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È morto Licio Gelli

L'ex Venerabile della loggia P2 si è spento nella sua casa di Arezzo. Aveva 96 anni FOTO - RICORSI STORICI

È stato protagonista indiscusso di una parte della storia del nostro Paese. Anche di quella recente visto che proprio in questi giorni si è tornati a parlare del famoso conto "Primavera" aperto presso la Banca Etruria. Su quel conto Licio Gelli, venerabile maestro della Loggia P2, depositava le quote degli affiliati. Gelli se n'è andato stanotte. Morto all'età di 96 anni tra le mura di Villa Wanda, la casa dove viveva ad Arezzo. Nelle ultime 48 ore le sue condizioni di salute, già precarie, erano fortemente peggiorate. La moglie Gabriela Vasile lo aveva ricoverato nella clinica pisana di San Rossore da dove era stato dimesso alla fine della scorsa settimana perché giudicato ormai in fin di vita. Dopo un rapido check up all'ospedale di Arezzo che aveva dato lo stesso esito, la famiglia aveva deciso di riportarlo a Villa Wanda dove è spirato intorno alle 23.   Ex imprenditore Gelli, nato a Pistoia il 21 aprile del 1919, era divenuto famoso per la vicenda legata alla loggia massonica P2. Ccondannato per depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna del 1980, dopo essere stato detenuto in Svizzera e Francia e coinvolto in varie inchieste, si era ritirato nella sua abitazione sulle colline di Arezzo. Lascia la seconda moglie Gabriela (la prima Wanda è scomparsa da tempo) e tre figli Raffaello, Maurizio e Maria Rosa, la quarta figlia Maria Grazia è morta nel 1988 in un incidente stradale. I funerali si svolgeranno probabilmente giovedi a Pistoia, mentre la camera ardente dovrebbe essere allestita nella chiesa di Santa Maria delle Grazie ad Arezzo a pochi metri da Villa Wanda. Militare in Spagna È stato protagonista delle trame oscure che hanno contrassegnato la storia della Repubblica italiana nell'ultimo mezzo secolo. Figlio di un'umile famiglia, partì volontario con la spedizione delle camicie nere mandate in Spagna da Benito Mussolini in aiuto di Francisco Franco. Proprio in Spagna perse in battaglia il fratello maggiore Raffaello. Nel 1939 tornò in Italia e collaborò con la federazione fascista di Pistoia, scrivendo nel settimanale locale, "Il Ferruccio", la sua esperienza di guerra. Dopo l'8 settembre 1943 aderì alla Repubblica di Salò e divenne un ufficiale di collegamento fra il governo fascista e il Terzo Reich. Quando tuttavia la vittoria della guerra cominciò a rivelarsi impossibile per i nazifascisti, Gelli passò a collaborare con alcuni partigiani. Il tesoro di Pietro II di Jugoslavia Durante la seconda guerra mondiale, Gelli fu protagonista di un episodio dai contorni leggendari, che negli anni Novanta è stato ricostruito dal giornalista Gianfranco Piazzesi. Nel luglio 1942 come ispettore del Partito Nazionale Fascista, gli sarebbe stato affidato il compito di trasportare in Italia il tesoro di re Pietro II di Jugoslavia: 60 tonnellate di lingotti d'oro, 2 di monete antiche, 6 milioni di dollari, 2 milioni di sterline che il Servizio Informazioni Militare aveva requisito. Nel 1947 il tesoro venne restituito, ma all'appello mancavano 20 tonnellate di lingotti, che Gelli avrebbe trasferito in Argentina. È stato ipotizzato che parte di queste 20 tonnellate sarebbero tra i preziosi ritrovati nelle fioriere di villa Wanda, ma Gelli ha sempre smentito questa accusa. Collaborazione con la Cia È stato ipotizzato anche che alla fine degli anni Cinquanta Gelli sia stato arruolato nella Cia, su raccomandazione dei servizi segreti italiani. Ma anche questa voce non ha avuto conferme ufficiali o autorevoli. Certo è che Gelli ha sempre potuto contare su amicizie importanti per la sua scalata all'interno della massoneria. Tra queste amicizie, il Maestro Venerabile della Loggia P2, ha sempre pubblicamente rivendicato quella con il leader argentino Juan Domingo Peron. La Loggia P2 Vissuto per molto tempo dietro le quinte, il nome di Licio Gelli balzò agli onori della cronaca il 17 marzo 1981 quando una perquisizione della polizia, su ordine della magistratura di Milano, nella sua villa a Castiglion Fibocchi (Arezzo) portò alla scoperta di una lunga lista di alti ufficiali delle forze armate, funzionari pubblici, professionisti, imprenditori, politici, ministri, giornalisti e personalità varie aderenti alla Loggia segreta P2. Una sorta di Stato nello Stato. Gelli aveva creato con la P2 nel corso degli anni '70 un centro di potere. La P2 è stata chiamata in causa in tutti i più grandi scandali della storia d'Italia, dal tentato golpe del principe Borghese, il crack Sindona, il caso Calvi, il controllo del Corriere della Sera (Bruno Tassan Din, direttore generale della Rizzoli aveva la tessera 534). La lista includeva 962 nomi tra cui anche l'intero gruppo dirigente dei servizi segreti italiani, 2 ministri (Gaetano Stammati e Paolo Foschi, entrambi Dc), 44 parlamentari, 12 generali dei Carabinieri, 5 della Guardia di Finanza, 22 dell'Esercito, 4 dell'Aeronautica e 8 ammiragli. Imprenditori come Silvio Berlusconi, giornalisti come Roberto Gervaso e Maurizio Costano e Vittorio Emanuele di Savoia. La fuga in Svizzera Licio Gelli fuggì in Svizzera dove fu arrestato mentre cercava di ritirare decine di migliaia di dollari a Ginevra. Poi riuscì a evadere dalla prigione e fuggì in Sudamerica, prima di costituirsi nel 1987. La scoperta della lista degli aderenti alla P2 creò uno scandalo nazionale, con forti ripercussioni sulle istituzioni pubbliche e non lasciò immune neppure la massoneria ufficiale. La corte centrale del Grande Oriente d'Italia, con una sentenza del 31 ottobre 1981, decretò l'espulsione di Gelli dall'ordine massonico. La commissione parlamentare d'inchiesta Il Parlamento approvò in tempi rapidi una legge per mettere al bando le associazioni segrete in Italia e contemporaneamente (dicembre 1981) venne creata una commissione parlamentare d'inchiesta, presieduta da Tina Anselmi (Dc), che riferì alle Camere dopo due anni e mezzo di lavori, concludendo che la P2 di Gelli era stato "un elemento di peso decisivo in vicende finanziarie, quella Sindona e quella Calvi, che hanno interessato il mondo economico italiano in modo determinante", oltre a sottolineare "un disegno generale di innegabile valore politico". Con Stefano Delle Chiaie e Francesco Pazienza, Licio Gelli è stato coinvolto nel processo per la strage di Bologna del 2 agosto 1980, nella quale furono uccise 85 persone e 200 rimasero ferite. Con la sentenza definitiva di Cassazione sulla strage di Bologna, il 23 novembre 1995 Gelli è stato condannato per depistaggio. Nel 1994 fu condannato a 12 anni di carcere dopo essere stato riconosciuto colpevole della frode riguardante la bancarotta del Banco Ambrosiano nel 1982 (era stato accertato un buco di 1,3 miliardi di dollari).

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