Sotto processo per falsa testimonianza, con il sospetto, ancora tutto da provare, di aver brigato per far uscire di galera, nel 2010, l’allora consigliere regionale del Pdl Santi Zappalà, detenuto in custodia cautelare per voto di scambio politico-mafioso. È il destino che attende Franco Pontorieri, ex presidente del Tribunale di Reggio Calabria e della seconda sezione civile della Cassazione, oggi in pensione, che dal prossimo febbraio dovrà spiegare ai magistrati di Catanzaro il perché delle presunte bugie e omissioni emerse nel corso della sua testimonianza al processo contro Agatino Antonio Guglielmo, funzionario della Corte d’appello di Reggio Calabria, condannato in primo grado a 2 anni e 6 mesi per rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento. L’intricata storia che ha portato alla sbarra Pontorieri, e che emerge dalle motivazioni alla sentenza di condanna di Guglielmo, comincia con l’arresto, nel dicembre del 2010, di Zappalà (successivamente condannato in via definitiva). Finito in carcere, l’esponente del centrodestra si prodiga per uscire. Sa che è necessario avvicinare il gip di Reggio Calabria che ha in mano la decisione, Roberto Carrelli Palombi (che poi respingerà la richiesta di scarcerazione), e che l’uomo giusto per riuscirci è suo cugino Agatino Antonio Guglielmo. Nel carcere di Nuoro dov’è detenuto, Zappalà riceve più volte la visita di moglie, figlia e fratello. I quattro, ignari di essere intercettati dal Ros, parlano della scarcerazione e si chiedono se Guglielmo ha già coinvolto un certo «presidente», un uomo potente in grado di smuovere le acque per ottenere l’agognata scarcerazione ma di cui, inizialmente, si ignora l’identità. Di fronte a queste intercettazioni ambientali, gli inquirenti spulciano i tabulati telefonici dei familiari di Zappalà e scoprono che il misterioso «presidente» altri non è che Pontorieri. Il quale, nel corso del processo a carico di Guglielmo, viene chiamato sul banco dei testimoni. Il giudice, incalzato dalle domande del pm, tentenna, si contraddice, non sa spiegare il perché dei suoi contatti, nel periodo in cui è in ballo la decisione sulla scarcerazione di Zappalà, sia con Guglielmo che col gip Palombi. Di fronte a questo tipo di testimonianza, il pm trasmette gli atti alla procura competente di Catanzaro. E che nella deposizione di Pontorieri qualcosa non torni, emerge proprio dalle motivazioni alla sentenza su Guglielmo, là dove, ad esempio, i giudici scrivono che Zappalà e famiglia, prima di chiedere la scarcerazione, restano in attesa del «parere di una persona il cui nome non veniva palesato, ma che veniva descritta, mediante una gestualità altamente comunicativa - allargando le braccia, proiettando all'esterno i gomiti in modo simmetrico e contemporaneamente serrando i pugni - come importante e autorevole», e poi appellata come «presidente». Gli inquirenti documentano, inoltre, l’intenso traffico telefonico tra Pontorieri e Guglielmo fra il 17 gennaio 2011, cioè 5 giorni dopo l’ordinanza del Tribunale della Libertà con cui veniva confermata la carcerazione preventiva, e l’8 febbraio 2011, giorno antecedente l’ordinanza di rigetto dell’istanza da parte del gip Palombi (che in una lettera al presidente del Tribunale spiegherà di aver incontrato Pontorieri solo «fugacemente» nei giorni immediatamente precedenti la decisione sulla scarcerazione, e che solo «incidentalmente» si parlò di Zappalà). Dopo quella data «non si registravano più contatti tra i due». Per il giudice «non sussiste alcun dubbio circa il fatto che Pontorieri si fosse prestato alle istanze provenienti dai congiunti di Santi Zappalà, avanzate tramite Guglielmo». E a dimostrarlo ci sarebbero, appunto, i contatti fra Pontorieri e Guglielmo (26 dal 28 maggio 2010 al 21 dicembre 2010, giorno dell’arresto di Zappalà, e 40 subito dopo), che il giudice non ha finora saputo spiegare. Pontorieri nega ogni addebito, sostiene di aver solo detto a Guglielmo che se Zappalà si fosse dimesso da consigliere regionale (come poi avvenuto) forse lo avrebbero scarcerato, ma di non aver «mai ricevuto richieste di aiuto di natura diversa». Sarà il processo a stabilire la verità. «La questione morale è un tema centrale. Purtroppo ci sono stati degli episodi che ci richiamano alla centralità della credibilità della magistratura», ha detto il presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli.
Nei guai l’ex giudice di Cassazione
Sotto processo Franco Portorieri, già presidente del Tribunale di Reggio. È accusato di falsa testimonianza. I pm: "Favorì la scarcerazione di Zappalà"
