Attualità

Bossetti: «Senza papà non sono nessuno»

Il carpentiere accusato dell’omicidio di Yara partecipa ai funerali del padre L’abbraccio commosso alla madre e alla moglie, poi il rientro in carcere

C'era anche Massimo Bossetti, ieri mattina, ai funerali del padre Giovanni, morto all'alba del giorno di Natale dopo un'agonia durata mesi. Il carpentiere accusato di avere ucciso la ginnasta tredicenne Yara Gambirasio ha avuto il permesso di assistere alle esequie dalla Corte di Assise di Bergamo, che nei mesi scorsi gli aveva consentito di uscire altre due volte dal carcere. L'ultima, il diciassette dicembre, per andare a trovare in ospedale il padre in fin di vita. Una visita che si era protratta un paio d'ore. Nella chiesa di San Vittore Martire, a Terno d'Isola, il funerale era previsto per le dieci del mattino. Presenti protagonisti, comprimari e vittime del caso giudiziario più mediatico degli ultimi venti anni. Tutti hanno pianto un brav'uomo che ha scoperto proprio nei giorni in cui veniva arrestato il figlio, il sedici giugno dell'anno scorso, di avere una malattia grave e contestualmente di non essere il padre biologico di Massimo e della sua gemella Laura Letizia, risultati figli dell'autista di Gorno Giuseppe Guerinoni. Il corteo funebre si è mosso dall'ospedale San Giovanni XXIII fino alla chiesa in cui si teneva la funzione religiosa, seguito da qualche sguardo curioso che «cercava» le facce viste in televisione. Eccole sfilare meste, le donne della famiglia Bossetti. Ester Arzuffi, moglie di Giovanni e madre di Massimo Bossetti (occhialoni neri, pantaloni dello stesso colore e tacco alto) insieme alla figlia Laura, entrambe provate dagli eventi: dalla morte di Giovanni Bossetti, certo, ma anche dai segreti e dagli affanni di questi ultimi anni e forse anche da qualche rimpianto. Bossetti è stato scortato dalla polizia penitenziaria e fatto entrare da una porta laterale, il giubbotto blu alzato fin sopra le orecchie, protetto dall'attenzione di giornalisti e cameramen che di lui sono riusciti a fotografare soltanto qualche dettaglio. Sedeva in prima fila, lui; alla sua sinistra la sorella ed alla destra la madre. Un banco dietro la moglie Marita Comi, occhiali scuri e capelli mesciati con grande perizia, bella come sempre, una diva di provincia suo malgrado. Il sindaco Paolo Centurielli, che ha voluto partecipare al funerale (non è dato sapere se fosse un amico di famiglia), si era mosso affinché fosse vietata l'entrata a fotografi e cameramen. Massimo Bossetti avrebbe potuto scegliere di mantenere un basso profilo ma a sorpresa ha condiviso con i presenti i suoi ricordi, salendo sul pulpito (e chissà quali pensieri vagavano tra le volte della chiesa e negli occhi degli affranti partecipanti al funerale). «Si possono avere sorelle, fratelli, mogli e figli ma quando mancano i genitori non si è più nessuno. Papà, mi mancherai» ha detto il carpentiere dagli occhi ghiacciati. Al termine della funzione, un abbraccio lungo e pieno di parole non dette alla madre, entrambi in lacrime, e poi alla moglie. Infine Massimo Bossetti è stato riportato in carcere. La bara, sovrastata da una corona di rose rosse, simbolo d'amore, si è mossa verso il cimitero. Ester Arzuffi, la matriarca di questa famiglia investita dai guai, la donna che continua a negare di avere avuto i suoi figli da uomini diversi da suo marito Giovanni, morto a soli settantatré anni, è apparsa per la prima volta piegata dagli eventi.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.