Dopo la Tunisia anche il turismo in Egitto deve fare i conti con la paura degli attentati terroristici. Del resto il progetto del Califfato è sempre stato chiaro: mettere in ginocchio (sotto tutti i punti di vista) i Paesi musulmani che si schierano con l'Occidente. A quasi una settimana di distanza dal terribile incidente che ha coinvolto l'Airbus russo proveniente da Sharm el-Sheik e precipitato nel Sinai, tra i vettori internazionali è dilagato il panico. Per Mosca e Il Cairo, al momento l'ipotesi di una bomba a bordo dell'aereo, tesi portata avanti da Gran Bretagna e Stati Uniti, è solo una congettura. Tanto è bastato, però, per generare un allarme diffuso che rischia di compromettere seriamente il turismo egiziano. Il Regno Unito e l'Irlanda hanno sospeso momentaneamente i voli da e per Sharm el-Sheik, mentre altri Paesi, tra cui l'Italia, hanno deciso di attendere l'esito delle indagini sulle cause dello schianto, che è costato la vita ad oltre 200 turisti. Mosca, però, fa sapere che ci vorranno mesi. Intanto, la Germania ha chiesto ai turisti tedeschi in Egitto di evitare la penisola del Sinai. Dall'aeroporto romano di Fiumicino e da quello di Bergamo, invece, al momento non sono previste cancellazioni, mentre la compagnia EasyJet ha fatto sapere che sta lavorando per riportare in Italia 180 passeggeri che sarebbero dovuti rientrare ieri sera a Malpensa. Nonostante le cause dell'incidente non siano ancora chiare, la Gran Bretagna e i servizi segreti americani hanno avanzato il sospetto che a determinare la caduta del velivolo sia stata una bomba a bordo, forse sistemata tra i bagagli. Secondo quanto rivelato dalla Cnn, infatti, gli 007 statunitensi avrebbero intercettato messaggi interni tra i terroristi presenti nella penisola egiziana che porterebbe ad avallare la tesi di un loro coinvolgimento nello schianto. Lo stesso premier britannico, David Cameron, ha chiaramente detto che ritiene "probabile" che l'aereo russo sia stato abbattuto da una bomba e per questo ha chiesto la sospensione dei voli da e per il Mar Rosso, bloccando nell'aeroporto egiziano ventimila turisti che avrebbero dovuto partire con le compagnie EasyJet, Thompson Airways, Thomas Cook e British Airways. La cosa non è piaciuta al presidente egiziano Abdel Fattah el-Siss, che in una conferenza stampa congiunta con Cameron ha ricordato che dieci mesi fa, proprio su richiesta di Londra, ha ordinato che fossero compiuti dei controlli di sicurezza sull'aeroporto di Sharm. E se l'attentato sembra lo scenario più probabile per quanto accaduto in Sinai, in Siria e Iraq lo Stato islamico è una minaccia crescente. Tra le attività illegali messe in campo dall'organizzazione terroristica, c'è quella del traffico di reperti archeologici che finiscono sul mercato nero, che frutta milioni di dollari. «Ho chiesto alla comunità internazionale di aiutarci perché ci sono mafiosi provenienti da Paesi limitrofi che entrano in Siria per accaparrarsi i beni archeologici», ha detto ieri il direttore generale delle Antichità e dei Musei della Siria, Maamoun Abdulkarim, durante un'audizione informale davanti alle commissioni Affari esteri e Cultura della Camera. «Nel 2013 abbiamo fatto un appello a tutto il mondo chiedendo di salvare il patrimonio siriano, ma nessuno ci ha aiutato», ha aggiunto.
L’Isis vuole colpire il turismo straniero
Obiettivo: mettere in ginocchio l’economia dei Paesi amici dell’Occidente Dopo la tragedia Regno Unito e Irlanda sospendono i voli per e da Sharm
