Benedetto lo aspetta fuori. Francesco lo aspetta dentro. Non è lo scambio di cortesie in un incontro tra due vecchi amici, un po’ acciaccati dall’età, ma è una delle straordinarietà di questo Giubileo Straordinario della Misericordia nel giorno dell’Immacolata, a 50 anni dalla chiusura del Concilio Vaticano II. Non è soltanto il primo con due Papi viventi, ma è il primo in cui gli sguardi e gli abbracci dei due emozionano fanno Storia e segnano per la loro tenerezza un giorno particolare già di suo. Benedetto XVI ha aspettato Francesco fuori dalla Porta Santa. I due, si sono abbracciati calorosamente, sorridendo, contenti di vedersi. Francesco ha aspettato che Benedetto varcasse la Porta Santa per salutarsi stringendosi le mani e sussurandosi parole segrete. Tra i tanti simboli del giorno d’inizio di questo Giubileo della Misericordia, il gesto più simbolico è stato sicuramente l’abbraccio tra il Papa «regnante» da mille giorni e il Papa «emerito» da 1030 giorni. È vero che Bergoglio è un po’ «figlio» di Ratzinger essendo venuto «dalla fine del mondo» per prendere il posto del pontefice tedesco che a sopresa si era dimesso, nel giorno della Madonna di Lourdes, dicendo «per il bene della Chiesa. Non ho più forze», ma l’abbraccio non era così scontato. La coesistenza di due Papi, seppur lontani di residenza, all’indomani della nomina dell’argentino, aveva comunque destato una certa confusione e un po’ di disorientamento. Invece, il teologo e il rivoluzionario sanno «stare insieme», ma soprattutto Francesco sta dimostrando che non esiste discontinuità tra i due pontificati malgrado le apparenze. «Dio è tutto e solo amore», diceva Benedetto XVI (che da Papa non ha mai aperto un Anno Santo e forse mai pensava di assistervi considerato che quello "canonico" avverrà nel 2025), «Il Signore è tutta misericordia e pura misericordia», dice Francesco che fa dell’amore e del perdono i pilastri del suo messaggio evangelico sull’inclusione. È la dimostrazione della continuità della Chiesa, una Chiesa che va avanti malgrado i problemi e gli scandali, che non si ferma davanti alle accuse di chi inneggia alla tradizione contro l’innovazione. E il legame tra i due papi, che pure abbiamo visto insieme almeno sei o sette volte, lo ha dimostrato ancora Bergoglio quando durante l’Angelus ha invitato anche la folla ad abbracciare Ratzinger dicendo: «Oggi ha varcato la Porta della Misericordia anche Papa Benedetto. Inviamo da qui un saluto, tutti, a Papa Benedetto!». Ma nella straordinarietà di questo Giubileo non ci sono soltanto due Papi ma anche due commissari e neanche un sindaco di Roma. In Campidoglio infatti da meno di due mesi non c’è più il primo cittadino visto che Marino è stato fatto dimettere e a gestire l’evento che dal punto di vista logistico interessa la Capitale, ci sono due commissari. Il prefetto Tronca, in Comune, che sta «vegliando» soprattutto sulle opere (poche e incomplete) che servivano per i pellegrini in arrivo in città (pochi anche loro fino a oggi), il prefetto Gabrielli che invece ha messo a punto il piano sicurezza per un anno, santo. Due commissari-prefetti non interessati allo scranno del Campidoglio ma che ambiscono a diventare capo della Polizia. Questo posto è uno solo, il resto è tutto doppio, nel Giubileo Straordinario della Misericordia, ma come ha detto Papa Francesco «non dobbiamo avere paura di niente». Tanto meno dei simboli.
L’abbraccio dei due Papi nel segno della continuità
È il primo Anno Santo con due pontefici viventi. Tenerezza ed emozione in un gesto "storico"
