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«Si arriverà alla morte del cinema»

Il regista: «Come nel resto del mondo vogliono imbavagliarci»

Il primo incontro è stato dedicato ieri a Bernardo Bertolucci, autore di molti capolavori della Settima Arte, che si è raccontato partendo dal suo film «La Luna», proiettato ieri prima del dibattito. «Quando iniziai a girare "La luna" era l'estate 1978, a ridosso del rapimento Moro. Era un momento di mia totale schiavitù davanti all'idea freudiana della vita e della realtà - ha spiegatoi Bertolucci - Avevo appena finito "Novecento" e avevo superato il momento difficile in cui dovevo cercare soldi per fare film. Vivevo nel piacere delle contraddizioni, pensando di aver girato, per esempio, la scena finale di "Novecento", dove dei contadini ballavano sotto un'enorme bandiera rossa, scena finanziata per ironia da una Major americana come la Fox. Realizzai "La luna" perché ero ossessionato da un sogno ricorrente, nel quale mi rivedevo a 2 anni, seduto nel cestello della bici di mia madre, nella campagna di Parma. Il giovane viso di mia madre si dissolveva con quello della luna. Così, raccontai questa storia: sull'importanza della figura materna, sul problema della mancanza di un padre e su i temi che venivano molto percepiti all'epoca, come la droga e l'incesto. Il film fu accolto in modo entusiastico a Parigi, tanto che m'inventati di aver iniziato con "La luna" la nouvelle drammaturgie. Facevo parte di un gruppo di registi con i quali pensavo che se un film aveva successo conteneva qualcosa di terribilmente compromesso: avevamo un rifiuto snob basato sulla paura di confrontarci con la risposta del pubblico. Nel 1979, a Venezia, "La luna" ricevette reazioni violente, ma fu amato dal pubblicoZ. È un Bertolucci che ricorda la Roma sparita, quando a «Testaccio e al Mattatoio c'erano ancora gli zingari», quando c'era Pasolini, il cui «ricordo è ancora troppo vivo in me: mi hanno invitato in molti posti per la sua prossima commemorazione, ma domani partirò per Londra, dove nessuno mi chiederà di partecipare ad alcuna celebrazione, Pasolini è ancora troppo presente dentro di me». Riguardo al recente taglio fatto dalla finanziaria al Fus (Fondo Unico per lo spettacolo), Bertolucci ha poi detto che con questi tagli «si arriverà alla morte del cinema e temo che dietro ci sia un disegno per impedire al cinema stesso di parlare del nostro Paese, in Italia, come nel resto del mondo», ha concluso con amarezza il grande maestro, che a Londra si dedicherà anche alla scrittura del suo prossimo film.

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