Nessuna prova sicura, di quelle che inchiodano gli assassini alle loro responsabilità ma solo indizi «fiacchi» e discutibili, in seguito confutati dalle perizie che hanno costellato questi otto anni di tira e molla. E poi, come se non bastasse, il movente non c’è. Inutile arrampicarsi sugli specchi, fare congetture, ipotizzare scenari, ecc. Ammesso che ci sia stata una litigata di quelle «toste» tra i due fidanzati la sera prima del delitto durante la quale Chiara esasperata avesse minacciato il fidanzato di «rovinarlo» per qualcosa che era successo, tutto questo non può automaticamente scatenare l’improvvisa furia assassina e pianificare un delitto efferato consumato in un lasso di tempo relativamente breve. Ecco perché Alberto Stasi è innocente e avrebbe dovuto essere assolto. Un atto coraggioso ma onesto. Dunque il processo andava rifatto, anche se è una follia il solo pensarlo, proprio come aveva chiesto il sostituto procuratore generale Cedrangolo. Ma quest’ultimo tassello del tribolato caso di Garlasco sembra proprio uscito dal teatro dell’assurdo. Se un procuratore arriva a dire «rifate il processo perché è sbagliato» è assurdo, poi, che un consesso di giudici dica di no. E le incongruenze non finiscono qui. Prima di tutto Stasi era stato condannato a 16 anni di carcere: se fosse stato lui l’autore di quell’orribile delitto bisognava dargli 30 anni, il massimo della pena per il rito abbreviato, e riconoscergli l’aggravante della crudeltà. Invece i giudici hanno sorvolato lasciando sottintendere a questo punto che un margine di dubbio sulla colpevolezza c’è. Ancora non si conoscono le motivazioni della sentenza ma viene il sospetto che, per questo caso, si sia voluto chiudere, comunque, con un colpevole. Troppe pressioni dall’esterno, troppa attenzione mediatica, e poi «quel grido di dolore dei genitori della vittima» ricordato dal pg Cedrangolo nell’arringa potrebbero aver spinto i giudici a evitare di ammettere la disfatta. E cioè che otto anni di indagini e procedimenti giudiziari, accanimento nei confronti di un unico indagato sono stati un buco nell’acqua. E che l’assassino di Chiara Poggi a tutt’oggi se ne va in giro tranquillo. Il perché va cercato non nel fato avverso ma semmai in indagini fatte male e anche, perché no, nell’eccessiva attenzione che i media hanno creato intorno alla morte della ragazza di Garlasco. Eravamo tutti impazziti per il giallo dell’estate 2007: vi ricordate la piega grottesca che prese la vicenda all’inizio, quando irrupero sulla scena le inquietanti cugine di Chiara, le sorelle Cappa?
Innocentisti: mancano prova e movente. Con Chiara solo una lite
La voglia di far finire con un reo un processo infinito
