Quando il maiale con la scritta «Trust U.S.» è calato sul pubblico dell’Olimpico era chiaro a tutti che sarebbe stato lo show di una vita. Il pupazzo si è pian piano sgonfiato ed è stato risucchiato nel mare di mani e teste delle migliaia di fan che ondeggiavano in piedi sul prato. Nel frattempo sul palco Roger Waters aveva appena finito di declamare «In the flesh» e «Run like hell», vestito da rockstar/dittatore. L’ultima maschera indossata prima del giudizio finale e di quel definitivo «Tear down the wall» che, qualche anno fa, fece tremare i polsi perfino ai tedeschi di Berlino. La versione da stadio di «The Wall» messa in scena domenica sera è stata sontuosa. L’omaggio a tutte le vittime del terrorismo, al brasiliano Charles de Menezes, la dichiarazione pacifista di Eisenhower e l’apertura con la lotta degli schiavi hanno arricchito un menu già succulento con il muro di Pink che copriva interamente una curva. Dalla morte del padre alla madre iperprotettiva, dall’autoritarismo scolastico al sesso, dall’amore infranto alla solitudine paranoica. Tutto congiura nella formazione del muro di alienazione che attanaglia Pink. «Goodbye cruel world» lo canta prima di lasciare spazio alle foto dei caduti spedite a Waters dal pubblico. La seconda parte dello spettacolo si apre con la versione intima di «Hey you» fino all’apoteosi di «Comfortably Numb», quando la collaborazione tra Gilmour e Waters dava vita a capolavori immortali. Senza accorgersene, l’Olimpico in delirio veniva traghettato inesorabilmente verso il processo finale. Sulla scena compaiono i pupazzi giganti del maestro di scuola, della madre e del giudice. Le animazioni proiettate sul muro alle spalle tolgono il respiro mentre falce e martello, stella di David e conchiglia della Shell si impongono con tutto il loro carico simbolico ed emotivo. Il muro crolla ed emergono le note di «Outside the wall», eseguita in versione acustica dai musicisti in piedi sulle macerie. Di un uomo. Di una civiltà intera. Sotto i nostri occhi le braccia alzate, il coro di 50 mila persone che demoliscono l’ultimo muro del rock. La summa perfetta, emozionante e commovente di trent’anni di musica.
Roger Waters mette in riga trent’anni di rock
L’ex Pink Floyd ha conquistato i 50 mila dell’Olimpico col suo sontuoso «The Wall»
