Spettacoli Tv

Non vola la leggerezza e mancano le bellissime

Inutile l’attacco alle donne con ritocchino

Il Festival della Bellezza non della Leggerezza. La bellezza è quella dell’Italia, del suo paesaggio, dei suoi monumenti... quella di Fabio Fazio. Poi c’è quella di Luciana Littizzetto, la bellezza della diversità, contro l’«orribile mondo di uguali, pensato dai nazisti che volevano eliminare i diversi». E poi giù col pistolotto sulle barbe incolte che fanno figo su Raz Degan ma non su Scajola, sulle tette grandi come cupole di San Pietro o come boiler insomma, sulle donne con la faccia rifatta che certo non lo dicono ammettendo soltanto una vita sana. E lì arriva il vaffa, gratuito. Ecco, dalla prima donna del Festival, così democratica, libera e di sinistra, non ci aspettavamo il modello di bellezza unico e quel sottile razzismo verso le «altre» donne, quelle che ricorrono a bisturi, botulino, silicone, ciglia finte e perizoma, varie ed eventuali. Perché è bella solo la femmina naturale o senza un braccio o senza una gamba e quella rifatta deve andare a quel paese? Allora non solo il nazismo voleva tutti uguali... Le pillole di demagogia e populismo a buon mercato non possono essere dispensate dal palco di Sanremo, durante un Festival che dovrebbe essere allegro brioso, andante leggero... Va bene la spending review ma non sulla beltà. Già la Littizzetto ebbe a dire che lei non corrispondeva «ai canoni delle gnocche di Sanremo» e forse, chissà, è proprio questo genere femminile che manca per resistere fino alla fine dello spettacolo e non far crollare gli indici di ascolto. Anche perché abbiamo già sperimentato e siamo convinte che bellezza non fa rima con stupidità: basta dare uno sguardo alle 8 ministre del governo Renzi, giovani, belle e toste. Nessuna mercificazione del corpo, nessuna svendita di cervello da parte delle bellissime passate abilmente tra i fiori del palco: donne del calibro di Bianca Balti, Sabrina Ferilli, Manuela Arcuri, Valeria Mazza, Vittoria Belvedere, Claudia Gerini, Elisabetta Canalis e Belen Rodriguez. E allora, va bene ricordare i 60 anni della Rai con i mostri sacri dello spettacolo, ma non eliminate la leggerezza quella di un battito d’ali... Di farfallina.

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