Quello che è successo subito dopo il big bang. La creazione della massa e la nascita della materia. Anche questo spiega l’esistenza della «particella di Dio», altro nome per chiamare il bosone di Higgs. È grazie a questa scoperta del 1964 che Peter Higgs e Francois Englert si sono aggiudicati (com’era prevedibile) il premio Nobel per la Fisica 2013. Professore emerito nell’Università di Edimburgo, dove per molti anni ha insegnato fisica teorica, Peter Higgs, 84 anni, scozzese, è membro della Royal Society inglese. Higgs è noto nel mondo della scienza per avere formulato una proposta per spiegare all’interno della teoria elettrodebole l’origine della massa delle particelle elementari. Il meccanismo che ha ipotizzato ha preso il suo nome, «meccanismo di Higgs», e predice l’esistenza di una nuova particella subatomica. Per il suo notevole contributo alla fisica teorica, Higgs è stato decorato numerose volte con premi e riconoscimenti tra i quali la medaglia Dirac e il Premio Wolf per la fisica, ricevuto da Higgs nel 2004 insieme a Francois Englert e Robert Brout, i quali indipendentemente da lui avevano teorizzato lo stesso meccanismo che per questo motivo a volte viene denominato anche come «meccanismo di Brout-Englert-Higgs». Il Nobel per la Fisica è stato, dunque, attribuito anche a Francois Englert, fisico belga, 81 anni che, insieme al suo collega Robert Brout, scomparso nel 2011 a 82 anni, è stato autore di un articolo che proponeva, qualche giorno prima della pubblicazione di quello ben più famoso di Peter Higgs, un meccanismo che spiega la rottura della simmetria elettrodebole nel Modello standard in modo analogo al meccanismo proposto da Higgs. Englert nel 1997 ha ricevuto il Premio per l’alta energia e le particelle della Eps e nel 2004 il Premio Wolf per la fisica, assieme a Peter Higgs e Robert Brout. L’Accademia svedese delle scienze fa sapere che «il premio Nobel è stato assegnato per aver scoperto la teoria del meccanismo che contribuisce alla comprensione della massa delle particelle subatomiche e che, recentemente, è stata confermata dalla scoperta della particella così come era stata prevista nello studio teorico, scoperta realizzata dagli esperimenti Atlas e Cms, esperimenti del Large Hadrhn Collider del Cern di Ginevra». Ed è a questo punto che entra in gioco il nostro Paese. Sono oltre 600, infatti, i ricercatori italiani che hanno contribuito alla conferma delle teorie di Higgs con il loro lavoro all’Lhc. I principali sono Guido Tonelli e Fabiola Gianotti, responsabili degli esperimenti principali che hanno portato al Nobel, e i cui nomi circolavano come possibili destinatari del premio insieme allo stesso Higgs. Cinquantuno anni a fine ottobre, romana, Fabiola Gianotti è uno dei nomi di punta della fisica mondiale. Dal 2009 la scienziata è direttrice di Atlas, l’esperimento principale che ha confermato l’esistenza del bosone di Higgs, sia pure con un piccolo margine di dubbio che non ha, però, impedito all’Accademia di Stoccolma di conferire il Nobel allo scienziato. È stata proprio lei lo scorso 4 luglio ad annunciare al mondo per la prima volta l’osservazione della «particella di Dio».
Il Nobel al bosone parla italiano
La scoperta confermata dagli esperimenti del Cern diretti da Fabiola Gianotti e Guido Tonelli
