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Il cugino di Gheddafi: «L’Isis ha armi chimiche»

Poche settimane fa, dopo l’attacco a Parigi del 13 novembre, il premier Manuel Valls aveva paventato il possesso di armi chimiche da parte dei tagliagole dell’Isis. Il rischio è enorme. E ora ad...

Poche settimane fa, dopo l’attacco a Parigi del 13 novembre, il premier Manuel Valls aveva paventato il possesso di armi chimiche da parte dei tagliagole dell’Isis. Il rischio è enorme. E ora ad affermare che è concreto arriva anche il cugino del defunto leader libico Muammar Gheddafi. «Gli estremisti islamici e i militanti dello Stato islamico hanno sequestrato armi chimiche nei depositi libici. Enormi quantità di Sarin, sono stati spostati dal sud al nord del Paese fino a Tripoli», spiega al quotidiano arabo Asharq Al-Awsat, Ahmed Gaddaf al-Dam. E aggiunge: «I terroristi hanno già utilizzato il Sarin lo scorso anno, ma l’episodio è stato ignorato dalla comunità mondiale». Al Dam, che vive in esilio in Egitto, spiega che il gas è stato usato nel 2014. «L’Occidente sa perfettamente che gli estremisti in Libia sono in possesso del gas sarin - ha detto - e proprio per il timore che i jihadisti ne facciano uso in attacchi terroristici in Europa» cerca «una legittimazione per intervenire militarmente nel Paese». Il sarin è un gas nervino della famiglia degli organofosfati classificato come arma chimica di distruzione di massa. Fu ottenuto per la prima volta alla fine del 1938 da scienziati tedeschi della IG Farben durante i tentativi di sviluppare sostanze ad azione biocida. Già a febbraio venne lanciato un allarme simile. Lo stesso quotidiano rivelò che armi chimiche (sarin e iprite) erano state trafugate da depositi nelle province centrali e meridionali. Un gruppo armato di guardia ad una fabbrica chimica situata nel distretto di Jufra (nel deserto centrale e meridionale della Libia), circa 600 chilometri a sud-est di Tripoli, aveva trasferito imprecisate quantità di «gas mostarda» (iprite) a Misurata, scrisse Asharq Al-Awsat che descrisse anche lo svolgimento di un presunto test. La notizia, però, contrastava con quella della distruzione totale dell’arsenale chimica del Colonello, terminata il 5 febbraio del 2014 come accertarono il direttore generale dell’Organizzazione per la messa al Bando della Armi Chimiche (Opwc), il turco Ahmet Uzumcu, e rappresentati di Usa, Germania e Canada che fornirono assistenza tecnica alla Libia per eliminare i pericolosi gas. Secondo quanto riferito dal quotidiano, però, dopo la morte del Rais nel 2011, sarebbe stato distrutto solo il 60% dell’arsenale di Gheddafi. Restava quindi un 40% che sarebbe stato distrutto nei 3 anni successivi. Il dubbio è che parte del quantitativo possa essere sfuggito ai tecnici dell’Opwc, che si sono occupati anche dell’arsenale chimico siriano.

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