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Quel bacio che trasforma il mondo in una magia

Federico Moccia: in mezzo al caos cittadino un abbraccio tra due sconosciuti può unire tutti gli amori del mondo

Ho visto un bacio. L’ho visto proprio. Un bacio improvviso di due che nemmeno sanno che li ho visti, anche se erano in mezzo alla folla su un marciapiede. Due che allegri si sono fermati e abbracciati e davvero non c’era più nulla attorno a loro. Due che non erano più solo due. Perché quel bacio, in quel momento, ha unito di colpo tutti gli amori del mondo. Li ho visti. Tutti quelli che ci credono. Quelli che non danno regole all’amore ma lo lasciano libero di essere semplicemente com’è. Un bacio senza tempo, senza età, senza limiti, geografie, senza orario, senza paura della tecnica, dello stile, dei commenti, dei «non si può, non si deve». Un bacio sincero, cercato, voluto, protetto, intenso, bellissimo. Un bacio commovente. E mentre lo guardavo, c’ho visto dentro milioni di storie, di persone che si sono trovate e riconosciute, che si sono scelte a vicenda e non hanno pensato a quello che diceva la gente, ai consigli, alle convenzioni, alle tabelle di marcia, alle scadenze. E mi sono sentito migliore. Più felice. Più fiducioso. Quanta forza in quel piccolo e tenero gesto. Quanta fiducia. Ho pensato ai baci famosi e a quelli che nessuno vedrà mai. Ai baci raccontati nei libri e cantati ai concerti, i baci dipinti, quelli fotografati. A Catullo, Paolo e Francesca, Shakespeare, Tosca, il bacio degli amanti col viso coperto di Reneé Magritte, il bacio di Klimt, il bacio tra John Lennon e Yoko Ono, con Yoko vestita di nero e John nudo, il bacio durante le proteste di Vancouver nel 2011, tra Scott Jones e Alex Thomas, la sua fidanzata, spaventata dalle cariche delle forze dell’ordine che ha fatto il giro del mondo grazie a Facebook. I baci nei film, ogni singola scena toccante tra due attori bravissimi, i baci mai dati e sognati di notte sul cuscino, sperando, pregando, piangendo perché accada davvero. Ho pensato a tutto questo e l’ho visto concentrarsi in quei due, in mezzo al caos del mattino in città, sicuri, quasi sfrontati, con qualcuno che passando accanto distoglieva lo sguardo imbarazzato, qualche turista che li additava, qualcun altro che segretamente li ha invidiati. Nessuno però, volente o nolente, ha potuto davvero non notarli. È stato breve ma non importa, non è nemmeno vero perché quando baci il tempo sparisce. La vita intorno scorreva come al solito ma loro hanno vinto. Hanno ricordato a tutti, anche a chi non voleva, l’importanza assoluta di quel gesto. Hanno acceso forse in alcuni passanti la voglia di tornare a casa e regalare un bacio. Hanno trasmesso magari il coraggio di fare quella telefonata, scrivere quel messaggio, suonare quel campanello. E chissà, qualcuno meno estroverso avrà girato l’angolo, si sarà voltato e avrà baciato a sua volta la persona che gli stava camminando accanto, con un po’ di imbarazzo e gettando lo sguardo qua e là per paura di essere notato. Io ringrazio chi sa baciarsi così. Chi parla quel linguaggio universale senza paura. Chi ha le sue regole e non segue sempre per forza quelle degli altri. Chi non teme di essere se stesso e di manifestare quello che prova. Io ringrazio quei due e la loro piccola follia in un giorno qualunque della storia del mondo. La loro capacità di trasformare in magia la quotidianità.

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