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Non è di Ylenia il dna della donna uccisa

La vittima del serial killer "Happy Face" non è la figlia di Albano e Romina Le ricostruzioni facciali e la dentatura compatibili avevano tratto in inganno

Non appartiene alla figlia di Al Bano e Romina Power il corpo delle giovane donna uccisa in Florida nel 1994 dal serial killer «Happy Face» Keith Hunter Jesperson. Il detective americano che cerca da venti anni di dare un volto alle sesta delle otto vittime dell’assassino seriale e contestualmente di chiarire il mistero della scomparsa di Ylenia Carrisi deve esserci rimasto male. «Prima di andare in pensione - aveva confidato Dennis Haley - voglio sapere chi sia la ragazza di buona famiglia uccisa da Jesperson». Niente da fare: i dna di Al Bano, di Romina e dei loro tre figli non hanno rivelato alcuna compatibilità con l’impronta genetica del teschio e delle poche ossa rimasti della donna strangolata con tre fascette di plastica da «Happy Face». Sebbene risultasse improbabile l'intersezione tra Ylenia, scomparsa il 31 gennaio 1993 a New Orleans e Jesperson, un bislacco gioco di coincidenze ha confortato la tesi del detective Haley e del ritrattista forense Paul Moody. La dentatura della vittima e di Ylenia pressoché identiche, le ricostruzioni facciali compatibili, l'abbigliamento e quel nome, «Suzanne», con il quale Ylenia si faceva chiamare negli Stati Uniti. Lo stesso nome indicato da Keith Jesperson quando si era deciso a collaborare con Haley. Della sua vittima sapeva solo che era bella, di origini italiane e che aveva detto di chiamarsi Suzanne o Suzette. Lui l'aveva violentata, strangolata e poi buttata dall'autostrada in una boscaglia polverosa nei pressi di Holt. La teoria di Haley pareva essere sostenuta da elementi che andavano approfonditi, sebbene la famiglia Carrisi avesse fin dal principio parlato di «fiction mediatica» e lo stesso Al Bano di una bufala. E mentre Yari, unico figlio maschio di Al Bano e Romina a Deluxe Telecinco dichiarava a nome di tutta la famiglia di non credere alla pista americana, la dolente Romina Power scriveva una lettera aperta ai giornali italiani chiedendo il silenzio stampa e soprattutto che si ponesse fine ad una speculazione - a suo dire - motivata solo dalla necessità dei giornali di vendere copie. Dal web l'accorato appello di questa madre colpita ferocemente dalla perdita della figlia è stato raccolto e anzi qualcuno si è fatto promotore di una petizione da inviare a Barbara D'Urso affinché la smettesse di proporre servizi sulla figlia di Al Bano e Romina. A ventidue anni dalla sua scomparsa, la verità sulla fine di Ylenia resta ancorata alle supposizioni. Da una parte Al Bano, che si dice convinto di quanto dichiarato dal guardiano dell'acquario di New Orleans: Albert Cordova, sia pure con qualche inciampo, raccontò di aver visto Ylenia buttarsi nel Mississipi. Il cantautore di Cellino San Marco ha avallato questa ipotesi con un ricordo: «Un'altra volta si era buttata in acqua, fu salvata per un pelo». Convinto che sua figlia (stesso viso del padre intorno una nuvola di capelli biondi) sia morta, ne ha chiesto ed ottenuto la morte presunta. Romina Power, che si rivolse anche a Natuzza Evola per scoprire quale fosse stata la sorte della sua primogenita, resta convinta che sia viva, da qualche parte, nel mondo. Un'onda lunga di dolore per entrambi i genitori, che il 16 dicembre saranno a Sofia per cantare insieme quella «Felicità» svanita insieme alla loro incantevole figlia.

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