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Francesca La Dego: "Suono per il bisnonno fuggito da Auschwitz"

"Fu l’unico a salvarsi di 47 miei parenti. Che emozione gli strumenti trovati nei lager"

Molto ricche quest’anno le iniziative per commemorare il Giorno della Memoria (oggi 27 gennaio), cui Rai5 ha dedicato una vasta programmazione con docufilm e opere teatrali culminante stasera con la diretta del concerto de I violini della speranza che si tiene al Parco della musica di Roma (Sala Sinopoli, ore 20) per il 69mo anniversario della liberazione dei deportati del lager di Auschwitz. Un grande e significativo evento organizzato dalle Comunità ebraiche italiane e dalla Università ebraica di Gerusalemme sotto l’egida della Presidenza del Consiglio e che sarà un momento di riflessione collettiva sui genocidi ed i crimini contro l’umanità ed un invito alla pace. Sul podio della Junior Orchestra di S. Cecilia il maestro Yoel Levi, direttore della Symphony Orchestra di Seoul. Solisti ospiti della serata il famoso violinista israeliano Shlomo Mintz, il turco musulmano Cihat Askin, l’albanese Ermir Abeshi musulmano convertito al cattolicesimo ed il violoncellista tedesco Alexander Hulshoff che suonerà lo strumento del figlio del Cantore del Ghetto di Varsavia trucidato dai nazisti. Unica italiana la 24enne Francesca Dego di famiglia lombarda (papà milanese, mamma americana di origine tedesca) con un bisnonno unico sopravvissuto a 46 parenti trucidati nei lager. «L’iniziativa – racconta la Dego – parte dalle instancabili ricerche da parte del liutaio israeliano Amnon Weinstein, che ha cercato i violini sia nei depositi dell’esercito russo e americano, sia attraverso le famiglie delle vittime. Ne ha trovato e restaurati una ventina provenienti da vari campi di concentramento, dai ghetti, da orchestre klezmer ambulanti e da molti musicisti che dopo la guerra arrivarono in Israele e formarono l’Orchestra Filarmonica di Tel Aviv. Suonare uno di questi strumenti per me sarà un’emozione forte: per un violinista il violino è il proprio linguaggio, la sua voce, il suo spirito. È parte di te e ti coinvolge in prima persona. E non posso pensare che i proprietari non ci sono più a causa della stupidità umana». Non è però mai stata ad Auschwitz,la Dego. «Il mio bisnonno – prosegue –fu l’ unico a scappare mettendosi in salvo. Sono quindi cresciuta molto sensibile al tema dell’Olocausto e da piccola ero soggetta a grosse crisi. Questa sera le storie degli strumenti saranno raccontate da Manuela Kustermann. Io suonerò la Zingaresca di Sarasate per due motivi simbolici: primo, per ricordare le vittime non ebree dei nazisti, come gli zingari; secondo, perché era un cavallo di battaglia di Alma Rosé la nipote di Mahler, direttrice d’orchestra ad Auschwitz. Poi con Shlomo Mintz suoneremo un Concerto vivaldiano per 4 violini e lui anche Bloch». Il discorso poi punta sulla funzione ed il ruolo della musica in quei campi di sterminio. «La musica è una delle poche cose che ci fa ricordare qualcosa di positivo prodotta dall’ umanità. Per i deportati poi la musica era una fonte di speranza che restava nella testa anche nel silenzio. Strumenti diffusi erano i violini che costavano meno: c’erano molti liutai ebrei. Nella maggior parte dei Paesi dell’Est, come Russia o Polonia, la musica teneva lontani da molti pensieri, era una delle poche possibilità di farsi valere. L’80% dei violinisti russi era ebreo. Ma nei lager i tedeschi non volevano per dare speranza, ma per una forma di perverso attaccamento all’arte. Facevano suonare anche i vecchi, mentre andavano ai lavori forzati o alle camere a gas. C’era una differenza enorme tra quello che si faceva e quello che si ascoltava. Per alcuni era un conforto ed ha salvato la vita a molti musicisti. Le musiche non erano quelle di tradizione austro-tedesca, come i valzer di Strauss. Era parte di un macabro rituale». Francesca Dego viene da importanti traguardi, come il recente debutto alla Sala Ciaikovsky di Mosca, dove ha suonato nella sala in cui si sono esibiti Oistrakh, Richter, Rostropovich ed hanno visto la luce molte "prime " di Shostakovich. Ma un’ altra grande emozione è stata per lei quella di suonare a 16 anni con Mintz a Tel Aviv durante la guerra con il Libano sotto i bombardamenti. Nonostante qualche rimpianto si sente in fondo fortunata a fronte dei suoi coetanei che fanno fatica a trovare un lavoro.

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