conclusione di "Amici". Stiamo comprendendo solo ora in che mondo siamo stati catapultati, ma prendiamo coscienza che la nostra musica stia arrivando alla gente. Noi crediamo molto nell’alchimia e nella compattezza che devono avere una buona band, e forse la nostra formula vincente è nelle diverse influenze di noi singoli componenti dei Dear Jack, prodotto di due diversi gruppi che si sono fusi insieme. Voi giornalisti giocate a creare rivalità con nostri colleghi più esperti, ma siamo solo onorati di essere ospiti dei Modà l’11 luglio all’Olimpico e il 19 a San Siro. Stiamo riarrangiando i pezzi per gli stadi, insomma siamo in competizione solo con noi stessi. Se ci piacerebbe fare Sanremo? È il nostro sogno, abbiamo già mandato la canzone a Conti, ma nessuno ci ha ancora invitato. Deborah Iurato, vincitrice di "Amici", ha detto che potremmo realizzare qualcosa insieme? Sarebbe un piacere, le vogliamo bene. Ma se dovessimo fantasticare su un duetto diremmo...Michael Jackson!». Dolcenera. «Con il mio nuovo singolo "Niente al mondo" spero di aver mostrato coraggio. Ho bisogno di crescere artisticamente. Stavolta ho prodotto e arrangiato tutto da sola, dall’elettronica a strumenti primitivi come i tamburi africani, fino all’orchestra. Quanto al video, nel girarlo tra le cave di Carrara, ho sentito una botta di energia. Non avrebbe avuto senso un video da "figa", come certe sexystar americane. E non voglio pubblicare subito l’album, che forse si chiamerà "Astronave musica": meglio far conoscere una canzone alla volta. Anche perché ogni giorno mi nascono nella testa nuove melodie e ho un mucchio di spunti per i testi: quante volte rileggo Pessoa. E quante volte rifletto sulla differenza tra sogno e speranza. Con quel ghigno duro, Monicelli diceva che la speranza è l’oppio che ti propinano dall’alto, in un Paese dove siamo sempre in attesa di un Messia. Neppure Renzi lo è, anche se lo scossone che ha provocato è salutare. Non mi piace quando vuole far credere che solo lui può risolvere le cose. Un sogno deve essere la comunanza d’intenti di un popolo». Tiromancino. «Non ci sentiamo "pressati" dal cliché del pop per adolescenti. Sarebbe una mossa suicida se rinunciassimo alla nostra "poetica" per imitare i nuovi idoli dei giovanissimi. E poi sono state proprio le radio a spingere i nostri pezzi: quando giro per strada con Linda, la mia bambina, la gente ci ferma per parlarle di "Immagini che lasciano il segno", che le ho dedicato. Lei ne è orgogliosa. A cinque anni, ama gli assoli di chitarra, vuole sentire Vasco, o quello che per lei è "nonno": Lucio Dalla. Un giorno vorrà diventare cantante di un gruppo hard rock come i Pantera, che io le facevo ascoltare quando era nella pancia di mamma Claudia. E io la seguirò in tour, da vecchietto, con il chiodo e un parruccone. Per ora affronto la nostra, di tournée. A Roma saremo il 28 luglio a Eutropia». Rocco Hunt . «Qui sul palco di Piazza del Popolo ho voluto fare un saluto a Ciro Esposito. Non sono tifoso di nessuna squadra, e credo che un ragazzo non possa morire per una cosa così futile come una partita. Di fronte a una tragedia simile non esistono bandiere, e spero che nessuno voglia davvero vendicarsi. Invito queste persone a non perdere la ragione dietro a calciatori strapagati, perché in Italia la crisi ci impone altre priorità. Fate l’amore invece di impugnare il coltello. Quanto a me, sono solo un diciannovenne che viene dal sud, alle prese con le discriminazioni della mia regione. E chi mi accusa di strumentalizzare la "Terra dei fuochi", dimentica che io sono molto attivo sul territorio, mi impegno per stare al fianco di una generazione che non può contare sul sostegno delle famiglie o delle istituzioni. Sono stato da Don Patriciello, vado in ospedale dai bambini malati di tumore. Una canzone non può cambiare il mondo, ma un sorriso vale qualcosa. Il mio futuro? Tengo i piedi per terra ma sogno un duetto con Giorgia. E non tornerò a Sanremo. Diventerei il rapper del Festival. Io appartengo a un’altra dimensione, devo continuare la gavetta. E poi non voglio far piangere di nuovo i miei genitori sotto il palco dell’Ariston».
Sussurri e grida dietro un palco
I protagonisti della kermesse si confidano a Il Tempo. Noemi: «Suor Cristina? C’erano talenti più bravi di lei». Rocco Hunt: nessuno cerchi vendette per Ciro Esposito
