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Loris, una targa e la lettera della madre

"Santa Cruci" ricorda il piccolo morto un anno fa in circostanze misteriose Veronica scrive al figlio: "Ti amo di un amore infinito. Stammi vicino"

Cuori sospesi tra le nuvole, una canzone che s’intitola «Ricordo», una targa davanti all'aula scolastica, una processione ed i messaggi della madre e del nonno materno. Si è consumata fra cori e lacrime la giornata di ieri nel centro ragusano di Santa Croce Camerina, «Santa Cruci» per i siciliani, che ha voluto omaggiare il suo piccolo compaesano Loris Stival, ucciso esattamente un anno prima in circostanze ancora oscure e poi buttato in un melmoso canale di scolo dalla madre Veronica Panarello. Volti turbati ed una celebrazione eucaristica durante la quale padre Flavio ha ricordato che «Loris è un angelo di Dio, non bisogna pensare a lui come figura che non trova pace». Nel luogo del ritrovamento del corpo, i biglietti della mamma e del nonno Francesco Panarello. Veronica, che ha trasmesso al figlio i suoi stessi occhi grandi e spauriti, ha scritto: «Cucciolo di mamma. Sono passati 12 lunghi interminabili mesi e non passa ora, minuto e attimo in cui penso a quando eravamo felici, a come giocavamo insieme, quando correvi e venivi in braccio a me e tutto felice mi riempivi di baci ed io ti abbracciavo forte forte. La tua mancanza si fa ogni giorno più atroce, non vivo più da quel maledetto 29 novembre... la mia vita ha finito di esistere per sempre. Prego la Madonna, lei che è la nostra mamma, la mamma di tutti gli uomini, di darmi la forza di andare avanti in questo mio calvario e prego soprattutto per te, amore mio, di essere sempre vicino a me, a Diego e al tuo papà. Ti amo di un bene infinito: la tua mamma!». Un foglio mesto sotto al cielo grigio, nel silenzio della periferia, lontano dai cori intonati nel paesello, che già da ottobre aveva cominciato ad organizzare la commemorazione di ieri mattina. Presente il padre del bambino, Davide Stival, che della moglie accusata di infanticidio non ha voluto più sapere niente, presenti le autorità del paese ed i giornalisti arrivati da tutta Italia. Alle nove e trenta è stata scoperta una targa davanti all'aula della scuola Psaumida che frequentava Loris, poi un coro di bambini, genitori e insegnanti ha intonato la canzone scritta dalla preside Giovanna Campo: «....Ninna nanna o angelo mio, non più paura avere dovrai». Gli stessi compagni di classe hanno ricordato Loris con piccoli messaggi, quindi un corteo silenzioso si è mosso verso la cattedrale di San Giovanni Battista nella quale si è svolta la messa. Un anno dopo il delitto i portagonisti di questa storia incongrua mostrano fondi, sconforti e baldanze. Veronica Panarello è la madre con la faccia di un'adolescente che cerca di sfuggire alla galera e ai rimorsi e che racconta mezze verità. È stata lei a disfarsi del corpo del figlio, ma quel figlio si è strangolato mentre giocava con le fascette di plastica, dice. Il marito non mostra pietà per lei. Una mamma sana di mente non uccide il proprio figlio, chissà se lo ha capito. Carmela Anguzza, madre dell'accusata e nonna di Loris, sentenzia: «Ho creato un mostro». Antonella Panarello, la zia della vittima, invoca per la sorella la sedia elettrica, sulla scia di una visibilità che non le è sgradita. Parla persino Orazio Fidone, il cacciatore che scoprì il cadavere di Loris Stival. Dice, fra le lacrime, che i nipotini, dopo quel giorno, non volevano vederlo. «Ho dovuto spiegargli che non ero l'orco, ero l'eroe». In questo cupo dramma familiare, mostri, eroi e vittime sono ruoli tutti ancora da assegnare.

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