Attualità

C’era amianto nel vecchio Das il gioco dei bimbi di 40 anni fa

Hanno distrutto un mito

Se al culmine di una lite in casa vi viene la voglia matta di afferrare il primo oggetto a portata di mano per scaraventarlo a terra prima di fare pace, fate attenzione a cosa fate. Se quello che avete appena preso in mano è uno di quei ninnoli ricordo della vostra infanzia - roselline per la festa della mamma, pupazzetti e macchinine - creati con la pasta di Das, la magica creta con cui si sono sporcati le mani milioni di bambini oggi 40-50enni, è meglio rimetterlo subito a posto dov’era, perché spaccandosi potrebbero liberare fibre di amianto. E se le famigerate fibre di amianto sparse nell’aria potrebbero farci male adesso, figuriamoci cosa potrebbero aver causato negli ex bambini di 40 anni fa, che si sono cimentati in originali creazioni, con quella meravigliosa pasta bagnata, che si seccava subito, riuscendo a farci sentire tutti scultori. Oddio, non diteci che potrebbe averci danneggiato anche il Das? Sembra proprio di sì. Almeno stando ai risultati di uno studio pubblicato sulla rivista "Scandinavian Journal of Work Environment and Health", firmato dai ricercatori italiani dell’Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica (Ispo), dell’Asl e dell’Università di Firenze. La notizia è arrivata ieri. Nell’ennesima giornata alle prese con polveri sottili, blocchi del traffico e targhe alterne, ci mancava anche questa: «fibre di amianto utilizzate in passato in una pasta per modellare, più conosciuta come Das, possono aver causato un’esposizione alla sostanza "killer" da parte di bambini, insegnanti, artigiani e di coloro che erano addetti alla produzione». Questo spiega il lavoro che ha rilevato la presenza, tra il 1963 e il 1975, di amianto nel Das, la famosa pasta per modellare, a suo tempo prodotta dalla ditta Adica Pongo di Lastra a Signa, chiusa dal 1993. Una ricerca resa possibile grazie al contributo fornito da alcuni ex dipendenti di Adica Pongo a Lastra a Signa (Firenze). Inoltre, i ricercatori sono riusciti a reperire le fatture dell’acquisto dell’amianto, oggi depositate nell’Archivio di Stato di Torino insieme alla documentazione del produttore, l’Amiantifera di Balangero. Sofisticate analisi di laboratorio sui prodotti originali hanno confermato la presenza della sostanza. Secondo la ricostruzione dei ricercatori, «55 milioni di confezioni di Das contenenti amianto sono state prodotte e vendute sul mercato interno e internazionale in 12 anni, con un numero di utenti nell’ordine dei milioni». «Lanciamo un forte appello alle autorità affinché vengano effettuati test accurati su articoli di importazione, tra cui i giocattoli, quando provengano da Paesi in cui l’amianto non è ancora vietato», avverte Stefano Silvestri, Igienista del Lavoro dell'Ispo di Firenze. «Dato che il Das è stato commercializzato in Italia ed esportato in altri paesi europei - sottolineano gli autori dello studio - i nostri risultati suggeriscono che ai pazienti affetti da mesotelioma che non riferiscono di essere stati esposti ad amianto per motivi professionali, dovrebbero essere chiesto se in passato hanno usato il Das. Questa scoperta dimostra che gli usi dell’amianto nel passato non sono stati ancora del tutto chiariti e che non vi erano limiti al suo impiego, essendo presente persino nei giocattoli». Oltre alla sua commercializzazione come giocattolo, il Das e stato utilizzato come strumento di insegnamento nelle scuole, ma anche da artigiani, restauratori di ceramica e artisti. Per i primi tre anni, Das è stato commercializzato in polvere da miscelare con acqua e successivamente in pasta pronta all’uso. Dal 1976 in poi l’amianto fu sostituito con la cellulosa. «Tuttavia - riporta lo studio - è possibile che qualcuno possieda ancora manufatti modellati tra il 1960 e il ’70, ma questi articoli non rappresentano un rischio per la salute di chi li possiede». Viene raccomandato «di non rompere tali oggetti e non ridurli in polvere, perché le fibre di amianto potrebbero ancora disperdersi in aria con il rischio di essere inalate». Il Das oggi «in commercio in Italia e all’estero è perfettamente sicura e pienamente conforme alle normative vigenti» precisa la F.I.L.A. (Fabbrica Italiana Lapis ed Affini), che dal 1994 produce e distribuisce il Das. L’attuale azienda produttrice precisa in una nota che, «sia in ambito comunitario che negli Stati Uniti, la composizione del Das in termini di formulato è stata esaminata da organismi accreditati, che ne hanno confermato la piena sicurezza per l’utilizzo da parte di bambini ed adulti. In dettaglio, i prodotti a marchio Das oggi disponibili sul mercato sono conformi alla Direttiva Giocattoli 2009/48 CE. Rispondono inoltre pienamente alla Norma Armonizzata EN 71 parti 1, 2 e 3:2013 in ambito europeo, nonché all’ASTM D-4236 negli Stati Uniti. Infine, a ulteriore garanzia della sicurezza del prodotto, la pasta Das è dermatologicamente testata». Lo studio condotto dall’Ispo, tiene a precisare l’attuale produttore, «si riferisce, come correttamente specificato, alla pasta Das che veniva prodotta e commercializzata da Adica Pongo tra il 1963 e il 1975, molti anni prima dell’acquisizione di quest’ultima da parte di F.I.L.A., avvenuta nel 1994». Pertanto, «il Das cui fanno oggi riferimento i mezzi di informazione era un prodotto realizzato da un’azienda diversa», totalmente differente «dalla pasta Das prodotta e distribuita dal 1994 in avanti», aggiunge l’azienda sottolineando la «grandissima attenzione per la sicurezza e la qualità dei propri prodotti».L’azienda «conferma in questa occasione il massimo impegno per sicurezza dei propri prodotti, e invita i consumatori a continuare ad acquistare con fiducia la pasta Das».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.