Una cerimonia sobria, in un clima di grande raccoglimento, nella «sua» cattedrale. Ieri più che mai Francesco è stato prima di tutto Vescovo di Roma, come ama ricordare fin dalla sua elezione al soglio petrino. Ha aperto la Porta Santa nella Basilica di San Giovanni in Laterano, la «madre» di tutte le chiese del mondo, ripetendo il rito dell8 dicembre a San Pietro. Ma questa volta in un’atmosfera quasi intima, circondato dall’affetto e dalla preghiera dei romani che fin dal primo mattino si sono messi pazientemente in fila per sottoporsi ai controlli di sicurezza necessari per entrare. Almeno quelli che avevano un biglietto: altri sono rimasti sulla piazza, ad ascoltare la Messa dagli altoparlanti ma senza maxischermi, circostanza che ha spinto molti romani ad andarsene non senza polemiche. Il Pontefice è arrivato con qualche minuto di anticipo, accolto sul sagrato dal cardinale vicario Vallini e dal vicegerente della Diocesi mons. Iannone con i paramenti liturgici di colore rosa, quello che caratterizza la terza domenica di Avvento (e la quarta di Quaresima), la domenica «gaudete», ovvero della gioia per il Natale ormai imminente. E proprio alla gioia ha fatto riferimento il Papa nell’omelia. «Non possiamo lasciarci prendere dalla stanchezza; non ci è consentita nessuna forma di tristezza, anche se ne avremmo motivo per le tante preoccupazioni e per le molteplici forme di violenza che feriscono questa nostra umanità» ha ricordato Francesco. Una gioia che secondo il Papa ha le sue radici nel fatto che «il Signore è vicino. Per questo dobbiamo rallegrarci sempre, e con la nostra affabilità dare a tutti testimonianza della vicinanza e della cura che Dio ha per ogni persona». Concetti ripresi più tardi all’Angelus: «Oggi ci vuole coraggio a parlare di gioia, ci vuole soprattutto fede! Il mondo è assillato da tanti problemi, il futuro gravato da incognite e timori. Eppure il cristiano è una persona gioiosa, e la sua gioia non è qualcosa di superficiale ed effimero, ma di profondo e stabile, perché è un dono del Signore che riempie la vita». Una gioia interiore che certo non impedisce di vedere il male e di denunciarlo: «In un contesto storico di grandi soprusi e violenze - ha spiegato il Papa nell’omelia riferendosi alla prima lettura - ad opera soprattutto di uomini di potere, Dio fa sapere che Lui stesso regnerà sul suo popolo, che non lo lascerà più in balìa dell’arroganza dei suoi governanti, e che lo libererà da ogni angoscia. Oggi ci viene chiesto che “non ci lasciamo cadere le braccia” a causa del dubbio, dell’impazienza o della sofferenza». E all’Angelus in piazza San Pietro, commentando le risposte di Giovanni Battista ai pubblicani e ai soldati che gli chiedevano cosa dovessero fare, il Papa ha aggiunto: «Non fare “tangenti”, è chiaro il Battista» e ancora «non estorcere niente a nessuno». Dunque «comprendiamo quali fossero le tendenze generali di chi in quell’epoca deteneva il potere; sotto forme diverse ma le cose non sono cambiate tanto!» ha sottolineato il Pontefice. Gioia e conversione. Due temi cardine dell’Anno Santo straordinario: «Abbiamo aperto la Porta Santa, qui e in tutte le cattedrali del mondo - ha detto ancora il Papa a San Giovanni - Anche questo semplice segno è un invito alla gioia. Inizia il tempo del grande perdono. È il Giubileo della Misericordia. È il momento per riscoprire la presenza di Dio e la sua tenerezza di padre. Dio non ama le rigidità. Lui è Padre, è tenero. Tutto fa con tenerezza di Padre» ha detto Francesco con grande enfasi, ricordando che ai cristiani «viene chiesto un impegno più radicale. Davanti alla Porta Santa che siamo chiamati a varcare, ci viene chiesto di essere strumenti di misericordia, consapevoli che saremo giudicati su questo. Chi è stato battezzato sa di avere un impegno più grande. La fede in Cristo provoca ad un cammino che dura per tutta la vita: quello di essere misericordiosi come il Padre. La gioia di attraversare la Porta della Misericordia si accompagna all’impegno di accogliere e testimoniare un amore che va oltre la giustizia, un amore che non conosce confini». Un’ora dopo l’inizio della cerimonia in Laterano, il cardinale James Harvey ha aperto la Porta Santa nella basilica di S. Paolo fuori le mura, di cui è arciprete. Venerdì, invece, il Papa si recherà nell’ostello della Caritas di via Marsala, appena ristrutturato, per aprire la Porta Santa della carità.
La misericordia del Papa «Dio non ama le rigidità»
CerimoniaAperta la Porta Santa a S. Giovanni Monito contro «l’arroganza dei governanti»
