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Scala bocciata, promossa l’Opera

Roma e Milano, due città a confronto.

Roma e Milano, due città a confronto. Spesso negli stadi ad incrociarsi sono le gambe dei calciatori di Roma e Lazio da una parte, Milan e Inter dall’altra. A volte invece a scendere in campo nei massimi Teatri cittadini sono le ugole della lirica. Che tra il Costanzi e la Scala ci sia una sana emulazione, se non una vera e propria rivalità, è un dato di fatto ormai incontestabile, tenuto in vita anche, da una parte da un disegno di legge che vorrebbe privilegiare (economicamente) la Scala e l’Accademia di S. Cecilia, dall’altra dalla legittima richiesta del Teatro capitolino di essere considerato anche come istituzione di rappresentanza di Roma capitale. E le battaglie trovano eco sui giornali come quelli milanesi schierati con la Scala e spesso contro Piazza Gigli. Ma ora a dare una mano alle ragioni romane sembra essere proprio il flop della recente prima scaligera. Il confronto ravvicinato era tra l’Ernani diretto da Muti a Roma con regia di De Ana e la ben più popolare Traviata milanese diretta da Gatti con la regia del russo Tcherniakov sonoramente contestata dal pubblico. Un noto giornalista radiofonico, autore di una popolare rubrica musicale, ha sentenziato su Facebook: Roma batte Milano 10 a 0. Personalmente non saprei stilare dei punteggi, certo è che questa ultima inaugurazione scaligera di un Lissner già con le valigie pronte per l’Opéra Bastille di Parigi - evento che doveva chiudere trionfalmente il bicentenario verdiano - si è rivelata un mezzo fallimento. Il bello è che sia i TG nazionali che i GR hanno minimizzato l’accaduto, sentenziando che il dissenso veniva dai soliti loggionisti tradizionalisti (che spesso ne sanno più di chi sta in platea in pelliccia o in smoking). Forse un atteggiamento diverso, più scandalistico e punitivo, avrebbero invece tenuto se il flop fosse avvenuto all’ Opera di Roma, che da qualche anno per fortuna del pubblico veleggia, almeno artisticamente, a gonfie vele. La polemica ha messo di fronte anche gli uffici stampa dei due teatri. Quello della Scala annunziava qualche giorno fa che una nota rivista musicale aveva riconosciuto come miglior regia verdiana quella di Michieletto per Il Ballo in maschera scaligero ambientato nella Casa di riposo Verdi, ma a leggere le testate coinvolte nella giuria non figurano quelle romane. Ancora più consensi per il Lohengrin inaugurale della Scala (segnalazione per direttore, interprete, regia). L’Ufficio stampa del Costanzi ricordava invece di rimando che Muti era stato nominato direttore verdiano dell’anno. È convinzione che almeno in musica si dovrebbe essere meno faziosi che in politica o nel calcio. Il giudizio sulle cose dell’arte dovrebbe essere più ponderato, equanime, sereno. Verrebbe la voglia di pensare che, come nel calcio, ci possa essere una sorta di sudditanza psicologica verso quello che solo i meno avveduti pensano sia il più antico teatro lirico italiano in attività (come è noto questo titolo spetta al S Carlo di Napoli, più antico della Scala di almeno 40 anni). Se poi si parla non di teatro come edificio architettonico, bensì di attività lirica, Roma ha ospitato e dato un contributo allo sviluppo del neonato melodramma fiorentino ben prima che Milano, a rimorchio della splendida effluorescenza veneziana, aprisse i suoi teatri al melodramma. È solo un dato storico inconfutabile ma da valorizzare, come tutta quella scuola romana da Palestrina a Petrassi che ancora oggi pochi conoscono a fondo.

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