Spettacoli Tv

Al Bano e Romina, zitti e Mosca

Dopo vent’anni i due catturati dal ritorno di fiamma artistica Italia e Russia si cullano nella nostalgia canaglia del passato

«(N)ostalgia, (n)ostalgia canaglia, che ti prende proprio quando non vuoi, ti ritrovi con un cuore di paglia ed un incendio che non spegni mai». Se il concerto di Mosca per i 70 anni di Al Bano, titolo facile ma emotivo, Felicità - con il ritorno in coppia con Romina Power, dopo la via crucis del dolore per la perdita della figlia Ylenia - fa impazzire gli italiani oltre ai russi, un motivo ci sarà. Su Rai Uno, mercoledì in prima serata, Al Bano e Romina, assieme ai volti di punta della canzone italiana degli anni Ottanta e Novanta, Ricchi e Poveri, Umberto Tozzi, Gianni Morandi, Pupo (che presenta la serata), Matia Bazar, Toto Cutugno hanno sbaragliato tutti gli altri programmi televisivi, raccogliendo 5.403.000 telespettatori, per uno share del 19,83%, un motivo ci sarà. Sono andati meglio del match degli Ottavi di Coppa Italia Napoli-Atalanta, 3.484.000 telespettatori per uno share del 12,20%, trasmesso da Rai Due; meglio di Rai Tre, con la quindicesima puntata di Chi l’ha visto? con Federica Sciarelli, 2.674.000 spettatori e 9,97% di share. Sono arrivati davanti al film «Femmine contro maschi», su Canale 5, con 4.587.000 telespettatori per uno share del 16,74%; hanno battuto la prima puntata della nuova edizione di «Mistero», su Italia 1 (1.477.000 e 6,60% di share) e pure la miniserie Hatfields & McCoys su Rete 4, 1.107.000 di telespettatori, per uno share del 4%. Superata anche «La Gabbia», talk politico di Gianluigi Paragone, con 756.000 telespettatori e uno share del 3,21%, su La7. Tutti lì sul palco, l’emozione per il ritorno di Al Bano e Romina in coppia, a cantare il Belpaese davanti ai russi e ai moscoviti in delirio: Riccardo Fogli, con «Malinconia», Gianni Morandi, con «In ginocchio da te», Umberto Tozzi, con «Gente di mare», i Matia Bazar, con «Vacanze Romane», Toto Cutugno con «L’Italiano», i Ricchi e poveri, «Sarà perché ti amo» e Pupo, con «Su di noi». E poi gli evergreen come «O Sole mio», «Caruso» di Lucio Dalla, il «Va Pensiero» di Giuseppe Verdi e le hit di Al Bano e Romina: «Ci sarà» - con la Power che arriva sul palco e Al Bano che le dice «non farmi aspettare altri vent’anni per cantare con te» - e poi tutta la famiglia Carrisi, sul palco, a far emozionare la cara vecchia Mosca. Perché c’è della (n)ostalgia ambigua in questa serata-evento; ambigua perché la (n)ostalgia si divide tra la Russia e l’Italia. È russa, perché a Mosca le canzoni e gli artisti italiani dei Sanremo degli anni Ottanta hanno incarnato una frontiera di libertà nella cappa del regime comunista, sogno contrapposto al realismo socialista, amore contro appartenenza di classe. Era il 20 luglio del 1984 quando la televisione sovietica mandò in onda praticamente tutto Sanremo. Una decisione che il presidente della radio e televisione di Stato, Sergey Lapin, prese personalmente e addirittura in contrasto con Suslov, allora ideologo numero 1 del Pcus, il Partito comunista russo. Fu così che milioni e milioni di russi videro per la prima volta Al Bano e Romina Power, Toto Cutugno e fu subito trionfo. Certo si trattava di un condensato, debitamente censurato, ma l’amore - anche se cantato - non si può censurare. Un’ora di libertà. Sì, certo, le canzoni scomode erano state eliminate. Fu proibito ad esempio di vedere Mario Castelnuovo e di ascoltare la sua canzone «Nina», perché parlava di una ragazza che aspettava il suo amore in guerra. Tuttavia il trionfo fu completo. E allora, nonostante la cappa del regime, si replicò. Con un altro Sanremo in registrata: le canzoni italiane impazzavano nei diversi programmi russi, Toto Cutugno fu incluso nel programma di Capodanno e nel 1985 la canzone «Se mi innamoro» dei Ricchi e Poveri, che vince Sanremo, divenne un must. Sanremo è stato per i russi un’educazione sentimentale alla libertà, l’altra faccia della letteratura proibita, non da leggere ma da vedere e da ascoltare in tv. L’aria a pieno nei polmoni, perché nell’amare le donne e nel cantarle, c’è libertà. Da Mosca a Roma, poi, a proposito del successo di ascolti in tv del concerto per i 70 anni di Al Bano (con Romina), l’ostalgia che si incontra è un’altra. Quella dell’Italia degli anni Ottanta, dell’edonismo e dei consumi che superano la pruderie cattolica e liberano il Belpaese dal moralismo ideologico del Pci italiano. Con il Festival di Sanremo, con le televisioni commerciali di Silvio Berlusconi, con la politica orgogliosa e tricolore di Bettino Craxi, un socialista Presidente del Consiglio. Perché, come cantava Toto Cutugno nella notte magica di Al Bano e Romina - con i russi in delirio e l’Armata Rossa a far da coro - «lasciatemi cantare perché ne sono fiero, sono un italiano, un italiano vero».

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