Sembrava impossibile, ma pare ormai che tra Campidoglio e Teatro dell’Opera si sia arrivati ai ferri corti. Sino ad ora la linea della ragione, della mediazione, della trattativa non sembra aver dato i risultati auspicati. Il rischio, gravissimo, è quello che possa saltare per lo sciopero indetto da tre dei cinque sindacati del Teatro (CGIL, FIALS e Libersind) la attesissima "prima” di domani per la Manon Lescaut pucciniana con la grande Anna Netrebko e sotto la direzione di Muti. Uno spettacolo che ha già registrato il tutto esaurito per tutte le repliche e richiamato la stampa internazionale. Sarebbe un autogol imperdonabile per le sorti del Costanzi che allontanerebbe forse per sempre dalle scene liriche romane Muti, che sinora se ne è fatto araldo e mentore. Ieri mattina in una conferenza stampa indetta dai suddetti sindacati si sono reiterate le preoccupazioni del decadimento di qualità del Teatro a causa dell’inserimento nella famigerata legge Bray che determinerebbe, con la revisione degli organici, il declassamento da teatro di rappresentanza della capitale a palcoscenico di provincia. Si accusa Marino di aver disatteso gli impegni presi in Campidoglio con i lavoratori e di non aver instaurato un tavolo di trattative. Si denuncia un taglio dell’organico da 631 a 490 unità, insufficienti per mandare avanti un grande teatro lirico e per il bistrattato corpo di ballo da 70 a 15 unità. Non si sono fatte attendere nel bailamme imperante le precisazioni del Teatro dell’ Opera che dichiara di aver avviato sin dal 14 gennaio un tavolo sindacale ed avviato un piano di risanamento preliminare, mentre la riduzione della dotazione organica sarebbe di 41 pensionamenti e 24 pre-pensionamenti. D’altro canto i fulmini del Campidoglio si sono fatti sentire con la minaccia, in caso di sciopero, di messa in liquidazione del Teatro. Forse sarebbe ora il caso di una pausa di silenzio, di un passo indietro da parte di tutti, cercando di trovare un punto di incontro nell’interesse del teatro, del suo pubblico ed anche dei lavoratori che ne sono l’anima quotidiana. Il braccio di ferro può risultare in questo momento quanto mai pericoloso: da una parte può allontanare il pubblico, dall’altra può disamorare il Maestro Muti che tante energie ha profuso a Roma in questi ultimi anni. Rimbalzarsi la palla con la miccia accesa è rischioso e la soluzione più urgente è riunirsi per capire come salvare il teatro da un inevitabile declino. Tutto appare assurdo agli occhi di chi si era abituato a registrare l’eccellenza delle produzioni del Costanzi degli ultimi anni segnati dalla presenza di Muti.
I sindacati non mollano la presa sull’Opera: prima a rischio
I rappresentanti dei lavoratori: il Campidoglio ha disatteso gli impegni. Il Teatro: il piano di risanamento è stato avviato
