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Un musical per Iacchetti su Erika e Omar: quando la cronaca va in scena

Un musical su Erika e Omar. Proprio così, Enzo Iacchetti scende in campo con la regia (e 12 attori), e porta al Teatro Lo Spazio di Roma (piccolo e al tempo stesso molto significativo), il grande...

Un musical su Erika e Omar. Proprio così, Enzo Iacchetti scende in campo con la regia (e 12 attori), e porta al Teatro Lo Spazio di Roma (piccolo e al tempo stesso molto significativo), il grande "spettacolo" della Nera con "È tutto uno show". Se non ci saranno variazioni di programmi, andrà in scena dal 6 maggio al 1° giugno. Perché in fondo è questa la critica feroce di Iacchetti: tutto, in Italia, fa parte dello show, vista la risonanza che questo caso ha avuto sui quotidiani e nei telegiornali. Una tragedia, quella di Erika e Omar, che sconvolse l'Italia intera. Tra il lutto e il giallo, la ricerca degli assassini, infine la triste verità. Stupisce, però, il fatto che, di questo, ci si faccia un musical. Non una fiction, non un libro, ma un volto dello spettacolo che ricorda molto la spensieratezza. Le fiaccolate, i ritrovamenti dei corpi, e tutto il resto a seguire, sono stati uno spettacolo sì, di atrocità. La verità è che, ogni volta che si mette in scena o si manda in onda uno spettacolo "di nera", si sollevano un nugolo di polemiche. Tornando a Iacchetti bisogna dire che, l'anchorman, sta facendo vedere un lato di sé riservato alla cronaca, quella vera. Come se fosse Striscia. Il teatro, poi, ha un impatto molto più forte di quello televisivo, anche se sfortunatamente arriva a poche persone. Tutto sembra davvero reale. Qualcuno, e non è la prima volta, sembra egli stesso attore della propria vita e attore di fiction. Si pensi soltanto alla serie interpretata da Manuela Arcuri, su Pupetta Maresca. Assassinii, furti, galere, e richieste di grazia. Tutto realmente accaduto, tutto riportato sul piccolo schermo. Alla conferenza stampa c'era lei in persona, la protagonista. "La Stampa", e così molti altri, il giorno dopo furono particolarmente feroci. Tutto, però, ebbe inizio con la serie "Il capo dei capi", su Totò Riina. Camorra, mafia e ora 'ndrangheta. Soprattutto quella tentacolare, e potentissima, del Nord. Prima con Diego Abatantuono, che interpreta "L'assalto", poi con Valsecchi, che produce "Le mani dentro la città". Qui, però, nessun protagonismo. Era troppo, soprattutto per quell'epoca, mandare in onda il boss dei boss. E così via a seguire, passando per "Romanzo Criminale" (oltre il cinema anche la serie di Sky. Alcuni ragazzi ancora sono a caccia dei gadget del lavoro), per arrivare a "Vallanzasca", pellicole firmate entrambe da Placido. Il rischio è sempre lo stesso, dice chi critica, che si crei il mito di persone che poi, alla fine, tanto mito non sono. Per non parlare poi di Eluana Englaro di Marco Bellocchio. Fare inchieste e mandarle sul grande schermo, per lui, è un po' come una vocazione. È nelle sue corde parlare del figlio segreto di Mussolini (è una verità?), quello internato, quello da nascondere in "Vincere", così come delle distorsioni del giornalismo de "Sbatti il mostro in prima pagina", la critica feroce che nessuno avrebbe il coraggio di confessare, neanche a se stesso. Un'inchiesta è un'inchiesta, e poco importa se il processo è ancora in corso. Roberto Faenza ne sa qualcosa. E lo sa pure l'autore della fiction su Amanda Knox. Il primo si è votato, per parlare di Via Poma, alla televisione. E lo ha fatto prima della sentenza su Raniero Busco. Lungimirante, era completamente innocentista. Il secondo ha fatto lo stesso: la fiction è andata in onda prima della fine del processo. Le ragioni di chi dice "no" alla messa in onda di tale storie, sono palesi: i parenti delle vittime solitamente non vogliono che se ne parli. Ecco perché si parla di processi "pubblici", e di storie che finiscono sui giornali. Si arriva alla diffida della messa in onda. Insomma, c'è poco da scherzare. Dall'8 al 27 aprile, Enzo Iacchetti porterà in scena anche, e sempre al Teatro Lo Spazio, "Chiedo scusa al Sig. Gaber".

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