Colpo di scena al processo nei confronto di Alberto Stasi. La Cassazione deve esprimersi sulla sentenza emessa dalla Corte d'Appello di Milano che, un anno fa, aveva condannato il ragazzo a 16 anni per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi. Ebbene, secondo il procuratore generale quella condanna va annullata. E va celebrato un nuovo processo. Secondo il magistrato, infatti, vanno accolti sia il ricorso della procura generale che chiede il riconoscimento dell'aggravante della crudeltà e quindi una condanna maggiore. Sia quello della difesa dell'imputato che, al contrario, chiede un annullamento senza rinvio. Nuovi accertamenti "L'annullamento che chiedo è con rinvio - ha sottolineato il pg Oscar Cedrangolo - per una questione di scrupolo e rispetto nei confronti del grido di dolore di tutte le parti. Il rinvio servirà per nuovi accertamenti prove e valutazioni. In questa sede non si giudicano gli imputati, ma le sentenze. Io non sono in grado di stabilire se Alberto Stasi è colpevole o innocente. E nemmeno voi. Ma insieme possiamo stabilire se la sentenza è fatta bene o fatta male. A me pare che la sentenza sia da annullare". Accusa debole Il pg non ha comunque rinunciato a "demolire" l'impianto accusatorio che ha portato alla sentenza della Corte d'Appello. "Tra tutte le incertezze c'è una cosa chiara - ha spiegato -: se l'imputato è innocente deve essere assolto, se si riesce a dimostrare la colpevolezza allora va inflitta una pena adeguata all'atrocità del delitto". "Dobbiamo valutare il fatto che vi è un insistito tentativo di individuare un movente - ha rilevato - e questo tentativo è rivelatore della debolezza dell'impianto accusatorio: gli indizi non sono indizi, non sono affatto certi e nella consapevolezza di questa realtà si cerca un movente che non si riesce a trovare.L'omicida viene definito spietato ma poi si esclude l'aggravante della crudeltà, proprio per la consapevolezza di un impianto accusatorio fragile. È il solito 'colpo al cerchio e uno alla botte', ma così non si fa giustizia, si aggiunge solo dolore a dolore, disperazione a disperazione, sentimenti per i quali bisogna avere il massimo rispetto". L'omicidio Colpita a pochi passi dalla porta d'ingresso, trascinata e gettata lungo le scale che portano in cantina. Il 13 agosto 2007 sul pavimento della villetta di via Pascoli a Garlasco (Pavia) restano le tracce delle mani insanguinate della vittima, Chiara Poggi colpita più volte con un'arma sconosciuta, forse un martello. La 26enne indossa un pigiama estivo, è lei probabilmente ad aprire la porta a chi le toglie la vita. Nulla manca nell'abitazione per giustificare un tentativo di furto, non ci sono tracce di estranei. È il fidanzato Alberto Stasi a scoprire il corpo e su di lui puntano le indagini. Contro il 24enne allora laureando alla Bocconi - fermato e presto rilasciato - inizia uno dei processi con rito abbreviato più controversi degli ultimi anni. Pesano gli errori iniziali delle indagini e la Cassazione nell'aprile 2013 - dopo due assoluzioni - ribalta il verdetto dei giudici milanesi. Ricomincia una guerra di perizie e memorie che arricchiscono i faldoni di un'inchiesta che continua a stupire: a sette anni dal delitto spunta la testimonianza di due carabinieri che parlano di piccoli graffi visti sull'avambraccio di Alberto il giorno dell'omicidio. Nessun elemento certo invece dalla perizia sul capello trovato nella mano di Chiara, né dall'analisi del materiale sotto le sue unghie. La nuova lettura degli elementi cambia il futuro di Alberto : i giudici d'appello "bis" lo condannato a 16 anni per omicidio (esclusa l'aggravante della crudeltà). Oggi la Cassazione torna a decidere del suo destino giudiziario.
Giallo di Garlasco, il Pg: "Annullare la condanna di Stasi"
Per il magistrato serve un nuovo processo. E demolisce la sentenza della Corte di Appello che lo aveva ritenuto colpevole: "È fatta male"
