Spettacoli Tv

Quel «Padre Nostro» non serviva

di Andrea Acali Le intenzioni erano senza dubbio le migliori, e l’idea in fondo non era male. Però la decisione di suor Cristina di celebrare la sua vittoria a «The Voice of Italy» con la recita...

Le intenzioni erano senza dubbio le migliori, e l’idea in fondo non era male. Però la decisione di suor Cristina di celebrare la sua vittoria a «The Voice of Italy» con la recita del Padre Nostro in diretta lascia un po’ perplessi. Perché in fondo ha «clericalizzato» in senso negativo la sua performance. La religiosa aveva già spiegato i motivi della sua partecipazione al talent show. Il suo messaggio era già arrivato ai giovani (e non solo): la fede, in particolare la fede cattolica, non è affatto una questione privata, triste, musona. La fede è fonte di gioia, come ama ripetere Papa Francesco. E la musica, il canto, sono espressioni di questa gioia. Un grande dottore della Chiesa come S. Agostino sosteneva che chi canta prega due volte. E suor Cristina, che forse non era la migliore del lotto dal punto di vista strettamente «tecnico», ha sicuramente fatto breccia nei cuori degli spettatori, con il suo sorriso, con la sua voce e, perché no, con il suo abito. «Io ho un sogno. La mia presenza sicuramente non porta me, ma porta Chi sta su, e il mio ringraziamento più importante va sicuramente a Chi sta Lassù - ha spiegato la religiosa - Il mio sogno è recitare un Padre Nostro insieme. Voglio che Gesù entri qua dentro» ha detto prima di iniziare la preghiera nello stupore (e nell’imbarazzo) generale. Era davvero necessario? Qualche dubbio rimane. Attenzione, non si tratta di vergognarsi della propria fede. Va detto chiaro e tondo che i cristiani, e i cattolici in particolare, devono lasciarsi alle spalle una volta per tutte il complesso di inferiorità imposto dalla cultura secolare che vorrebbe rinchiudere ogni espressione religiosa all’interno delle sacrestie. Se uno crede, è giusto che abbia il «santo orgoglio» di sentirsi figlio di Dio, lontano da ogni fondamentalismo. Il credente ha diritto di cittadinanza nella società come chiunque altro. La fede si vive giorno per giorno, si incarna. Ma non ha bisogno di essere «esibita» inutilmente. Suor Cristina, con la sua presenza e le sue motivazioni, aveva già raggiunto il suo obiettivo. Per questo risalta ancora di più il contrasto con quanto fece Papa Francesco nella sua prima udienza dopo l’elezione, quella concessa alle migliaia di giornalisti di tutto il mondo che avevano seguito la sede vacante e il conclave. C’erano persone di tutte le fedi e anche atei e agnostici. Per questo, per rispetto, pur essendo «il padrone di casa», preferì non recitare alcuna preghiera né impartì la benedizione. Anche davanti ai televisori c’erano spettatori di ogni genere. Forse limitarsi a ringraziare Dio, senza «imporre» quella preghiera, sarebbe stato sufficiente.

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