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Il Valle okkupato tira le orecchie al sindaco Marino

Gli occupanti: "Non ci valorizzano". Mollicone: "Sgomberare lo stabile". Nei prossimi giorni l'incontro col ministro Fanceschini

Dopo tre anni di occupazione, il Teatro Valle è sempre nell’occhio del ciclone. Gli occupanti chiedono al sindaco di Roma Ignazio Marino di essere valorizzati, mentre altri politici chiedono lo sgombero dei locali per ripristinare la legalità. Tutti, però, sono d’accordo nell’urgenza di un confronto ufficiale e aperto per arrivare alla soluzione di una vicenda forse impensabile in qualunque altro Paese. Per questo nei prossimi giorni avrà ufficialmente luogo un incontro tra il sindaco Marino e il ministro Franceschini. Intanto un mese fa si è concluso un lavoro di consultazione voluto dall’assessorato comunale alla Cultura per una soluzione condivisa sul futuro del Teatro Valle. Oggi a prendere la parola sono proprio gli occupanti dello stabile. «Il nostro sindaco dovrebbe valorizzare il contributo che il Teatro Valle Occupato ha dato a questa città - si legge nella nota - Innanzitutto siamo felici di apprendere che il sindaco Marino non immagini "uno sgombero con i manganelli". Un buon amministratore dovrebbe riconoscere ciò che di innovativo e di buono viene dalla comunità che egli si prefigge di amministrare. Prendersi cura di un teatro del Settecento non è esattamente un atto criminale: un buon amministratore dovrebbe capire che a volte l’illegalità è una scelta ben precisa, una necessità, l’unico campo di azione in cui è consentito elaborare un’alternativa agli attuali modelli di politica culturale». Di diversa opinione è Federico Mollicone, membro dell’esecutivo nazionale di Fratelli d’Italia e già presidente della commissione Cultura di Roma Capitale. «Un primo importante passo verso la rinascita - sostiene Mollicone - sarebbe quello di restituire il prima possibile il Teatro Valle a tutti i cittadini romani attraverso una gestione e un bando pubblico per assegnare la direzione delle attività. Finora le autorità sono state complici di una vera e propria associazione a delinquere che da anni sta sottraendo deliberatamente un teatro e soldi pubblici alla collettività. A seguito delle denunce di Fratelli d’Italia, la Prefettura ha già delegittimato la fondazione che illegalmente prendeva lo stesso nome del teatro, ma ci chiediamo perché non sia ancora intervenuta per lo sgombero dello stabile. Alle istituzioni e alle autorità infine spetta fare il resto, dimostrando di non essere complici con questi ladri di cultura». Ma è proprio sulla spinosa questione del bando pubblico che gli occupanti dimostrano di avere idee radicalmente diverse. «Ci chiediamo - prosegue la nota degli occupanti - È possibile immaginare un progetto innovativo che coinvolga la cittadinanza e i lavoratori dello spettacolo e della cultura? Dov’è la partecipazione in un bando pubblico? Il bando pubblico si pone il problema della collaborazione tra questi soggetti e le istituzioni o serve solo a nascondere la ferita? Compito della politica dovrebbe essere quello di immaginare nuove forme, non solo quello di fare i guardiani della legalità». A questo punto, una cosa sembra imprescindibile. Non si può continuare a nascondere la testa sotto la sabbia. Roma e il suo patrimonio storico e culturale hanno bisogno di governo. «È un sollievo che anche il presidente dell’assemblea capitolina Mirko Coratti riconosca quanto Fratelli d’Italia dice - conclude Federico Mollicone - La cultura a Roma sta morendo e, così come stanno le cose, rischia di scomparire del tutto nel giro di pochi anni. Concordiamo con lui sulla necessità di convocare al più presto un Consiglio straordinario aperto per trattare i temi della cultura e dei beni culturali della città». Staremo a vedere.

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