Il Rapporto GIMBE sullo stato del Servizio Sanitario Nazionale “va letto per intero”. A dirlo è il senatore Francesco Zaffini (FdI), che sul testo commenta: “Si apre riconoscendo che il Servizio sanitario garantisce «buoni esiti di salute, un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile»: con il 13% in meno di spesa per abitante rispetto alla media OCSE viviamo due anni e mezzo in più. Il merito è tutto dei nostri operatori ai quali non si rende il giusto merito raccontando di una sanità allo sbando. Da qui si parte".
Zaffini tocca poi i vari punti del report. Sui “tagli invisibili”, dice, “non sono tagli” ma “la differenza fra la spesa reale e una spesa immaginaria calcolata tenendo ferma una percentuale del PIL”. E aggiunge: “Nei bilanci ci sono 17,5 miliardi in più in quattro anni e il Fondo più alto di sempre. Mai nessun governo ha messo tanto danaro! La stessa formula immaginaria con l’anno base 2019 darebbe 28 miliardi, con il 2010 44, con il 2020 107: un numero che oscilla fra 19 e 107 non è una misura. E quando fra aprile e ottobre la spesa prevista è salita per ogni anno mentre la quota sul PIL scendeva, non si era mossa la sanità: l’ISTAT aveva rivisto il PIL. Il Fondo, tolta l’inflazione, vale quanto nel 2010? Vero, e il compito è cresciuto: gli over 65 sono passati da uno su cinque a uno su quattro. Per questo la sanità va misurata sui bisogni, non sul PIL — e lo diciamo noi per primi come diciamo che l’inflazione sanitaria non è quella del paniere”. Sul Sud e sul riparto, invece, commenta: “I fondi si dividono pesando l’età perché gli anziani costano di più: è il criterio del bisogno, non la sua assenza. Le differenze fra Regioni sono del 4% per abitante e non spiegano 4 anni di vita: quelli nascono dall’organizzazione e dalle condizioni sociali. Sul peso della povertà nel riparto siamo pronti a discutere. Intanto cinque Regioni in più, quasi tutte meridionali, hanno raggiunto i LEA in un anno. I LEA sono stati aggiornati dopo 10 anni e a 23 anni dall’ultima vera revisione!”.
Zaffini poi tocca il tema della “rinuncia alle cure”, aggiungendo: “I 5,8 milioni vengono da un sondaggio: la stessa domanda posta dall’indagine europea dà il 3,8%. Il problema delle attese è reale e non va minimizzato; proprio per questo serve pubblicare il numero vero — quante prescrizioni vengono eseguite nei tempi, quante in ritardo, quante mai. Oggi però abbiamo un cruscotto in AGENAS. Quanto al «debito sanitario che genera interessi»: se esistesse davvero, morirebbero più persone di malattie curabili. Il dato OCSE ci dice invece il contrario".
Riguardo al personale: “I 36,8 miliardi «in meno» sono la stessa “supercazzola” dei tagli invisibili: la quota del personale è scesa perché sono cresciuti farmaci innovativi e tecnologie. «Un medico su quattro fuori dal SSN» conta anche università, privato, industria, INPS, forze armate: non ci mancano i medici, ne abbiamo più di quasi tutta l’Europa. Ma sugli infermieri GIMBE ha facile ragione: 1,3 per medico contro 2,5, stipendi inferiori di un quarto. E c’è il dato che il Rapporto non cita: 1,5 addetti all’assistenza di lungo termine ogni cento anziani contro 5. Lì va la prossima battaglia. La medicina generale, infine, non si misura contando le teste: regge la cronicità del Paese con una quota di spesa scesa, quella si, dal 6,2 al 5,1%, e le Case della Comunità vanno costruite INSIEME ai medici di famiglia, non contro di essi".
Sul privato, incalza: “La spesa pubblica verso i convenzionati è al 20,8%, il minimo dal 2012, lo dice il Rapporto. Nel 2025 la spesa di tasca propria è scesa e quella pubblica è salita. Il «+169%» del privato puro misura quante spese vengono registrate dal Sistema Tessera Sanitaria, non quante se ne fanno. I gettonisti sono lo 0,4% della spesa: un segnale organizzativo, non un buco di bilancio; e lo stop va accompagnato dal reclutamento, qui concordo. Ma va detto che con questo Governo sono stati fatti tre contratti dei medici, l’ultimo propio oggi!“.
Zaffini conclude poi con due temi. Il primo è il Pnrr: “Giusta la richiesta di pubblicare tutti i dati di verifica. Dal 2027 la partita è il personale dentro le strutture, alcune categorie hanno accettato la sfida, altre tardano, ma non sono più i cantieri a dettare l’agenda”. A chiusura, il Piano di rilancio:“ Condivido quasi tutte le sedici linee. Manca però ciò che serve per decidere: quanto costano i LEA, Regione per Regione, qualcuno lo dovrà calcolare, e la Commissione che presiedo sarà la sede, dopo la manovra, in cui costruire con tutti — GIMBE compresa — le misure comuni: bisogni e non PIL, costo dei LEA, accesso dalle ricette, capacità di cura e non teste per abitante”
