«Quando arrivai a Roma a 18 anni, giovane, spavalda, dalla Romagna, i paparazzi mi seguivano ed ogni tanto capitava che qualche personaggio famoso mi si avvicinasse e loro clic, ma io i personaggi famosi li schivavo». Perché la Romagna, tra passione e mare, conduce a tutto: al cinema con Fellini, alla tragedia del potere con Mussolini, alle tentazioni della cucina con Pellegrino Artusi, alle vacanze sexy. Anna Falchi la Romagna l'ha condotta allo spettacolo e ad una vita di discese ardite e di risalite. «La mia prima occasione - dice in questa intervista - è stata stata il film di Marco Risi, Nel continente nero, due mesi a girare in Africa, ho pure beccato la malaria! Avevo 19 anni, stavo al ristorante ed ho cominciato a tremare come una foglia. Per fortuna son guarita completamente anche se mi è rimasto il mal d'Africa. Desidererei tornarci con mia figlia». L'arrivo a Roma, dopo l'incontro per caso con Marco Risi, in un ristorante toscano di Prati, sarà segnato da quella che lei ancora oggi giudica come la cosa più bella che le sia capitata: lavorare con Federico Fellini, nello spot per la Banca di Roma, assieme a Paolo Villaggio. «Non ci volevo credere che avesse preso me. Fu come avere un poker d'assi in mano». Nei sogni felliniani c'era ancora la Rimini del Grand Hotel, di quel nightclub pazzesco che fu il Lady Godiva, dove si incontrarono - ci dice Anna - suo padre, italiano, e sua madre, finlandese. «Dal cinema ho avuto molto: dopo Marco Risi e Fellini ho lavorato con Dino Risi e poi con Carlo Lizzani». Oggi la Falchi fa la produttrice, con la sua A-movie. «L'idea di produrre film - spiega - nasce quando stavo con mio marito, Stefano Ricucci. Li ricominciai a studiare, mi presi una mini laurea con tesi su Pier Paolo Pasolini». Quella che si racconta è una Falchi nascosta, fuori dal patinato. «Oggi è finita un'era, c'e una crisi sistema, ed ognuno deve reinventarsi. In Italia poi il merito nessuno se lo fila. Vedo che in tv, per esempio, c'è poca sperimentazione e la cosa mi pare assurda. Se tu porti un'idea nuova non viene mai comprata, preferiscono comprarne una già fatta che arriva dall'estero e adattarla. E qui per i giovani e nuovi talenti c'è una chiusura. C'è una forza enorme dei pochi e grandi manager». In queste settimane la Falchi si sta tuffando in una nuova sfida sul web, Mamma Big. «Si tratta di un blog, una sorta di progetto editoriale digitale, che andrà online l'8 maggio prossimo, festa della mamma. È una mia idea. Ho una bambina di tre anni e da mamma farò una sorta di giornale, con consigli, curiosità per mamme e figli». Lei online, una bella sfida per una «che il computer l'ha scoperto nel 2005, quando mi sono informatizzata - confessa - per vivere le mie prigioni in concomitanza con quelle di mio marito, Stefano Ricucci. Di quel periodo mi ricordo l'ascesa e la discesa, dal paradiso all'inferno e non l'ho mai metabolizzata definitivamente quella stagione perché li si è segnata la mia vita». Le chiediamo quale sia stato il suo più grande errore, e lei dice «di sposarsi, con la persona sbagliata. E dire che ci ho pensato quattro anni. Non mi dovevo sposare, non dovevo mollare, sono una single convinta». Di quel periodo le resta una scelta importante: fare la produttrice. Il suo primo film, sul lavoro precario, fu «Nessun messaggio in segreteria» e la pellicola di cui va più fiera, «Appartamento ad Atene», 102 premi in giro per il mondo ed una partecipazione al Palm Springs Film festival, in America. «Oggi - spiega - la cosa geniale, che funzionerebbe, è un film francese che si intitola "La crisi", ne farei un remake. E poi l'era di cui sono stata involontariamente protagonista, l'era dei furbetti del quartierino, sarebbe perfetta per una serie su SKY: far percepire alla gente la bolla dell'economia dopo Tangentopoli, con i tanti personaggi che ho conosciuto da vicino e che potrei raccontare». Parla Anna, ma poi si ferma. «Sa perché? In questi giorni ho visto "Rush" di Ron Howard, su Niki Lauda. Io sono anni che ho investito soldi, idee e tempo sulla mia intuizione di fare un film su Nuvolari e Varzi. Eroe e antieroe». Lei nella parte della dama bianca che portò alla rovina Varzi e Tim Roth nella parte di Nuvolari. «Ma arriva sempre prima l'America perché in Italia ci vuole un miracolo per far passare le buone sceneggiature. Io scherzando dico che noi facciamo film a Love (non low) budget, per amore insomma, senza soldi». La Romagna, e le sue passioni, Anna Falchi l'hanno condotta a tutto. Anche se una cosa le resta da fare. «Mi resta da fare la politica. Certe volte mi viene voglia, e lo farei, con un mio partito». Nell'attesa tutti i lunedì sera alle 21 fa la conduttrice tv, a TeleNapoli 34, programma di calcio, "Number two", in onda il lunedì sera alle 21 sul digitale, canale 187. Per una laziale come lei un bel sacrificio. Ma si diverte. In fondo lo ha detto proprio un romagnolo, Federico Fellini: lavoro «alla stessa maniera in cui vivo un sogno. Che è affascinante finché rimane misterioso».
Falchi: «I miei 18 anni con Fellini e i miei errori con Ricucci»
L’attrice sarà Mamma Big sul web dall’8 maggio e al cinema «vorrei fare il remake del film La crisi»
