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Amava il cinema, Pasolini il suo mito

di Gian Luigi Rondi

Con Gianni Borgna ho perso un carissimo amico. Oltre all’amicizia, però, era venuta crescendo di pari passo una stima senza riserve, per tutto quello che ha fatto per la cultura, specialmente a Roma dove ha svolto una attività così intelligente e partecipe da ricordarmi spesso quella generosa e feconda di un altro amico che entrambi avevamo perduto troppo presto, Renato Nicolini. Come lui assessore al Comune aveva dato vita a Roma a delle iniziative splendide che rimangono anche oggi nonostante i guasti operati più tardi dagli assessori di Alemanno. Io, però, anziché a Roma, avevo cominciato a frequentarlo - prima tappa felice della nostra amicizia reciproca - a Venezia, alla Biennale dove tutti e due eravamo membri di quel Consiglio di amministrazione. Tante battaglie in comune, molta attenzione per il cinema ma, lui soprattutto, altrettanta attenzione per la musica, cui tra l’altro aveva dedicato opere fondamentali come quella sulla canzone italiana. Nel cinema avevamo due miti, io i fratelli Taviani, per via de «La notte di San Lorenzo», lui Pasolini, anche come scrittore. Io per i Taviani, se intervistato, non perdevo occasione di dar loro ogni priorità, lui andava oltre perché sia nel suo ufficio di assessore a piazza Campitelli sia nella struttura di Renzo Piano, esponeva regolarmente delle gigantografie di Pasolini che coprivano intere pareti. Non lo contraddicevo, però, dicevo, che il cinema dei Taviani era forse più significativo. Replicava: «I Taviani hanno il merito di fare il cinema di oggi. Pierpaolo, se fosse sopravvissuto, ci avrebbe dato il cinema del futuro». Me lo ero ritrovato al fianco anche di recente quando dopo i suoi splendidi interventi in favore di Roma, ho potuto di nuovo collaborare con lui quando era diventato presidente della Fondazione Musica per Roma ed io, in un edificio di fronte al suo, presiedevo la Fondazione Cinema per Roma, nata come l’altra, dalla mente intelligente e creativa di Walter Veltroni. Su quella sua esperienza, come su quella di assessore, aveva scritto uno dei suoi libri più profondi la cui presentazione alla Quirinetta, in compagnia di Francesco Rutelli, altro amico comune, è rimasta per me l’ultima occasione di incontrarlo. Sentirlo parlare, preciso nei fatti, e sempre molto obiettivo nei giudizi, ha rappresentato per me quasi un riepilogo di tutto quel lavoro che attraverso tanti anni avevamo svolto insieme o vicini. Con una identità di vedute mai venuta meno. Gianni carissimo, nel momento triste del commiato, oltre ai tuoi tanti meriti pubblici, da tutti riconosciuti e lodati, non posso anche non ricordare le tue doti personali, la tua finezza di approccio, la tua eleganza di modi, la tua profonda cultura che ti faceva spaziare sempre con molta precisione dagli argomenti più vari ai più diretti. Eri una persona rara. Da rimpiangere per sempre.

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