Finora la «battaglia» è stata combattuta a colpi di dichiarazioni e di smentite, di tweet e di post su facebook. Ma non ci sono state vittime, neanche virtuali. I libici del governo di Tobruk, l’unico riconosciuto a livello internazionale, hanno accusato gli italiani di aver violato con mezzi navali i confini marini del Paese africano. Le autorità tricolori hanno recisamente smentito la circostanza. Nel Belpaese, però, lo scambio di accuse e dinieghi è stato all’origine di polemiche contro Palazzo Chigi, come se fosse «reo» di aver taciuto un vero e proprio tentativo di invasione. Ma vediamo come sono andate le cose. Ieri mattina, verso le 11, le agenzie «battono» la notizia che il governo di Tobruk ha protestato per la presenza di tre navi italiane nelle acque territoriali libiche. A riferirlo è il sito del giornale «Lybia Herald», il quale aggiunge che l'aviazione libica ha inviato suoi aerei verso le navi italiane. Il governo libico «non esiterà a ricorrere a tutti i mezzi che gli consentano di proteggere le sue frontiere e la sua sovranità territoriale», si legge sui due social network. Tobruk, poi, invita l'Italia «a rispettare i trattati firmati tra i due Paesi» e bolla «l'ingresso delle navi italiane come un atto contrario a tutti gli accordi internazionali ratificati dall'Onu». Poco dopo, un altro lancio di agenzia spiega che «i caccia libici sabato notte si sono levati in volo per seguire i movimenti delle navi da guerre italiane, accusate dal governo di Tobruk di esser entrate senza autorizzazione all'interno delle acque territoriali libiche». La fonte, in questo caso, è il comandante dell'aviazione libica Saqr Geroushi, almeno secondo quanto riporta la stampa locale. Le opposizioni fibrillano, malgrado la sera prefestiva e la notte di Halloween. «Il governo Renzi spieghi subito se nostre navi, della Marina Militare, sono in acque territoriali libiche e quali azioni svolgono. Dal Parlamento nessun mandato», tuona il capogruppo di Sel alla Camera Arturo Scotto, chiedendo spiegazioni all’esecutivo. Ma insomma, che cosa sta accadendo? Davvero stiamo rischiando di scatenare un conflitto con la Libia, anzi, con l’unico governo libico che dovrebbe fornire una certa credibilità in un Paese ormai preda delle lotte tribali e che rifiuta qualsiasi soluzione pacifica proposta dall’Onu e dal suo inviato? L’Italia sta tornando in armi sul suolo libico a settant’anni di distanza dall’ultima sua tragica e rovinosa esperienza? La risposta arriva poco dopo dalla Farnesina. «La notizia diffusa stamane da fonti libiche circa la presenza ieri di tre navi italiane nelle acque territoriali libiche è falsa - si legge in una nota ufficiale del ministero della Difesa - Tutte le navi militari italiane presenti nel Mediterraneo - precisano al ministero di Palazzo Baracchini - operano in acque internazionali rispettando i limiti stabiliti dai trattati». Dal settembre 1940 al maggio 1943, nel corso delle operazioni militari succedutesi nei territori dell’Africa Settentrionale, morirono 22.569 italiani, a cui si devono aggiungere circa 27.000 della marina militare e mercantile, dell’Aeronautica scomparsi in mare.
Libia-Italia, battaglia navale su Facebook
Il governo di Tobruk ci accusa di aver violato le acque territoriali. La Farnesina: è falso
