Vox clamans in deserto. Di tanto in tanto si fanno sentire in Italia voci autorevoli in difesa della musica che gode di scarsa attenzione nella nostra politica culturale. Ecco Salvatore Accardo, da sempre impegnato a stimolare i giovani musicisti. Le sue considerazioni assumono particolare rilevanza all’ indomani dello sventato sciopero e della trionfale prima della Manon all’Opera. Come vede l’attuale situazione delle Fondazioni liriche? «Conosco bene la situazione di Roma, perché ho lì tanti colleghi che stimo. Non mi capacito di come non si capisca che i musicisti delle orchestre hanno anche bisogno di studiare a casa:non possono suonare a prima vista. Se poi un musicista fa musica da camera in giro, porta in orchestra un’esperienze importante. Quando leggo che le prime parti fomentano queste cose, mi sembra assurdo. Non può essere vero che dei musicisti vogliano scioperare. È sbagliato ridurre pensando sempre e solo all’orchestra. Bisogna ridurre i costi in altri settori: quelli amministrativi e organizzativi. In orchestra le persone sono necessarie, specie ora che ha qualità di primissimo ordine con la direzione di Muti. Si penalizza sempre la musica perché chi fa le leggi non sa niente di musica. Un’altra legge assurda è quella che impedisce a chi suona di insegnare: chi insegna deve avere esperienza di orchestra». Ma su chi gravano le responsabilità di cattive gestioni? «Su quelli che sono nei posti chiave. Devono avere oculatezza e invece si fanno produzioni faraoniche. Se invece si facessero coproduzioni, si risparmierebbe dividendo i costi. La responsabilità è dei politici, che mettono persone non sempre adeguate alla guida dei teatri. Spesso Sovrintendenti che hanno fatto la rovina di un teatro sono chiamati altrove. È il gioco del quattro cantoni: inconcepibile». Cosa consiglierebbe al neoministro Franceschini? «L’educazione musicale è il nocciolo. Abbiamo persone che devono decidere, ma senza competenza, delle sorti della musica. È necessaria l’educazione musicale, ma anche quella civica, che è sparita». Perché tanta difficoltà nella musica in Italia dove con quello che costa Sanremo si potrebbe mantenere un’orchestra per un anno? «I giovani sono spugne e assorbono quello che gli diamo. Se non gli diamo dei valori concreti, non sapranno niente di musica e ci governeranno senza saperne niente. Un paio di serate in meno di Sanremo e si sarebbero salvate le orchestre della Rai cancellate anni fa. I politici non capiscono che la musica è importante per la ricchezza interiore dell’ individuo, per il suo benessere psicofisico. In Venezuela hanno capito come si fa a salvare i bambini dai pericoli, eppure non hanno la nostra storia della musica». Che ruolo per gli sponsor? «Potrebbero avere molta importanza, ma senza condizionare le scelte. Ma ci vorrebbe un sistema fiscale che consenta di detrarre qualsiasi cosa dalle tasse».
Accardo: «La musica è sempre penalizzata da leggi assurde»
Il violinista: «I costi vanno ridotti nei settori amministrativi, non diminuendo gli orchestrali». Sì agli sponsor, ma non invadenti