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Va in aula l’uomo di Zingaretti

Immediato per Venafro. È accusato di turbativa e violazione del segreto

Va in aula l’uomo di Zingaretti

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Maurizio Venafro, l’ex capo di gabinetto del governatore della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha ottenuto il giudizio immediato. Nei suoi confronti è ipotizzato il reato di conconcorso in rivelazione dei segreti d’ufficio e turbativa dell’appalto per il Cup regionale, una maxi comessa da 91 milioni 445 milioni di euro legato alle prenotazioni per prestazioni sanitarie, su cui c’erano le mire delle coop del "Mondo di mezzo".

 



LA SPARTIZIONE

Il procedimento è uno stralcio del più ampio processo sulla sospetta organizzazione mafiosa ricuonducibile a "er Cecato", il soprannome del presunto boss Massimo Carminati, personaggio enigmatico della Capitale d’Italia, con trascorsi nei Nuclei armati rivoluzionari fascisti e nella banda della Magliana. Venafro risponde dell’imputazione assieme a Mario Monge, amministratore delegato della società Solco, azienda che negli anni si era sempre aggiudicata la commessa per il Cup e che nel 2014 avrebbe dovuto spartirsela anche assieme a Salvatore Buzzi, il «braccio imprenditoriale» della cricca mafiosa. C’è da specificare che questa vicenda è stata spaccata a metà della Procura della Repubblica di Roma. Per i medesimi fatti e reati, infatti, rispondono nel maxi processo ordinario iniziato il 5 novembre scorso, anche Buzzi, i suoi collaboratori Emanuela Buggiti, Paolo Di Ninno, Alessandro Garrone, Michele Nacamulli, Claudio Caldarelli, Emilio Gammuto, Carlo Guarany e Fabrizio Testa, il funzionario pubblico Angelo Scozzafava, componente della commissione aggiudicatrice della gara Cup, e Luca Gramazio, l’ex capogruppo Pdl in Regione, attuale consigliere regionale.

 



L’ACCORDO BIPARTISAN

Stando al capo d’imputazione come formulato dai magistrati di piazzale Clodio, Buzzi e i suoi collaboratori «elaboravano il progetto di partecipazione alla gara», assumendo «le determinazioni generali in ordine alla turbativa e utilizzavano il ruolo di Gramazio, espressione dell’opposizione in Consiglio regionale per rivendicare, nel quadro di un accordo lottizzatorio, una quota dell’appalto, ottenendo così da Venafro, in funzione di garanzia della realizzazione di tale accordo, la nomina di Scozzafava (vicino a Buzzi, ndr ) quale membro della commissione aggiudicatrice, con l’accordo di Monge che metteva a disposizione lo strumento della cooperativa Solco, con l’accordo» delle coop di Mafia Capitale.

 



IL FUNZIONARIO

I pubblici ministeri ritengono che Scozzafava abbia anche partecipato a incontri con lo stesso Buzzi, nei quali avrebbe violato «il segreto d’ufficio» relativo all’appalto in questione, «al fine di garantire benefici economici». In particolare, avrebbe «comunicato a Buzzi e Testa lo sviluppo delle decisioni della commissione medesima (che doveva decidere a chi affidare i lotti dell’appalto, ndr ), le offerte degli altri concorrenti e ogni altra notizia utile al raggiungimento dello scopo». L’operazione avrebbe così portato a «ottenere per il Raggruppamento temporaneo d’impresa, di cui era capogruppo la Solco e l’impresa consorziata esecutrice dei servizi Formula sociale onlus (di Buzzi, ndr ), l’aggiudicazione di uno dei lotti in concorso».

 



L’INCONTRO
VENAFRO-GRAMAZIO

L’incartamento giudiziario Mafia Capitale restituisce una ricostruzione del presunto accordo fra Venafro e Gramazio per pilotare l’appalto Cup. Buzzi lo racconta ai suoi collaboratori: «Allora lui (Gramazio, ndr) è andato da Venafro perché sta partita la gestisce Venafro per conto di Zingaretti e gli ha detto che vuole spazio. Venafro gli ha detto "ah non lo so se c’è", e lui gli ha detto "guarda, io voglio lo spazio" e poi siccome vuole essere sicuro che lo spazio ci sia (...) indica come membro della commissione Scozzafava».

 



LA COMMISSIONE

Effettivamente Scozzafava è stato nominato da Venafro nella commissione che avrebbe dovuto decidere sull’appalto del Cup. Lo ammette lo stesso ex capo di gabinetto del governatore in un interrogatorio con i pm: «Effettivamente ho fornito io la indicazione del nominativo di Scozzafava alla dottoressa Longo (funzionaria regionale, ndr ) quale possibile componente di commissioni di gara. Tale nominativo mi era stato fornito da Gramazio, inizialmente il capogruppo del Pdl, ma era rimasto il principale interlocutore per le opposizione anche dopo le divisioni intervenute nel Pdl».

 



IL SECONDO APPALTO

I fari della Procura, infine, sono accesi anche su una seconda commessa, quella del Multiservizi Tecnologico regionale del valore di un miliardo di euro. «Solo in un’altra occasione - ha detto ai pm la funzionario Longo - ho ricevuto un’indicazione da Venafro per la composizione di una commissione. Si trattava della gara per i Multiservizi Tecnologico da oltre un miliardo di euro, Venafro era molto preoccupato e disse che bisognava individuare persone estranee all’ambiente sia della Regione sia delle Asl, per cui chiamò lui il dottor Vigilante, capo del Gse (Gestore servizi elettrici, ndr ), e si fece indicare i nomi di due ingegneri esperti, che nominammo come componente della commissione».

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