Lo avevano dipinto come un pericoloso narcotrafficante, per sei mesi e mezzo è stato rinchiuso in carcere e infine assolto perché innocente. Ma Massimiliano Olivieri, pescatore 34enne di Livorno, è solo una delle «vittime eccellenti» del nostro fallace sistema giudiziario. Arrestato nel maggio del 2012 perché trovato in possesso di 213 chili di cocaina purissima, fin da subito Massimiliano ha implorato pm e giudici di ascoltarlo, spiegando che gli zaini con dentro la droga, con cui l’avevano sorpreso i carabinieri già appostati, non erano suoi; che ne aveva aperto uno solo perché, notandoli su un gommone spiaggiato a Calambrone (Pisa), si era incuriosito e aveva tirato fuori un panetto di 5 chili. Niente da fare. Nonostante i tabulati telefonici, le analisi del computer e l’esame del dna dei mozziconi di sigarette trovati in zona escludessero ogni suo coinvolgimento in organizzazioni criminali, Massimiliano è stato sbattuto per mesi in galera. L’arresto è stato prima convalidato da un giudice e dal tribunale del Riesame di Firenze. Poi è arrivato il rinvio a giudizio, ma solo per spaccio e non per traffico internazionale di droga. Infine, nell’aprile scorso, il «presunto colpevole» è stato assolto da ogni accusa nonostante il pm avesse chiesto una condanna a 4 anni di carcere. Il suo avvocato, Massimo Gambaccini, che dal suo assistito non ha voluto un centesimo, sta ora predisponendo l’istanza di risarcimento per ingiusta detenzione. Più di sei mesi in carcere da innocente. Un’esperienza da non augurare al peggior nemico. «Ero uscito di casa tranquillo, come ogni giorno, e mi sono ritrovato in carcere per quasi sette mesi. L'impatto è stato durissimo. Per fortuna ho un carattere forte, che mi ha permesso di affrontare a modo mio anche la galera. Sapevo di non aver fatto niente, che tutto si sarebbe risolto nel migliore dei modi. E così è andata. Ma mi hanno fatto patire». La sua innocenza appariva chiara fin dall'inizio, anche se il pm ha chiesto 4 anni di carcere. «Era assolutamente chiara. Mi hanno sequestrato il cellulare, il computer, hanno perquisito la mia casa, il gommone è stato analizzato dal Ris di Roma, eppure nulla è emerso a mio carico. I magistrati si sono subito resi conto che non ero un narcotrafficante, ma volevano farmi pagare il possesso di quei cinque chili di cocaina. Io credo che, nel momento in cui si sono accorti che non ero la persona che cercavano, e dunque che la loro operazione era andata male, hanno pensato che qualcuno dovesse comunque pagare. E invece ero innocente, mentre ancora oggi i veri colpevoli non sono stati scovati». Ha più volte chiesto di essere rimesso in libertà in quei sette mesi. Inutilmente. «Dopo due mesi ho anche chiesto i domiciliari, ma me li hanno negati. Il giorno in cui mi hanno arrestato dovevo andare a prendere mia figlia a scuola, e invece l'ho rivista in carcere dopo molte settimane. Mi hanno rifiutato anche il patrocinio gratuito perché, secondo loro, vista la mia attività illecita, da qualche parte i soldi ce li dovevo avere. Ma non avevo e non ho un centesimo, tanto che non ho ancora pagato il mio avvocato, che non finirò mai di ringraziare». Quanto le è capitato è colpa della legge, dei magistrati, della sfortuna? «Di certo sono stato anche sfortunato, ma sono anche convinto che sette mesi di carcere preventivo sarebbero stati troppi anche se fossi stato colpevole». Ora attende il risarcimento dei danni? «Tre giudici mi hanno assolto per non aver commesso il reato. Penso di averne diritto».
"Ho fatto 7 mesi dentro per l’errore di un pm"
La storia di un pescatore arrestato per narcotraffico Con la cocaina lui però non c’entrava nulla
