Marilyn Monroe, Amy Winehouse, Kurt Cobain, Brandon Lee, David Carradine e Michael Jackson. Una lunga scia di sangue che attraversa lo showbusiness quando la fama fa rima con droga, medicine, tradimenti, eccessi. Morti misteriose che, anche a distanza di decenni, continuano a mantenere intatti i loro punti interrogativi. Marilyn Monroe su tutti. La donna più sexy del secolo è stata trovata morta sul letto della sua casa di Brentwood, a Los Angeles, dopo aver ingerito una dose massiccia di barbiturici. Era la notte del 5 agosto 1962, quando Eunice Murray, la governante, trovò la porta della camera da letto chiusa a chiave, con la luce accesa e nessuna risposta alle sue domande. Marilyn fu trovata nuda con la cornetta del telefono ancora stretta in mano. Il mistero della sua morte venne alimentato dalle voci che volevano Bob Kennedy nella casa di Brentwood la sera della morte. Proprio in quei mesi il rapporto della Monroe con i due fratelli Kennedy era all’apice della complicità e sulla vicenda si allungò perfino l’ombra della mafia americana per le promesse fatte in campagna elettorale e non mantenute. Una scia di sangue che arriva fino ai giorni nostri. Fino al colpo di fucile che si è sparato in testa Kurt Cobain il 5 aprile 1994. Prima di uccidersi Cobain scrisse una lunga lettera all’amico immaginario della sua infanzia Boddah, al quale confessò la volontà di abbandonare tutto. Il corpo di Cobain venne trovato riverso sul pavimento in una pozza di sangue nella soffitta del suo garage, sul Lago Washington. Storie di eccessi e di abusi. Come quella di Amy Winehouse, una delle voci più belle del soul. Negli ultimi mesi della sua breve vita, la Winehouse entrava e usciva dai centri di disintossicazione. Il 23 luglio di tre anni fa anche lei venne trovata morta nel letto della sua casa al numero 30 di Camden Square, a Londra. Gli esami tossicologici hanno reso noto che, al momento della morte, Amy aveva nel sangue una quantità di alcol cinque volte superiore al limite consentito. Tutto questo nonostante le indagini furono costellate da imprecisioni e illegalità. Come quella per cui la polizia londinese inviò alcuni documenti a un indirizzo sbagliato. E che dire di David Carradine? L’attore hollywoodiano, caro anche a Tarantino, che morì nel 2009 in seguito a un’asfissia autoerotica. L’attore si trovava in un albergo di Bangkok e venne trovato nudo con gli organi genitali legati a una corda. Fino al re del pop, Michael Jackson, stroncato da una dose eccessiva di anestetico somministratagli dal suo medico personale, dottor Murray. La mattina del 25 giugno 2009 Jacko non riusciva a prendere sonno, nonostante la notte precedente l’avesse passata completamente in bianco. Il medico gli somministrò una dose di anestetico e, dopo aver preso sonno, lo lasciò solo per qualche minuto nella camera da letto della sua casa di Holmby Hills, a Los Angeles. Al suo ritorno, Jackson non respirava già più e a nulla valsero i tentativi di rianimazione e la corsa in ospedale. La maledizione dello show business passa anche per i set cinematografici. Come racconta la storia di Brandon Lee, figlio di Bruce, ucciso da un involontario colpo di pistola sul set de «Il Corvo». Brandon passò alla storia, allungando la rossa scia di sangue dello showbusiness.
La lunga scia di sangue da Marilyn a Amy Winehouse
Jacko ucciso dall’anestetico. Brandon Lee da un proiettile
