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Lo schiaffo di Papa Bergoglio: "Triste vedere preti e vescovi attaccati ai soldi"

Il Pontefice intervistato da un giornale olandese parla degli scandali emersi in questi giorni in Vaticano. E ancora una volta manda un messaggio alla Curia

Lo schiaffo di Papa Bergoglio: "Triste vedere preti e vescovi attaccati ai soldi"

Papa Francesco

Un altro sonante "rimprovero" di Bergoglio diretto alla Curia che in questi giorni è al centro dello scandalo Vatileaks per le spese pazze e gli immobili di lusso destinati ai porporati. Proprio loro, che fanno voto di povertà, poi vivono da "faraoni". Insomma per Franceco vale il detto che chi predica bene e si manifesta credente poi non può certamente razzolare male e lo dice proprio il Santo Padre che per primo da il buon esempio e dimora a Santa Marta mangiando spesso con i dipendenti e predicando una Chiesa misericordiosa e aperta ai più bisognosi.

 

 

"Un credente non può vivere da faraone" Lo afferma Papa Francesco in un'intervista al giornale olandese di strada "Straatnieuw". E proprio nei giorni delle polemiche sull'uso improprio delle risorse finanziarie della Santa Sede, rivelate da documenti riservati pubblicati in due libri, il Papa afferma che i beni della Chiesa servono per mantenere "le strutture" della Chiesa stessa, ma anche che per "tante opere che si fanno nei Paesi bisognosi: ospedali, scuole". E se "le opere artistiche come la Pietà di Michelangelo non possono essere vendute perché sono "tesori dell'umanita'", e "questo vale per tutti i tesori della Chiesa" intanto, assicura, "abbiamo cominciato a vendere dei regali e altre cose che mi vengono date".

 

 

Preti e vescovi attaccati ai soldi "Io vi dico quanta gioia ho, io, che mi commuovo, quando in questa Messa - ha detto il Papa nell'omelia a Santa Marta, secondo quanto riferisce Radio Vaticana - vengono alcuni preti e mi salutano: 'Oh padre, sono venuto qui a trovare i miei, perché da 40 anni sono missionario in Amazzonia'. O una suora che dice: 'No, io lavoro da 30 anni in ospedale in Africa'. O quando trovo la suorina che da 30, 40 anni è nel reparto dell'ospedale con i disabili, sempre sorridente. Questo si chiama servire, questa è la gioia della Chiesa: andare oltre, sempre; andare oltre e dare la vita". E invece nel Vangelo, ha ripreso il Papa, il Signore ci fa vedere l'immagine di un altro servo, "che invece di servire gli altri si serve degli altri". E, ha sottolineato, "abbiamo letto cosa ha fatto questo servo, con quanta scaltrezza si è mosso, per rimanere al suo posto". "Anche nella Chiesa - ha avvertito Papa Francesco - ci sono questi, che invece di servire, di pensare agli altri, di gettare le basi, si servono della Chiesa: gli arrampicatori, gli attaccati ai soldi. E quanti sacerdoti, vescovi abbiamo visto così. Triste dirlo, no? La radicalità del Vangelo, della chiamata di Gesù Cristo: servire, essere al servizio di, non fermarsi, andare oltre sempre, dimenticandosi di se stessi. E la comodità dello status: io ho raggiunto uno status e vivo comodamente senza onestà, come quei farisei dei quali parla Gesù che passeggiavano nelle piazze, facendosi vedere dagli altri". Quindi ci sono "due immagini di cristiani, due immagini di preti, due immagini di suore. Due immagini"

 

 

Francesco predica la povertà "La povertà è sempre al centro dei pensieri di Francesco", sottolinea la Radio Vaticana che ha tradotto l'intervista. E il Papa dice infatti: "Se un credente parla della povertà o dei senzatetto e conduce una vita da faraone, questo non si può fare". E aggiunge: "C'è sempre la tentazione della corruzione nella vita pubblica. Sia politica, sia religiosa". Poi confida di "volere un modo senza poveri", però "la cupidigia umana c'è sempre, la mancanza di solidarietà, l'egoismo che crea i poveri. Per questo mi sembra un pò difficile immaginare un mondo senza poveri". Secondo Francesco, anche la Chiesa comunque deve essere povera perché "Gesù è venuto al mondo senzatetto e si è fatto povero". Un richiamo all'essenzialità che vale per tutti, compresi i laici. Tuttavia c'è - per tutti - il diritto ad avere una vita dignitosa, dunque: lavoro, casa, terra"

 

 

Perché vivere a Santa Marta Il Papa ribadisce di aver scelto di vivere a Santa Marta per stare con la gente. "Non posso vivere qua - ha detto parlando del Palazzo Apostolico- semplicemente per motivi mentali. Mi farebbe male. All'inizio sembrava una cosa strana, ma ho chiesto di restare qui, a Santa Marta. E questo mi fa bene perché mi sento libero. Mangio nella sala pranzo dove mangiano tutti. E quando sono in anticipo mangio con i dipendenti. Trovo gente, la saluto e questo fa che la gabbia d'oro non sia tanto una gabbia. Ma mi manca la strada"

 

 

Il cardinale De Paolis: "Pronto a seguire il Papa" "Se domani il Papa mi chiede di lasciare l'appartamento e di andare a vivere in un convento o in una stanza a Santa Marta come fa lui, io obbedisco, anzi lo ringrazio". A dirlo, in un'intervista pubblicata dalla Stampa e dal Secolo XIX, è il cardinale Velasio De Paolis, nella lista dei porporati con mega-abitazioni rivelata dal libro di Gianluca Nuzzi. Non è uno scandalo per un cardinale abitare gratuitamente in un mega appartamento mentre il Papa vive in due stanze? "Qui dentro di lussuoso non c'è nulla, è una casa antica - risponde De Paolis - Sono case interne che per motivi di sicurezza il Vaticano non può mettere a disposizione di estranei e se dovessi pagarne l'affitto non mi basterebbe lo stipendio che ricevo. Ci abito come corrispettivo per il lavoro di una vita al servizio della Santa Sede. Non esiterei a trasferirmi in un mini-alloggio. La fedeltaà al Papa è fondamentale". L'appartamento in cui vivo, precisa il cardinale, "è di 250 metri quadri e non 450 e ci abito con due suore. Avevo già rifiutato un altro appartamento più grande e non potevo dire no anche a questo. Vivo qui in austerità e sobrietà, non ho mai organizzato una cena e se devo uscire mi muovo a piedi". "Non sono i giornalisti - aggiunge - a dover misurare il mio stile di povertà. Nuzzi è venuto a casa mia nel 2012 per un'intervista e, con la pubblicazione dei documenti del maggiordomo Paolo Gabriele, diceva di voler aiutare l'azione di riforma interna di Benedetto XVI. Non era così e ora non accetto da lui lezioni di moralità. Certo, se in Vaticano mi chiedono di accogliere i rifugiati, apro subito le porte anche se alla mia età avanzata è difficile prendersi cura degli altri".

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