La scarcerazione-lampo della dottoranda libica ha provocato uno scontro tra gip e Procura al Tribunale di Palermo. La donna era stata arrestata domenica per istigazione al terrorismo e liberata martedì. Dopo le critiche del Procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, che aveva giudicato la scarcerazione della studiosa «una misura inadeguata e contraddittoria», arriva la dura replica dei vertici dell'ufficio Gip, il presidente Cesare Vincenti e il presidente aggiunto Gioacchino Scaduro. «Con riguardo alla vicenda di Khadiga Shabbi, donna libica posta in stato di fermo con l'accusa di apologia di reato con finalità di terrorismo, la Procura della Repubblica ha reso dichiarazioni ("siamo sconvolti, misura inadeguata, contraddittoria e contraria alla più recente giurisprudenza"), che non esitiamo a considerare avventate ed inopportune» e che possono delegittimare «oggettivamente il lavoro e la funzione del Giudice per le indagini preliminari». Per i due togati, «è solo e soltanto il Giudice, e non certo la Procura della Repubblica, che ha la legittimazione per valutare se sussistano i presupposti di legge per eseguire un provvedimento di fermo (presupposti che nel caso concreto il Giudice ha ritenuto del tutto assenti), e in che misura gli indizi del reato e se e in che misura sussistano esigenze cautelari. In secondo luogo - aggiungono i due - le succinte dichiarazioni della Procura, ampiamente diffuse dalla stampa, rischiano di creare nell'opinione pubblica un allarme ingiustificato, di cui in questa fase storica non si sente affatto il bisogno. La donna, infatti, non è accusata di atti di terrorismo o di associazione terroristica in collegamento con esponenti di gruppi terroristici o foreign fighters, come potrebbe intendersi, ma soltanto di un reato di opinione: l'avere cioè espresso il suo personale apprezzamento nei confronti dell'ideologia di gruppi ritenuti terroristici, manifestazione del pensiero che può diventare reato solo se resa pubblica». Vincenti e Scaduro, poi, sottolineano che «il Giudice, unico soggetto a ciò legittimato, ha valutato che nei limiti di quanto emerso nel momento in cui la Procura ha deciso di intervenire rendendo pubbliche le indagini, la posizione della donna, il ruolo della stessa nella vicenda, la gravità del reato commesso, non giustificassero l'adozione di misure cautelari di tipo detentivo che, peraltro, lo stesso legislatore con le ultime riforme ha inteso fortemente limitare». E ribadiscono che «il Giudice, per il ruolo assegnatogli dalla Costituzione e dalla legge, non può, a garanzia di ogni singola persona, cittadino o straniero che sia, ma anche della collettività, indulgere a semplificazioni, ad emozioni o a precarie suggestioni esterne». Nessuna replica da parte del procuratore Francesco Lo Voi.
Libica libera, è scontro fra toghe
Marzio LaghiLa scarcerazione-lampo della dottoranda libica ha provocato uno scontro tra gip e Procura al Tribunale di Palermo. La donna era stata arrestata domenica per istigazione al terrorismo e...
