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«Quella magia sul divano di Amy»

Noemi: ho composto un brano lì dove si ispirava la Winehouse. «Noi italiani dobbiamo osare: siamo grandi, ma non ci crediamo»

Prima o poi finirà all’asta su eBay o magari da Christie’s, quel divano. Noemi se la ride, con quella cascatella gorgogliante che maschera la sua timidezza naturale. Che accidente avrà di così speciale, quel divano? «Beh, bisognerebbe tornare a casa di Paul O’Duffy e chiederglielo. Lui è un autore e produttore di razza. Io ero lì, nel suo salotto. Paul mi raccontava di quando Amy Winehouse si rintanava lì per giocare alla playstation con i bambini di lui, nelle pause di lavoro. Una volta Amy si isolò per una mezz’ora, si sedette su quel divano e quando si rialzò aveva scritto "Wake up Alone", uno dei pezzi forti di Back to black . Era il periodo in cui lei andava pazza per i gruppi vocali femminili stile Motown. Per inciso: quell’album lo registrò praticamente senza rifacimenti: buona la prima su tutto». Mentre lei, Noemi, su quel divano ha composto il testo di "Per cosa vivere". «Appunto! Un brivido pazzesco. Deve esserci qualcosa di magico in quella stoffa...ahahah». A giudicare dal suo nuovo, magnifico album, non si tratta di una buona vibrazione isolata. Londra, anzi West Kensington, l’ha trasformata. «M i ero trasferita lì non per fare la gradassa, ma per lanciare una sfida a me stessa. Il precedente album, RossoNoemi , mi aveva mandata in crisi d’identità: non rinnego niente, ma non mi ci riconoscevo del tutto. Così ho voluto prendermi la responsabilità di curare gran parte dei testi e delle musiche di questo nuovo progetto. Ad alcuni suonerà spiazzante, ma spero venga capito. Voglio riportare in Italia le mie due facce: non solo lenti superseri alla Adele, ma anche cose giocose e ritmate alla Jessie J». Bene così: un artista che si pianta sul proprio cliché, per quanto vincente, è già morto. «Esattamente». I due pezzi che porterà a Sanremo sono una buona sintesi del suo mood attuale: "Bagnati dal sole" è un manifesto di rinascita spirituale in salsa elettro-pop, mentre "Un uomo è un albero" è un "vorrei essere così" in chiave afro. Radici e mondo, tutto insieme. «Non ci avevo pensato, ma è così! Vedremo come andrà, ma ho ben chiaro che non sono pezzi costruiti per la vittoria. Se mi affermassi al Festival sarebbe fichissimo, ma l’importante è che il mio lavoro venga accettato». Ha ascoltato i brani degli altri big in gara? «Oddio, no! Non è scorretto farlo? Comunque, voglio scoprirli durante le prove. Non so neppure chi invitare nella sera dei duetti. Forse J-Ax, nuovo coach a The Voice, o il mio alter-ego Piero Pelù, che aveva scritto per me un brano dedicato alla vittima di mafia Lea Garofalo, ma che non sono riuscita a mettere in questo disco». è un lavoro coraggioso: dal primo brano, "Acciaio", un potente inno generazionale, alla conclusiva, struggente "L’alba". Dall’inizio alla fine sembra suggerire: non guarderò indietro, andare avanti è la mia promessa. «Giusto. "Acciaio" è la canzone-simbolo dell’album: sono rimasta folgorata dal romanzo di Silvia Avallone, con i suoi giovani personaggi che non si arrendono di fronte agli ostacoli; ed è anche a un riferimento al film con Julia Roberts. Fiori d’acciaio : siamo apparentemente fragili ma più tosti di quanto non si creda. "L’alba" mi è venuta di getto al pianoforte, da sola in una stanza: il disco era finito e io mi sentivo ancora in viaggio. Mi sono detta: e mo’ so’ cavoli...». Produzione di Charlie Rapino, firme internazionali che hanno collaborato con Dido, James Blunt, Placebo. Un brano, "Passengers", cantato in inglese. Ma lei non ha dimenticato i cantautori italiani. «Premesso che in futuro magari mi azzarderò a fare un album tutto in inglese... Diego Mancino mi ha regalato una ballata sontuosa come "Se tu fossi qui", che mi sono divertita ad arrangiare con cori hollywoodiani anni Cinquanta. Daniele Magro, mio amico dai tempi di XFactor, ha composto "Tutto l’oro del mondo", con un testo di una profondità sconcertante per un autore così giovane. Luca Chiaravalli mi ha aiutato nel ritornello di "Il fiore in una scatola". Noi italiani dobbiamo credere di più in noi stessi. Siamo forti, ma dobbiamo imparare a rischiare, uscire dalla logica del vorrei-ma-non-posso, dalla stagnazione discografica, trovare strade nuove per il nostro talento e, mi scuso se lo dico proprio io, non sperare solo che qualche coach pigi il bottone o ti garantisca un’audizione. Dobbiamo svegliarci e osare. Il mio disco è un messaggio al nostro Paese. Siamo grandi, ma dobbiamo crederci». Come vive una star italiana a Londra? «Ti rispettano, ti stimano, ma non sei in cima ai loro pensieri. Se vuoi entrare nel giro giusto, evitando il sottobosco, devi capire che non sarà l’incontro di una notte, ma il corteggiamento che prelude a una lunga storia d’amore. Londra è una montagna, ma io ho lo spirito della scalatrice. Certo, lì è tutto a misura d’uomo, e la musica ti avvolge ovunque tu vada. Ma noi italiani abbiamo una schiettezza che ad altri manca, e quando inglesi e francesi provano a demonizzarci è perché sanno quanto valiamo. Ripartiamo da questo. Lo dico io che sono una Calimera, piccola e rossa».

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