«Questo è un «processetto» dopato da una campagna mediatica e giudiziaria. C’è una regia precisa con finalità precise». Se la migliore difesa è l’attacco, l’avvocato Giosuè Bruno Naso, legale di Massimo Carminati, ha intrapreso la strada giusta. La procura però non si è lasciata prendere in contropiede ribattendo adeguatamente: «Capisco l’emozione del debutto – ha affermato il pubblico ministero Giuseppe Cascini – ma tutti i processi vanno rispettati e non è elegante la definizione "processetto"». Dopo pochi minuti dal calcio d’inizio, la partita giudiziaria relativa al dibattimento sull’inchiesta Mafia Capitale, è entrata subito nel vivo e sono scoppiate le prime scintille. È rivolgendosi al presidente del collegio Rosanna Ianniello, della decima sezione penale, che l’avvocato Naso ha eccepito la nullità del provvedimento del 26 ottobre con cui è stata vietata la possibilità di partecipare fisicamente al processo agli imputati Riccardo Brugia e Fabrizio Franco Testa. I due, per ragioni di sicurezza e ordine pubblico, saranno quindi costretti a seguire in videoconferenza dal carcere di Terni e Secondigliano il maxi-processo. Diverso il discorso per Carminati. Trovandosi recluso in regime di 41bis nel penitenziario di Parma, nei suoi confronti sono previste maggiori restrizioni. «Perché Brugia, Testa e anche Buzzi (che contende a Carminati il ruolo di cattivo) vengono trattati diversamente dagli altri? - chiede l’avvocato Naso – Come si fa a definire detenuti di serie A e di serie B? Ah già, perché Brugia è il braccio destro di Carminati, o meglio, l’occhio destro di Carminati». Il legale ha un’idea precisa: «Tutto questo è strumentale, pretestuoso e mirato a creare difficoltà alla difesa». Poi il difensore de «Er Cecato», ritornando sulla decisione del collegio relativa all’assenza di alcuni detenuti in aula, fa appello alla Ianniello: «La stimo come la migliore presidente di Roma. Dopo 35 anni so quanto sia intellettualmente onesta. Non vorrei che ora mi cada anche questo mito». A questo punto la procura è scesa in campo: «Abbiamo stili diversi – risponde il pm Cascini – io non ho l’abitudine di dire a tutti i presidenti di tribunale che sono i migliori che ho mai incontrato. Non è stata violata nessuna norma. La videoconferenza non compromette il diritto alla difesa. Le leggi esistono e si applicano, piaccia o non piaccia». Anche Salvatore Buzzi non potrà assistere di persona al dibattimento. E così il suo legale, Alessandro Diddi, chiedendo che il suo assistito venga trasferito a Rebibbia, fa notare ai giudici: «I nostri clienti sono trattati come pacchi postali. La settimana scorsa Buzzi ha lasciato il penitenziario di Nuoro nel bel mezzo di un intervento chirurgico maxillofacciale ed è stato trasferito a Tolmezzo, in Friuli. Ora è rimasto senza incisivi e non può nemmeno parlare. Denuncio questo maltrattamento nei confronti di un detenuto, tutti hanno diritto a curarsi». «Buzzi è già stato recluso a Rebibbia – fa notare l’accusa – è in quel periodo che ha creato la sua cooperativa e, prima che venisse arrestato, stava per acquisire con Carminati il servizio mensa del penitenziario. Sarebbe fuori dalla realtà». Un vero è proprio scontro insomma, terminato con la decisione del collegio di respingere le eccezioni delle difese. E se il dibattimento è iniziato in maniera esplosiva, le prossime udienze non saranno da meno. La difesa de «Er Cecato» ha infatti annunciato che chiamerà a testimoniare il commissario del Pd di Roma Matteo Orfini. «È curioso che una persona come Carminati abbia potuto costruire un sistema criminale di tale entità – aveva tuonato lo scorso giugno il politico - Nei prossimi giorni chiederò al Copasir di occuparsi di questa vicenda per capire come i servizi segreti non si siano accorti di cosa stesse facendo una persona a loro evidentemente nota». I legali del presunto boss del Mondo di Mezzo hanno annunciato che il loro assistito potrebbe anche rispondere alle domande dei giudici. Ma questo non è solo il processo a Buzzi e Carminati. Anche Filippo Dinacci e Fabio Viglione, legali di Mirko Coratti, hanno fatto sentire la loro voce: «Siamo convinti che nel dibattimento sarà riconosciuta la sua piena innocenza dall’unica imputazione: un’ipotesi di concorso in corruzione, senza alcun collegamento con consorterie mafiose, vere o presunte che siano». Il processo ripatirà il 17 novembre.
Scintille avvocati-pm. Il «cecato» chiama Orfini
Il legale di Carminati ha definito il procedimento un "processetto". Il magistrato: "Io ho uno stile diverso"
