Uno snodo per jihadisti e foreign fighters in entrata e in uscita dall’Italia. Un porto utile per i flussi da e verso i Balcani, la Grecia e il Montenegro. Un terra di passaggi, dove negli anni molti terroristi hanno transitato. Uno degli ultimi in ordine di tempo è stato Salah Abdeslam, tra i responsabili della strage avvenuta a Parigi lo scorso 13 novembre e attualmente ricercato, passato per ben due volte lo scorso agosto dal porto di Bari. E ieri, a 24 ore dall’inizio del Giubileo, la Digos e la Dda del capoluogo pugliese, hanno arrestato Muhamad Majid, 47enne iracheno, accusato di sfruttamento dell’immigrazione clandestina. Gli investigatori, però, sospettano che l’uomo avesse dei legami anche con il gruppo terroristico Ansar al Islam, attivo in Siria. Nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto di Majid, all’interno di una più ampia indagine sul terrorismo di matrice islamica, ci sono anche altri 7 indagati. Si tratterebbe di persone da considerarsi vicine, seppure in modi differenti, sempre all’organizzazione terroristica Ansar Al Islam. Da Bari negli anni sono transitati personaggi del calibro di Bassam Ayachi e Raphael Marcel Frederic Gendron. Entrambi sono stati arrestati e processati per terrorismo e poi liberati. Il primo, imam radicalizzato della moschea di Molenbeek, che attualmente militerebbe nelle fila dell’Isis in Siria. Il secondo sarebbe morto in combattimento proprio nelle terre del Califfato. Il 47enne arrestato ieri doveva raggiungere proprio Ayachi, l’imam del Belgio - arrestato per terrorismo nel 2008 e rilasciato nel 2012. Majid Muhamad aveva tra i suoi oggetti personali un’agendina rossa sulla quale «appariva evidenzato il nome di Bassama Ayachi» e il probabile indirizzo dell’imam, «8 rue du 11 novembre 1918 - 59220 Denain-France». Per la procura del capoluogo pugliese fra i due ci sarebbe un nesso. Un collegamento che affonderebbe le radici nella comune guerra all’Occidente. Anche per questo il nome di Muhamad è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di terrorismo. Ipotesi che il gip, però, non ha accolto nella misura d’arresto per carenze di supporto indiziario. Sta di fatto che negli atti della Digos salterebbero fuori una serie di elementi utili alla ricostruzione del presunto profilo terroristico dell’uomo. Gli investigatori seguono i movimenti sul territorio italiano di Muhamad. Fin quando arriva nel capoluogo pugliese dopo «aver scontato la pena detentiva durata circa 10 anni (cui era stato condannato, all’esito del Procedimento Penale della procura di Milano del 2002, per il delitto di cui all’associazione criminale con finalità di terrorismo anche internazionale, dopo tre gradi di giudizio, con sentenza divenuta definitiva l 4 luglio 2008), era stato inviato, dalla Questura di Cosenza, presso il Cie (Centro Identificazione ed Espulsione) di Bari in attesa che nei suoi confronti fosse applicata la misura di sicurezza dell’espulsione dal territorio dello Stato (prevista nella medesima Sentenza)». Tuttavia un affare burocratico aveva bloccato l’espulsione. Grazie a un ricorso di Muhamad accolto dal giudice di pace di Cosenza, «questa misura resterà inapplicata». Stando alle indagini di Milano Muhamad, alias mullah Fouad, «risultava membro di rilievo dell’organizzazione terroristica internazionale Ansar Al iIlsm (letteralmente «i sostenitori dell’Islam» o «i difensori dell’islam», inserita dalla Comunità Internazionale nella Black List dei gruppi terroristici internazionali e fondata nel 2001 da parte dell’emiro Mullah Krehar, attualmente dimorante in Norvegia), fungendo, tra l’altro, da raccordo tra i capi dell’organizzazione transnazionale e l’attività dei membri della cellula italiana, con particolare riferimento all’approvvigionamento di documenti falsi». Il suo nome compare anche nelle intercettazioni dell’inchiesta con cui nelle scorse settimane la procura di Roma ha ottenuto l’arresto di 17 presunti terroristi. A Bari - è l’ipotesi investigativa - avrebbe stretto contatti e rapporti con dieci migranti di nazionalità tunisina e marocchina. Rapporti che la magistratura intende verificare.
Un jihadista «italiano» per l’Anno Santo
Iracheno arrestato a Bari forniva supporto logistico ai foreign fighters Per gli inquirenti sarebbe legato a un gruppo terroristico attivo in Siria TIVOLI Convertita difende gli stragisti
