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Quel risveglio dopo gli anni di piombo

di Massimiliano Lenzi C’era una volta l’estate romana, risveglio di una città che sul finire degli anni Settanta non ne poteva più del terrorismo e della cupezza di rinserrarsi in casa perché in...

C’era una volta l’estate romana, risveglio di una città che sul finire degli anni Settanta non ne poteva più del terrorismo e della cupezza di rinserrarsi in casa perché in giro regnava la paura. Voleva tornare alla vita e aprire le finestre, uscire di notte, liberata, per divertirsi. Cominciò da Massenzio, e da un’idea di Renato Nicolini, dalla Basilica, sui resti vivi della città imperiale caput mundi e da lì in poi quell’estate avrebbe cambiato le notti dei romani (e non solo). Oggi, in una Capitale afflitta dalla crisi come il resto del Paese, l’estate romana si restringe, e Ignazio Marino, il sindaco chirurgo, non batte un colpo per evitarlo. Bene, lo faccia. Trovi i soldi per non togliere a Roma e alla sua gente la pienezza di un valore aggiunto, un momento che ormai fa parte del tessuto sociale e della cultura stessa della città. Lo faccia e allarghi il cartellone, aumenti gli eventi, sia romano, il primo cittadino, tra i romani. Perché se in tempi di crisi economica la politica anziché tagliare ciò che non va risparmia sulle cose che funzionano beh, allora la politica sbaglia e deve cambiare. Ci siam riempiti la bocca, noi italiani, per un sacco di anni con il fatto che la cultura, il turismo e l’arte sono i nostri punti di forza e non abbiamo mai fatto granché - prime fra tutti la politica e la nostra classe dirigente - perché alla cultura, all’arte e al turismo arrivassero risorse, una centralità identitaria prima ancora che di svago. Forse nell’autunno dell’estate romana nell’era del sindaco Ignazio Marino si incastra un contrappasso decisivo, per i cittadini e per chi li amministra: scegliere bene. Marino può ancora invertire la rotta, può parlare alla Capitale, incontrare gli artisti, cambiare lo stato delle cose. Deve metterci la faccia e avere coraggio. Ci provi. Perché rassicurare a parole in Italia non serve più, servono i fatti. Un’ultima cosa, caro Sindaco: Roma è una Capitale, a livello di Londra, di Parigi, di New York. Governare Roma non è soltanto governare una città ma la città, il centro dell’Italia politica, culturale, decisionale. Entri in questa dimensione se ce la fa, esca dall’ordinaria quotidianità di un sindaco e sia sindaco di Roma. Una città dove l’estate, il cinema, la cultura hanno esportato e fatto conoscere il bello dell’Italia nel mondo, la dolce vita. Cambi, perché Marino non resti soltanto - nell’immaginario dei romani e della gente - un comune vicino alla Capitale dove fanno la sagra dell’uva e il cognome di un sindaco che ha ristretto l’estate romana.

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